Giro d'Italia
 

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A dirlo è stato Alessandro Ballan, ultimo campione italiano ad indossare la Maglia Rosa e lo ha fatto ovviamente attravero i microfoni digitali de La Gazzetta dello Sport, storica organizzatrice del Giro.

«Mi sono fermato al rifornimento e il gruppo è andato in fuga». Il campione azzurro spiega così la sua prestazione nella prima tappa del Giro d’Italia Virtual (quasi 5000 iscritti), evento organizzato da Rcs Sport con il supporto tecnico di Garmin e Tacx. All’ex campione del mondo al “traguardo virtuale” di Tortoreto è stato attribuito il tempo di 1.21’34” a oltre 28 minuti dalla prima maglia rosa teorica tra le Leggende, quella di Matteo Montaguti.

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Stiamo vivendo un periodo molto complicato e l'arrivo della bella stagione ci mette sempre di più alla prova. Dobbiamo stringere i denti, come quando si affrontano le salite più impegnative. Presto torneremo a fare ciò che amiamo di più. 💪 — We are living a very diffult time and the arrival of the warm season puts us more and more to the test. We just have to grit our teeth as when we're facing the most demanding climbs. We will soon be back to do what we love most. 💪 . . . #alessandroballan #itistimetoreflect #celafaremo #nevergiveup #keepriding #stayhomestaysafe #restiamoacasa #staystrong #cyclingmentality #cyclingmotivation

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Ballan ci conosciamo bene: come mai questo tempo scarso?
«Ho avuto un problema tecnico con un sensore. Però l’ho fatta “a tutta” per una questione d’orgoglio. Alla fine, però, non sono mai andato oltre i 26 orari, con 250 watt medi. Per la prossima tappa devo sistemare meglio le cose».

Chi per ora ha stabilito il miglio tempo (la sfida della prima tappa si conclude domani) è un cicloamatore polacco, Robert Gagol: 40’17” mentre Alexey Lutsenko sabato aveva segnato con 44’41” miglior tempo tra i pro’. Differenza di 4’24”. Che cosa ne pensa?
«Dai… incredibile. Dai… Ma come fai?».

Che cosa ne pensa delle pe- dalate smart?
«I rulli di oggi non sono noiosi come quelli di un tempo che dopo 40-50 minuti eri stufo e dovevi scendere. Pensate solo alla resistenza: prima era sempre e solo costante. Ora varia continuamente perché segue il profilo del terreno. In più puoi fare corse, collegarti con amici in tutto il mondo, scaricare mappe gps. Oggi pedali in Sardegna, domani sullo Stelvio e il giorno dopo in Australia. Poi adesso, per lavoro, pedalo più sui rulli che su strada».

Come vive questi di confinamento?
«È un male, una sofferenza per tutti. Ma bisogna tenere duro. Certo, a livello professionale mi vedo sfumare molte opportunità. Ho contratti legati agli eventi. Oggi (ieri, ndr) per esempio, avrei dovuto commentare l’Amstel per la Rai. Certo, qualcosa si recupererà in autunno, ma molti impegni andranno persi. Però almeno mi godo la famiglia: Daniela, mia moglie, Stella e Azzurra, le due figlie. In più ho una casa grande, con un bel giardino. Ho potato la siepe, sistemato gli ulivi, lavato attorno con l’idropulitrice. Tutti lavoretti comuni per i quali non avevo mai tempo. Mi sono divertito, meno male. Ma pensoanche ai miei ex colleghi che vivono a Montecarlo. Lusso, ok. Ma molti appartamenti sono veri e propri buchi. Due ore le passi sui rulli e le altre ventidue? Dieci dormi, poi?».

Che cosa ne pensa del nuovo calendario?
«Mi auguro di cuore che siano fatte tutte le corse, a partire dal Giro. Però alla sera guardo i numeri della giornata: contagiati, ricoverati, morti. Non vorrei essere l’uccello del malaugurio, ma la vedo dura riprendere a settembre-ottobre. Dovessi decidere io sarei più che titubante».

E dal punto di vista tecnico?

«Gli organizzatori dovranno essere bravi, tanto bravi. Escludo corse a porte chiuse, visto la natura popolare del nostro sport. Come gestisci allora la gente lungo le strade e agli arrivi? Poi dovrebbero avere, e lo avranno, un piano B. Come fai a fare certe salite al Nord in autunno?».

Fosse ancora un corridore come vivrebbe questa situa- zione?
«Sarei abbattuto. La cancellazione della Classiche del Nord mi avrebbe fatto male. Riprepararle per fine stagione non è la stessa cosa».

Cambierà anche la programmazione agonistica di molti campioni e il modo di correre. Concorda?

«Certo. Le corse saranno in 4 mesi che diventeranno di fuoco. Ma non ci si può attendere che un corridore tenga la forma per tutto il periodo. Ognuno farà una programmazione e scelte molto oculate. Il Tour come prima grande corsa assorbirà ancora di più i campioni. Ma tutti cercheranno di ottenere più del massimo in poco tempo. Tipo i corridori in scadenza… Anche i team saranno a caccia disperata di risultati da portare agli sponsor»

 
 

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