Il debutto dell’Inter nella Champions League 2026/27 si è chiuso con una sconfitta per 2-1 al Santiago Bernabéu contro il Real Madrid. Due giorni dopo, la Roma ha esordito nella competizione pareggiando 1-1 a Istanbul contro il Fenerbahçe. Due trasferte, due risultati diversi, ma anche un dettaglio comune sulle maglie delle squadre italiane: in entrambi i casi è mancato il tradizionale sponsor legato al mondo del betting.
Per l’Inter si è trattato dell’assenza di Betsson.Sport, il brand che dal 2024 è il main sponsor della società nerazzurra. Per la Roma, invece, non è comparso Eurobet.live, nuovo main sponsor del club dalla stagione 2026/27. La ragione non è legata a una scelta commerciale dei due club, ma alle differenti legislazioni nazionali in materia di pubblicità e sponsorizzazioni nel settore del gioco.
Le regole cambiano da Paese a Paese
Il caso dell’Inter mostra quanto possa essere complesso gestire una sponsorizzazione internazionale nel calcio europeo. Le norme sulla pubblicità del gioco non sono infatti uniformi all’interno dell’Unione europea e possono cambiare radicalmente da uno Stato all’altro.
In Italia, il cosiddetto Decreto Dignità ha vietato dal 2019 la pubblicità e la sponsorizzazione diretta dei giochi con vincite in denaro, ma nel calcio sono emersi negli ultimi anni modelli commerciali basati su marchi e piattaforme di infotainment che non coincidono formalmente con il sito di gioco. È il caso di Betsson.Sport per l’Inter ed Eurobet.live per la Roma, ma anche per altre partnership nel calcio italiano. Betsson e Eurobet sono piattaforme di gioco molto diffuse soprattutto per le promozioni rivolte ai nuovi utenti e non sorprende quindi che compaiano nella lista dei migliori bonus di benvenuto in Italia. La loro presenza sulle maglie di gioco come main sponsor, però, è legata alle rispettive pagine di infotainment, pensate per fornire agli appassionati news, interviste e approfondimenti sportivi.
La situazione italiana è però diversa da quella spagnola. In Spagna, il Real Decreto 958/2020 sulle comunicazioni commerciali delle attività di gioco ha introdotto un divieto molto più netto per le sponsorizzazioni legate al betting sulle divise sportive. La normativa, applicata al calcio dalla stagione 2021/22, impedisce agli operatori di gioco di comparire sulle maglie e sull’abbigliamento delle squadre. È proprio questa disposizione ad aver imposto all’Inter di presentarsi al Bernabéu senza Betsson.Sport.
Anche la Turchia applica restrizioni che hanno impedito alla Roma di esporre Eurobet.live nella sfida di Istanbul. In questo caso, il club ha trasformato l’obbligo in un’iniziativa benefica: al posto dello sponsor è comparso il logo del World Food Programme accompagnato dal messaggio “Together for Nepal”, con le maglie destinate successivamente a un’asta benefica.
La stessa differenza tra normativa nazionale e regolamenti internazionali vale per la UEFA. Il regolamento sull’equipaggiamento consente ai club di Champions League di utilizzare uno sponsor sul fronte della maglia, ma le squadre devono rispettare anche le restrizioni previste dalla legislazione del Paese nel quale viene disputata la partita.
Dal precedente con l’Atlético Madrid al caso Bodø/Glimt
Per l’Inter, la trasferta contro il Real Madrid (la squadra con più vittorie nella storia della Champions League) non è il primo episodio nel quale la normativa di un Paese straniero ha imposto una scelta sul main sponsor.
Un precedente molto recente risale alla stagione 2025/26, quando i nerazzurri affrontarono l’Atlético Madrid al Metropolitano perdendo per 2-1. Anche in quella occasione la legge spagnola vietava la presenza di uno sponsor legato al betting sulla maglia. L’Inter, tuttavia, scese in campo con Betsson.Sport regolarmente esposto. Secondo la ricostruzione di Calcio e Finanza, Betsson accettò di farsi carico della multa prevista per la violazione.
Per la partita contro il Real Madrid la strategia è stata invece diversa. Il marchio è stato semplicemente rimosso dalla divisa, evitando così la sanzione e consentendo al club di rispettare la normativa spagnola.
Un altro episodio ha riguardato la trasferta dell’Inter in Norvegia contro il Bodø/Glimt nella stagione precedente. Anche in quel caso Betsson.Sport comparve sulla maglia nonostante le restrizioni norvegesi sulla pubblicità del gioco. La vicenda finì all’attenzione dell’autorità nazionale Lotteritilsynet e per il club venne prospettata anche una possibile sanzione economica. Il procedimento, tuttavia, si concluse senza una multa per l’Inter.
La questione assume dimensioni ancora più ampie guardando al resto d’Europa. In Inghilterra le sponsorizzazioni di betting sulle maglie sono state limitate dalla Premier League dalla stagione 2026/27, mentre in Germania restano consentite entro un sistema di autorizzazioni e restrizioni specifiche. Anche in Francia il betting è ammesso, ma le autorità stanno introducendo ulteriori limiti alla pubblicità durante gli eventi sportivi.
Il risultato è un panorama europeo frammentato, nel quale una stessa sponsorizzazione può essere perfettamente legittima in un Paese e non utilizzabile in un altro. Per i club che partecipano alle competizioni UEFA questo significa dover preparare divise differenti, modificare gli accordi commerciali o, in alcuni casi, rinunciare temporaneamente alla visibilità del proprio main sponsor.
