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Milanesi popolo di tennisti. Agonisti, per di più. Nelle ultime settimane, nelle Regioni italiane in zona rossa e in particolare in Lombardia, si è assistito a una vera e propria corsa sotto rete. Giovani prestanti ma anche adulti più attempati, a migliaia, si sono dati al tennis. Con una racchetta in mano e una tessera in tasca, del resto, si può fare tutto: giocare, allenarsi, persino spostarsi liberamente, aggirando i divieti. Da novembre, da quando sono state reintrodotte le restrizioni anti-Covid, fare sport è diventato complicato, in certi casi vietato. Le palestre e le piscine sono chiuse. Si può fare attività all’aperto e nelle discipline individuali allenamenti e gare sono consentiti solo per le competizioni di interesse nazionale. Quindi gli amatori, ma anche gli atleti dilettanti, avrebbero dovuto fermarsi. In teoria.

Questo quanto avvenuto nelle scorse settimane in Lombardia col tennis. Nessuna violazione delle regole, solo le maglie larghe di una normativa che non fa chiarezza. Come detto, il governo a novembre aveva autorizzato gli eventi di “interesse nazionale”, qualifica però molto vaga. Specie in una disciplina come il tennis, a carattere individuale, dove tanti tornei sono “open” e possono ricevere potenzialmente iscrizioni da ogni parte del Paese. E così, da quando è scattato il Dpcm del 3 novembre, a Milano e dintorni si sono scoperti tutti tennisti agonisti. Con la tessera agonistica (costo di circa 30 euro) e una visita di idoneità (altri 70-80 euro) era possibile diventare eleggibili per uno dei tanti tornei “nazionali” ancora aperti (ce n’erano oltre 300 in tutta Italia). Insomma, bastava sborsare un centinaio di euro per poter giocare e allenarsi liberamente, privilegio che non ha prezzo in tempi di pandemia. A quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, nelle ultime settimane solo in Lombardia ci sarebbe stato un boom di circa 3mila nuovi iscritti (per un afflusso di quasi 100mila euro di ricavi extra).

Sono cifre non ufficiali, ma anche dalla FederTennis confermano che il 2020, tra mille difficoltà, è stato un anno positivo per i tesseramenti: del resto, come certificato anche dal Coni il tennis è uno degli sport più sicuri per il Covid, a cui tanti sportivi si sono sinceramente appassionati. Qualche volta, specie in zona rossa, lo hanno fatto in maniera un po’ più interessata. Ora a dicembre il quadro è parzialmente mutato. Il nuovo Dpcm ha introdotto la qualifica di evento di “preminente interesse nazionale”, interpretata come una restrizione dalla maggior parte delle Federazioni. Infatti i calendari sono stati drasticamente tagliati, anche nel tennis si è passati da oltre 350 tornei a meno di un centinaio. L’attenzione si è spostata sugli enti di promozione sportiva, che stanno autorizzando tanti, forse troppi eventi, non tutti davvero di rilievo. Da qualche giorno poi la Lombardia è tornata in zona gialla. Ma con le nuove restrizioni di Natale alle porte e l’inverno ancora lungo, quella tessera potrà tornare comoda.

 
 

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