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Stage 16 (Montpellier → Mont Ventoux): il mito del “Gigante di Provenza”

Martedì 22 luglio 2025 il Tour de France ha fatto tappa sul leggendario Mont Ventoux, la “Beast of Provence” che ha mietuto epiche vittorie ma anche tragiche vicende dal 1967 in poi. La tappa 16, lunga 171,5 km da Montpellier alla vetta di Ventoux, è stata disegnata per esaltare i grandi scalatori: un’ascesa finale di 21,5 km con una pendenza media del 7,5%, resa ancor più dura da un caldo africano che ha fatto toccare i 35 °C all’ombra. In questo scenario infernale, il francese Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step) ha colto una vittoria che resterà negli annali, coronando un’impresa costruita con audacia, tempismo e cuore.

Cronaca della fuga: coraggio e selezione naturale

Fin dalle prime fasi, un gruppetto di sette attaccanti – tra cui il britannico Ben Healy e il colombiano Santiago Buitrago – ha costruito un margine che ha toccato i 6’30” all’inizio della salita finale. Tra questi, Paret-Peintre e il compagno di squadra Ilan Van Wilder hanno mostrato subito di saper collaborare, alternando alla perfezione lavoro in testa e recupero nei tratti più facili. Il vero attacco decisivo è arrivato a 10 km dalla vetta, quando il francese ha accelerato nel tratto più ventoso, sfruttando la posizione tattica per staccare i compagni e involarsi da solo verso il traguardo. La scelta di partire in solitaria, invece di attendere la volata, si è rivelata geniale, perché ha spezzato il ritmo di Healy e degli altri inseguitori, costretti a inseguire senza organizzazione.

Il duello finale: cuore d’oltralpe contro grinta irlandese

Nell’ultimo chilometro, la salita si è fatta ancora più dura, con tratti al 10%. Alle spalle, Healy è riuscito a mantenere un distacco di soli 5”, ma non ha avuto le energie per controreplicare. Paret-Peintre, visibilmente emozionato, ha tagliato il traguardo in 4h12’45”, battendo il record d’ascesa precedente di Iban Mayo (2004) di 1’10” e diventando il quinto francese a vincere sul Ventoux nella storia del Tour. Sul podio, sotto il sole che rifletteva i colori rossastri delle rocce carsiche, il giovane corridore ha stappato la bottiglia di Champagne con i compagni, suggellando un’impresa al limite del mitologico.

Pogacar in controllo e prospettive generali

Mentre Paret-Peintre festeggiava, Tadej Pogačar – leader indiscusso della classifica generale – ha affrontato la salita senza forzare il ritmo, difendendo con autorevolezza la maglia gialla. Il campione sloveno ha rifilato altri 2” a Jonas Vingegaard, portando il vantaggio complessivo a 4’15” e consolidando il dominio nel Tour (Reuters). Alle spalle del duo di testa, Florian Lipowitz e Oscar Onley hanno completato le posizioni di rincalzo, mentre corridori di qualità come Enric Mas e Santiago Buitrago hanno provato attacchi coraggiosi, senza però riuscire a spostare gli equilibri.

L’eredità di Ventoux: storia, leggenda e futuro del Tour

Il Mont Ventoux non è solo una salita, ma un monumento del ciclismo. Dagli anni Sessanta ai giorni nostri, ha visto Tom Simpson crollare prima di morire e poi grandi campioni come Hinault, Indurain e Contador scrivere pagine epiche. Con la vittoria di Paret-Peintre, la tradizione francese sul Ventoux si rinnova e il Tour acquista un volto giovane e scintillante. Il traguardo di Malaucène ha restituito alla corsa un pizzico di giovinezza e di speranza, dimostrando che anche in un’edizione dominata da Pogačar, ci sono spazio e gloria per gli outsider.

 
 
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