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Appelli e contro dichiarazioni ma poche risposte. Il mondo del volley si sta scervellando per capire come ripartire ma trovare una linea d’azione comune e condivisa non è facile. Ne avevamo già parlato delle difficolta della pallavolo, soprattutto economicamente (Leggi l’articolo), ieri i due presidenti dimissionari delle Leghe femminile e maschile, Mauro Fabris e Diego Mosna hanno scritto al ministro Spadafora chiedendo un incontro e specificando che «sappiamo che Lei ha avuto modo di incontrare la Federazione di Pallavolo. Ma noi abbiamo problemi ben diversi e reali rispetto a quelli che Le sono stati rappresentati».

L’incontro è volto a «capire come il Governo intenda operare per aiutare le Società sportive di vertice, quelle che più investono risorse, peraltro proprie, ad affrontare il presente e i prossimi Campionati. Per esaminare insieme, quali siano le modalità migliori, pensando alla salute dei nostri atleti ed atlete, dei nostri sostenitori, per riaprire in sicurezza i nostri palazzetti, il prima possibile, perché non possono rimanere 6/7 mesi chiusi. Dopo rischieremo la desertificazione del movimento». In pratica i rappresentanti del movimento di vertice (che stanno anche trattando con i giocatori per il taglio degli ingaggi) chiedono al Governo interventi fra le altre cose sulla deducibilità delle sponsorizzazioni, come ha specificato d.g. della Lega maschile Righi durante la trasmissione Good Morning Volleyball sul blog della Gazzetta. E vogliono indicazioni per far ripartire un attività che, dagli inizi di marzo, rischia di stare ferma fino a ottobre, dopo che la Fipav ha annunciato ufficialmente lo stop al campionato e la non assegnazione di titoli e retrocessioni.

Disaccordi tra Leghe e Federazione

Ma il fronte non è unico. Come aveva fatto in altre occasioni la presidentessa di Modena Catia Pedrini ha espresso il suo dissenso in un comunicato in cui, oltre a specificare che il capitano Ivan Zaytsev non ha chiesto di andare via, afferma anche: «I presidenti dimissionari delle due leghe hanno scritto, probabilmente all’insaputa degli altri organi superiori della pallavolo, al ministro Spadafora chiudendo un incontro non so bene per quale scopo. E’ impossibile che la Federazione torni indietro sulla decisione presa. La pallavolo non è uno sport di contatto, ma i ragazzi si incontrano e si allenano insieme. Si tirano una palla, che è già veicolo di contagio enorme. Non capisco perché coloro che non sono d’accordo con Mosna e Fabris vengono etichettati come egoisti e dediti solo “al proprio orticello”». Insomma il volley, in questa emergenza, non riesce a trovare un punto comune.

 
 

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