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Perché si permette che l’età impedisca di ingaggiare buoni giocatori

Una volta raggiunti i trent’anni, tanto dagli addetti ai lavori, quanto ai non, i calciatori vengono considerati vecchi. Quante volte sentiamo allenatori parlare della loro preferenza per i giovani a causa della logica che i giocatori “anziani” non rendano come un giovanissimo calciatore pieno di energia.

Tutti però sappiamo che c’è un difetto in questa logica, pur vero che un giovane ben allenato può dare tanta quantità, ma è anche vero che un giocatore navigato sa quanto e quando deve sprecare le proprie energie.

Considerando che poche sono se certezze nella vita, si fa fatica a capire perché i manager pianifichino al di là del presente, quando nulla in futuro è mai garantito, soprattutto data la fragilità della nostra vita e della salute generale. Aggiungete a tutto questo il fatto che una brutta sfida può porre fine a una carriera calcistica a qualsiasi età, bisogna tenere in considerazione tanti aspetti nella vita di un calciatore professionista.

Sicuramente l’approccio di un manager dovrebbe semplicemente essere quello di valutare quale effetto ha il calciatore su un campo, una squadra, un club, indipendentemente dall’età. Trascurare un giocatore basato sull’età sembra un modo di pensare contro ogni logica, data la fragilità di una carriera calcistica e la grande quantità di scenari del mondo reale che possono portare alla fine di una carriera calcistica prematura.

Oltre a ciò, arrivano altri fatti sui calciatori e sul mito del “passati i trent’anni“. Prendiamo il caso Cristiano Ronaldo, un esempio fisico in piena regola.

 

Lo studio su Cristiano Ronaldo

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In uno studio medico su Cristiano Ronaldo prima della Coppa del Mondo FIFA in Russia i risultati delle sue condizioni fisiche erano semplicemente strabilianti.

Il grasso corporeo di Cristiano Ronaldo è solo del 7%, considerando che la maggior parte dei calciatori professionisti di alto livello ha il grasso corporeo tra il 10% e il 14%, la cosa risulta abbastanza straordinaria dato che Ronaldo ha trentatré anni.

La massa muscolare media di un calciatore di livello superiore è mediamente del 46%, quella di CR7 prima della Coppa del Mondo aveva una percentuale di circa il 51%. Ricordando le sue misure (sempre pre-Mondiale) di 1,87cm per 84kg.

I risultati complessivi dei test hanno dimostrato che il portoghese ha la condizione fisica equivalente a quella di un maschio di ventitré anni. Se mai c’è stato un esempio di pura dedizione che ha scacciato il mito del “passato la trentina”, allora Ronaldo è il miglior esempio fisico che ci sia al più alto livello sportivo.

 

Il cervello migliora con l’età

I giocatori che fanno affidamento sugli attributi fisici hanno molte più probabilità di ritirarsi dal calcio giocato o diventare meno efficaci in età precoce rispetto ai calciatori con un alto livello di intelligenza di gioco e abilità tecniche. D’altronde questo ce lo insegna la storia, a parte Totti e portieri vari, i giocatori più longevi sono sempre stati gli atleti modello, un esempio su tutti: Pietro Vierchowod.

Al contrario Andres Iniesta, che abbiamo già visto nella Coppa del Mondo, all’età di trentacinque anni sta lasciando poco spazio ai sostenitori del bel calcio di tutto il mondo che sia ancora a suo agio a giocare ai più alti livelli di questo sport, ma è chiaro anche che la sua visione di gioco e il suo senso della posizione associati alle abilità tecniche indicano che lo spagnolo non ha bisogno di dipendere pesantemente da doti fisiche per essere molto efficace.

 

La dedizione può far vivere una seconda giovinezza

A volte la gioventù è più efficace, ma ciò non sempre è vero, dato che nessuno è uguale. Solo perché un giocatore ha trent’anni non significa che non possa essere altrettanto efficace, se non di più, di un giocatore molto più giovane, e che questa logica è imperfetta per molte ragioni. 

Il messaggio è uno, ed ovviamente potrebbe essere condiviso a tutti i livelli “senior” del gioco: la gioventù è la linfa della vita, non solo del calcio, ma affiancarla alla saggezza di “anziani” che capiscono il valore del duro lavoro può aiutare a raggiungere obiettivi maggiori di quelli che si prospetta e ci si è prefissati.

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