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Emanuele Pirro, ex pilota, oggi impresario e commissario FIA per la Formula 1, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha parlato del passato, del presente e del futuro.

Pirro
© www.circusf1.com

Ecco l’intervista:

E giorni fa ha sfidato a distanza anche Sebastian Vettel al debutto nella categoria: a proposito vi siete mai chiariti dopo il Canada? (Pirro era tra i commissari che lo declassarono al 2° posto per aver chiuso la porta in faccia a Lewis Hamilton dopo una escursione sull’erba, scatenando l’ira del ferrarista; n.d.r.)

«No, e un po’ mi è dispiaciuto. Ma a un GP mesi dopo Seb, che era in bici, si è avvicinato dandomi una pacca sulla spalla: un piccolo gesto ma significativo, L’ho apprezzato. Comunque, nella gara in Malesia, quando me lo ritrovavo vicino guidavo con attenzione per evitare contatti, altrimenti… Con la Ferrari e con lui, per la verità, era finito già tutto a Montreal. Invece coi tifosi… ».

È successo ancora?
«Sì, io uso poco i social e ancora meno dopo il Canada. Ma due domeniche fa ho voluto postare le mie sensazioni sulla corsa di Sepang e sono arrivate ancora offese. Per fortuna tanta gente, a cui ho avuto la possibilità di spiegare perché siamo arrivati a quella decisione, ha compreso, ammettendo di aver cambiato idea. Altri invece…».

A proposito di pandemia lei era il commissario della Fia in Australia dove poi non si è corso: non le è parso azzardato il solo fatto di andarci?

«Oggi può apparire grottesco ma allora non c’era la stessa percezione, sembrava improponibile persino che l’Olimpiade venisse posticipata. Invece è slittata al 2021. E quando si è scoperto un positivo alla McLaren si è reagito d’impulso. Forse, se si fosse corso lo stesso, non si sarebbe diffuso il contagio. Ma alla fine è stata la decisione corretta».

Torniamo al campionato virtuale a cui partecipa.
«Mi piace il clima. E poi c’è una chat dove ci si prende un po’ in giro: fin dalle prime corse, ancora fuori campionato, abbiamo voluto sperimentare la McLaren M23, una macchina che si è rivelata difficile da gestire. E allora qualcuno, scherzando, ha dato la colpa a Fittipaldi (ci aveva vinto il Mondiale 1974; n.d.r.): “Io non c’entro – ha replicato Emerson – credo abbiano regolato il simulatore sull’assetto di James Hunt (che guidò la vettura nel 1976; n.d.r.): questo fa schifo, sulla mia macchina invece era perfetto”».

Chi è il più bravo?
«Button. Poi Montoya, Franchitti e io. Liuzzi e Brabham sono bravi ma incostanti».

Vettel al debutto è stato sfortunato.
«Qui ognuno ha tutto da perdere. Gare virtuali d’accordo, ma se poi non vinci… La gente si aspetta sempre che tu sia al top. Ricordate Schumacher quando, già alla Ferrari, decise di correre il Mondiale kart? Tutti dicevano che avrebbe doppiato tutti ma non è successo, anzi».

Certo tra reale e virtuale… «Però queste gare sono seguite con interesse e malinconia. E questo mi porta a riflettere sulle macchine di oggi, che sono super ma meno emozionanti. In fondo le donne perdono la testa non per gli uomini perfetti ma per i belli e dannati alla James Dean e Johnny Depp».

La F.1 ripartirà ma a porte chiuse: Monza perderà la magia dell’invasione di pista? «Meglio che non correre. L’assenza del pubblico condiziona più il calcio, da noi comunque c’è il rumore. Per chi è davanti alla tv cambia poco».

Ritiene possibile tenere separate nel paddock le squadre: pensiamo ai tecnici della Pirelli, a quelli dei fornitori di motori.

«Credo che la sicurezza assoluta non ci sarà mai, ma non possiamo restare chiusi in casa, un passo va fatto».

 
 

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