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La reazione al Covid-19: «All’argentina con un pizzico di esperienza italiana».

Crespo
© TycSport

Hernan Crespo parla in videochiamta a La Gazzetta dello Sport da Buenos Aires, blindato nella casa dei suoi genitori, da dove allena il Defensa y Justicia «a distanza», come tutti i suoi colleghi in Italia e nel resto del mondo. «Io ho scelto un metodo: non m’interessa lo stato fisico, in questo periodo curo l’aspetto psicologico. Ho giocatori giovani, li devo aiutare a superare questo momentaccio. Quindi apro le orecchie, sento le difficoltà che devono affrontare e provo a dare consigli. Adesso loro sono leoni in gabbia, non è semplice. E poi ci sono altre problematiche…».

Tipo?
«Beh, c’è quello che abita da solo in un appartamento di sessanta metri quadrati e non sa come allenarsi; c’è quello che ha appena cominciato un periodo di convivenza con la fidanzata e, all’improvviso, si trova davanti a una situazione nuova; c’è quello che si è appena separato e non può vedere i figli. Come vedete, gli avversari da dribblare sono parecchi».

E lei come si comporta?

«All’argentina con un pizzico, che è più di un pizzico, di esperienza italiana».

Ci può spiegare?
«Noi argentini abbiamo un carattere forte, a volte tignoso, non molliamo mai, andiamo di fronte al nemico a petto in fuori. Bene, dico io, ma a volte è necessario considerare che il nemico ti costringe sulla difensiva e allora, come ho imparato in Italia, ci si deve preparare. L’importante, ripeto sempre ai miei ragazzi, è costruirsi una identità: quando c’è quella, si è già a metà percorso».

Sta costruendo una nuova vita in Argentina. Come si trova?

«Qui in Argentina sono a casa, la gente mi vuole bene. Certo, il mio obiettivo è quello di tornare in Italia, magari su una panchina importante, ma ora devo imparare, studiare, crescere».

C’è differenza tra fare l’allenatore in Argentina e farlo in Italia?
«Tantissime, intanto perché qui ci sono pochi mezzi economici. Però ci si arrangia. Mettiamola così: io ho il compito di scoprire i nuovi Lautaro Martinez o Dybala, devo farli diventare bravi e poi arriverà qualche squadra europea a comprarli in modo da far sopravvivere le società argentine. I tecnici italiani, invece, hanno spesso a che fare con giocatori già pronti».

A proposito di Lautaro Martinez: che cosa gli consiglia? Restare all’Inter o tentare l’avventura al Barcellona?

«Io gli dico che deve restare all’Inter, senza alcun dubbio».

Perché?
«Semplice. Lui ha fatto bene in Argentina con il Racing, è arrivato all’Inter e per un campionato ha fatto la panchina di Icardi, poi è stato promosso titolare. Questa è la sua prima stagione da inamovibile, poco per decidere di cambiare vita e andare a Barcellona. Gli servono almeno tre anni per completare la crescita, poi potrà pensare a un trasferimento».

E Dybala che non è titolare nella Juve?
«Dybala ha mezzi tecnici incredibili, deve seguire Sarri e diventerà uno dei più grandi. Alla Juve hanno fatto una rivoluzione culturale prendendo Sarri, serve tempo per digerire il cambiamento e i nuovi metodi. Mi aspetto che la Juve, al prossimo mercato, quando ci sarà, ascolti le richieste dell’allenatore, altrimenti Sarri dovrà cercare di applicare il suo gioco a un materiale che non è adatto. Sapete qual è stata la fortuna di Ancelotti al Milan?».

Dica pure.
«L’allenatore e la società erano in totale sintonia. Carletto faceva giocare la squadra esattamente come il presidente desiderava. Si voleva la manovra bella ed elegante e lui ha inventato Pirlo davanti alla difesa. Si volevano i trequartisti e lui ha ideato l’albero di Natale».

Chi l’ha incuriosita finora?

«Seguo l’evoluzione dell’Inter. Conte e Marotta hanno portato uno stile diverso rispetto al passato. E mi piacciono moltissimo la Lazio e l’Atalanta che sono le vere sorprese. Squadre che godono di un vantaggio sulle altre: da tanto tempo c’è sempre la stessa mano tecnica, Inzaghi e Gasperini hanno avuto tempo di costruire e adesso raccolgono i frutti. Ovviamente sia la Lazio sia l’Atalanta godono del momento di stasi delle altre».

 
 

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