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Mondiale 1978: quando Menotti lasciò Maradona a casa

A tutti i campioni è capitata qualche delusione, e sarà forse per questo che poi hanno raggiunto l’apice… Maradona non fa eccezione. Aveva 17 anni e aveva appena iniziato a calcare i campi della Primera Division Argentina. Con il suo Argentinos Junior chiuderà quel campionato da quinto in classifica e da “pichichi” del campionato (21 gol ndr) in ex equo con Luis Andreuchi, bomber del Quilmes primo in classifica.

Come poté non convocare Menotti a “el Pelusa” resta ancora un mistero e a raccontarcelo bene è una cronaca scritta da Carlos Ares e pubblicata nell’edizione 3059 della rivista El Grafico il 29 maggio 1978, esattamente 40 anni fa:

Era un pomeriggio freddo e crudele, nuvoloso, ma verso le nove e mezza il cielo era limpido. Trascorsero la mattinata facendo salti, corse e partitelle a un tocco. La squadra è già entrata nel periodo finale della preparazione, il lavoro fisico sta raggiungendo i limiti di velocità, l’ultimo elemento del piano atletico. Poncini e Saporiti hanno esaurito i riflessi di Fillol, Baley e Lavolpe. All’angolo, in basso, alla palo a destra, a sinistra; e ancora, a centro, prese, uscite, a terra e di nuovo, mentre Menotti andava da campo a campo, incoraggiando e correggendo.
No, no. È un tocco e via, tocco e via, non trotto e tocco…
Alle undici e trenta, come ogni mattina, mentre la squadra faceva l’ultima corsa verso le docce, Menotti, Poncini, Saporiti e Pizzarotti facevano il giro degli alberi vicini al campo alla ricerca di palloni persi. Quando Menotti esclama:
Stanotte darò la lista. Prima lo sapranno i giocatori. Prima di iniziare l’allenamento pomeridiano, ho intenzione di incontrarli.
Dopo pranzo, la siesta fu ritardata fino all’atterraggio dell’elicottero dell’ammiraglio Massera. Tra saluti e chiacchiere, passa un’altra mezz’ora. Il quinto tacque fino alle quattro e mezza del pomeriggio. Saporiti attraversò corridoi e giardini annunciando che alle quattro e mezzo l’autobus sarebbe partito.Da quel momento in poi, gli eventi hanno luogo come immagini fotografiche.

La nazionale argentina va su e giù per altri cinque chilometri, fino ad un altro campo che avevano a disposizione, piantato e curato come una corte inglese. Menotti li chiama, si radunano intorno a lui, si siedono, parla con loro, non ci sono gesti, tre o quattro però abbassano la testa: “Questo momento è stato inevitabile, i termini sono abbreviati e devo dare la lista dei 22. Chi parte sono Bravo, Maradona e Bottaniz. Mi fa molto male dover prendere questa decisione e non voglio entrare nei dettagli. Spero che sappiano capire, ma accetto anche che loro dicano ciò che vogliono: <<Che Menotti li ha usati o che non gli ha dato opportunità>>. Non cambierò il concetto che ho di voi come uomini e come professionisti per questo.

Gli chiesero di lasciarli soli, ma non c’era molto da dire. Passarella non poteva quasi aggiungere nulla: “Vogliamo che restino con noi fino alla fine“. Poco dopo, l’idea di riunire il 50% dei premi vinti da coloro che avrebbero giocato. Poi di nuovo silenzio. Maradona piangeva nella sua stanza, Oviedo rimase con Bravo fino a che non lo convinse ad andare a cena, Bottaniz si sedette sul letto, si mise le mani in faccia e non disse nulla. Un’ora dopo tutti erano ancora nella loro stanza, e Maradona voleva parlare con qualche familiare perché passasse a prenderlo.

[…]

© infobae

I rimpianti

Qualche anno dopo Omar Sivori, altro argentino che in Italia ha lasciato il segno (ex Juventus e Napoli ndr), e Diego Armando Maradona si ritroveranno a parlare insieme per un’intervista e, tra una sigaretta e l’altra, il “Cabezón” Sívori continuava a parlare.  Una chiacchiera che non sembra essere intima, fino a quando Maradona insistite con una dichiarazione tanto triste quanto precisa: “Maestro (Parlando con rispetto a Sivori), ci creda che stavo per giocare una Coppa del Mondo, sarei stato molto felice e avrebbe reso più felici i miei, se “el Flaco” (Menotti ndr) mi avesse messo in lista. Non dico che avrei dovuto giocare dall’inizio, ma in qualche momento sarei stato utile alla squadra, dico quello che sento… Don Sivori”.

Forse è vero, forse “el Pibe de Oro” avrebbe dato un valore aggiunto ad una nazionale che s’è poi proclamata Campione del Mondo, ed è forse per questo che non fece poi scalpore quella mancata convocazione.

Convocazione di cui lo stesso Menotti s’è poi pentito: “Probabilmente ho sbagliato a lasciare Diego fuori dalla Coppa del Mondo del ’78” – ha dichiarato l’ex ct dell’Argentina 1978 in un’intervista con Radio Mitre, a Buenos Aires – “Semplicemente avevo 25 giocatori e doveva sceglierne 22. Dovevo escludere tre… Avevo detto loro che avrei proceduto in questo modo“.

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