Indice
- Cosa significa sport professionistico in Italia
- Calcio: il principale sport professionistico italiano
- Pallacanestro: è professionistica solo la Serie A
- Ciclismo: uno dei quattro settori professionistici riconosciuti
- Golf: professionisti non significa soltanto giocatori
- Tennis, pallavolo, rugby e Formula 1 sono sport professionistici in Italia?
- E la pallavolo? Perché non è considerata professionistica?
- Anche gli sport dilettantistici possono avere lavoratori pagati?
- Perché online si trovano elenchi diversi degli sport professionistici?
- Quali sono quindi gli sport professionistici in Italia oggi?
Quando si parla di sport professionistico vengono subito in mente calciatori, tennisti, piloti, cestisti e atleti che fanno dello sport il proprio lavoro. Dal punto di vista giuridico italiano, però, la definizione è molto più precisa.
Quali sono gli sport professionistici in Italia?
Attualmente le Federazioni sportive italiane che hanno riconosciuto al proprio interno un settore professionistico sono quattro:
- calcio, attraverso la FIGC;
- pallacanestro, attraverso la FIP;
- ciclismo, attraverso la FCI;
- golf, attraverso la FIG.
L’elenco è confermato sia dalla documentazione dell’INPS sulla riforma del lavoro sportivo sia dal CONI, che ancora nel 2026 identifica proprio FIGC, Federazione Italiana Pallacanestro, Federazione Italiana Golf e Federazione Ciclistica Italiana come Federazioni sportive nazionali professionistiche.
La questione, tuttavia, è più complessa di quanto sembri. Non significa infatti che in Italia soltanto chi pratica questi quattro sport possa guadagnare facendo attività agonistica. Un tennista, un pallavolista o un rugbista può vivere interamente della propria attività sportiva senza appartenere, in senso tecnico-giuridico, a un settore qualificato come professionistico.
Per capire questa apparente contraddizione bisogna partire dalla definizione di sport professionistico prevista dall’ordinamento italiano.
Cosa significa sport professionistico in Italia
Dal 2023 il riferimento principale è il Decreto legislativo 36/2021, che ha riformato profondamente il lavoro sportivo e ha sostituito buona parte del sistema costruito intorno alla storica Legge 91 del 1981.
L’articolo 38 stabilisce che l’area del professionismo comprende le società che operano con finalità lucrative nei settori qualificati come professionistici dalle rispettive Federazioni Sportive Nazionali o Discipline Sportive Associate, nel rispetto dei criteri stabiliti da CONI e CIP e dell’ordinamento sportivo internazionale.
È proprio questo il passaggio fondamentale: non basta che un atleta venga pagato per rendere automaticamente professionistico lo sport che pratica.
La qualifica dipende dal riconoscimento del settore da parte della Federazione competente.
È quindi possibile avere:
- un atleta che svolge sport per lavoro;
- una competizione di altissimo livello;
- sponsor e contratti economicamente importanti;
- atleti che si allenano a tempo pieno;
senza che quella disciplina appartenga formalmente al settore professionistico italiano.
Ed è proprio per questa ragione che sport molto popolari come tennis e pallavolo non compaiono nell’elenco.
Calcio: il principale sport professionistico italiano
Non sorprende che il calcio sia il caso più conosciuto.
La Federazione Italiana Giuoco Calcio possiede un settore professionistico che comprende, nel calcio maschile, le società partecipanti a Serie A, Serie B e Serie C.
A queste si è aggiunta una svolta storica per il calcio femminile. Dal 1° luglio 2022 la Serie A femminile ha infatti ottenuto lo status professionistico. L’INPS ricorda che il passaggio è stato disposto dalla FIGC a partire dalla stagione 2022/23.
La situazione è confermata anche per la stagione 2026/27: la FIGC definisce la Serie A Women come la massima competizione calcistica femminile italiana e come l’unica appartenente alla categoria del professionismo nel calcio femminile.
Nel calcio italiano sono quindi professionistiche:
Calcio maschile
- Serie A;
- Serie B;
- Serie C.
Calcio femminile
- Serie A Women.
Questo significa, per esempio, che Serie B femminile, Serie D maschile e altri campionati nazionali o regionali non rientrano nel settore professionistico, anche se al loro interno possono operare atleti e lavoratori sportivi retribuiti.
Il confine è quindi federale e giuridico, non semplicemente economico.
Il calcio rappresenta inoltre il caso nel quale la dimensione sportiva e quella aziendale si intrecciano maggiormente. Le società professionistiche sono vere e proprie imprese sportive, soggette a controlli economici e finanziari specifici.
Su La Piazzetta dello Sport abbiamo già approfondito questo lato del sistema parlando delle squadre di calcio quotate in Borsa.
Pallacanestro: è professionistica solo la Serie A
La pallacanestro è il secondo grande sport di squadra presente tra le discipline con un settore professionistico riconosciuto.
La Federazione Italiana Pallacanestro ha introdotto formalmente il regime professionistico per i giocatori della Serie A nel 1994.
Oggi il settore professionistico riguarda sostanzialmente la Serie A maschile, organizzata dalla Lega Basket Serie A.
La distinzione è particolarmente importante perché non tutte le categorie del basket italiano hanno lo stesso status.
Per esempio, la Serie A2 maschile rientra nel settore non professionistico secondo la documentazione FIP della stagione 2026/27. La Federazione inserisce infatti Serie A2 e Serie B tra le competizioni delle società non professionistiche.
La Commissione governativa di vigilanza sullo sport professionistico conferma la distinzione: per il basket sottopone ai controlli economico-finanziari le società della Serie A, mentre nel calcio controlla Serie A, Serie B, Serie C e Serie A femminile.
Quindi un giocatore che milita in Serie A2 può essere un atleta che si dedica completamente alla pallacanestro e percepisce un compenso, ma questo non trasforma automaticamente il campionato in un settore professionistico secondo la classificazione federale.
È uno degli esempi migliori per capire la differenza tra “fare sport come lavoro” ed essere uno sportivo appartenente a un settore professionistico.
Ciclismo: uno dei quattro settori professionistici riconosciuti
Anche il ciclismo fa parte degli sport con un settore professionistico riconosciuto in Italia.
La Federazione Ciclistica Italiana è infatti una delle quattro Federazioni indicate ufficialmente dal CONI come professionistiche.
La FCI mantiene una specifica regolamentazione per il ciclismo professionistico. Nel 2026, ad esempio, risultano in vigore sia un Regolamento della Lega Ciclismo Professionistico sia una normativa specifica per ottenere l’abilitazione all’attività di corridore professionista.
È una struttura diversa rispetto a quella degli sport di squadra.
Nel calcio o nel basket si identifica immediatamente il professionismo attraverso determinati campionati. Nel ciclismo entrano maggiormente in gioco la categoria dell’atleta, il tipo di squadra e le regole sportive nazionali e internazionali.
La stessa Federazione distingue nelle proprie procedure di tesseramento le società professionistiche e contempla figure specificamente collegate alle squadre professionistiche, come direttori sportivi e altri componenti dello staff.
Il ciclismo offre inoltre un esempio interessante di quanto possa essere articolata una carriera professionistica, tra squadre, corse nazionali, calendario internazionale e diverse specialità.
Per approfondire il mondo delle due ruote, su La Piazzetta dello Sport abbiamo raccontato anche la particolare carriera di Remco Evenepoel, passato dal calcio al ciclismo professionistico.
Golf: professionisti non significa soltanto giocatori
Il quarto sport è forse quello che sorprende maggiormente: il golf.
La Federazione Italiana Golf appartiene infatti alle Federazioni italiane che riconoscono formalmente un settore professionistico.
Il regolamento FIG aggiornato nel 2026 definisce professionista chi è tesserato presso la Federazione e ha ottenuto l’abilitazione necessaria per svolgere attività agonistica e/o didattica a titolo oneroso. Lo stesso regolamento distingue le qualifiche professionistiche di atleta e tecnico-allenatore.
Il modello è quindi molto diverso da quello calcistico.
Quando pensiamo al professionista del golf immaginiamo normalmente il giocatore impegnato nei tour internazionali, ma il sistema federale comprende anche un percorso professionale dedicato all’insegnamento.
La Federazione sottolinea inoltre che formazione e riconoscimento delle qualifiche dei tecnici professionisti rientrano nelle proprie competenze.
Anche questo dimostra perché sia più corretto parlare di settori professionistici federali anziché limitarsi a un elenco generico di atleti che guadagnano praticando sport.
Tennis, pallavolo, rugby e Formula 1 sono sport professionistici in Italia?
È qui che nasce quasi sempre il dubbio.
Un tennista italiano che partecipa a Wimbledon è evidentemente un atleta professionista nel significato comune del termine. Lo stesso vale per un pilota di Formula 1, un pallavolista di Serie A o un atleta di alto livello che vive esclusivamente delle competizioni e degli sponsor.
Dal punto di vista della classificazione prevista dall’ordinamento sportivo italiano, però, tennis, pallavolo, rugby e automobilismo non fanno parte delle quattro Federazioni che hanno riconosciuto un settore professionistico.
Questo non significa che i loro atleti lavorino gratuitamente o siano semplicemente amatori.
La riforma dello sport ha infatti introdotto una nozione molto più ampia di lavoratore sportivo.
L’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e altre figure previste dalla normativa possono essere lavoratori sportivi indipendentemente dall’appartenenza al settore professionistico o dilettantistico.
La distinzione corretta è quindi:
professionista nel linguaggio comune ≠ appartenente a un settore professionistico riconosciuto dalla Federazione.
È un dettaglio apparentemente tecnico, ma cambia completamente la risposta alla domanda su quali siano gli sport professionistici in Italia.
E la pallavolo? Perché non è considerata professionistica?
La pallavolo è probabilmente il caso che genera più sorpresa.
I principali campionati italiani maschili e femminili sono tra i più prestigiosi al mondo. Molti giocatori e giocatrici svolgono questa attività a tempo pieno, ricevono compensi e hanno una carriera sportiva che, nella vita quotidiana, chiunque definirebbe professionistica.
La Federazione Italiana Pallavolo, tuttavia, non figura tra le Federazioni che hanno istituito un settore professionistico ai sensi della normativa italiana.
Giuridicamente, quindi, non bisogna confondere livello agonistico, entità del compenso e status federale del settore.
Lo stesso principio vale per numerose altre discipline.
Anche gli sport dilettantistici possono avere lavoratori pagati?
Sì, ed è uno degli effetti più importanti della riforma del lavoro sportivo.
La vecchia contrapposizione tra “professionista pagato” e “dilettante non pagato” è fuorviante.
Dal 1° luglio 2023 il nuovo sistema disciplina il lavoro sportivo sia nel settore professionistico sia in quello dilettantistico. L’INPS prevede infatti obblighi previdenziali anche per diverse categorie di lavoratori che operano al di fuori del professionismo federale.
Un atleta può quindi essere un lavoratore sportivo retribuito pur praticando una disciplina o militando in un campionato classificato come non professionistico.
Per questo motivo oggi parlare genericamente di “sport dilettantistico” come sinonimo di sport senza compensi rischia di creare molta confusione.
Perché online si trovano elenchi diversi degli sport professionistici?
Cercando su internet “quali sono gli sport professionistici in Italia” può capitare di trovare elenchi che comprendono anche motociclismo e pugilato.
Non è necessariamente un errore di origine: spesso si tratta semplicemente di informazioni non aggiornate.
Un documento CONI relativo al sistema sportivo del 2014, per esempio, elencava sei discipline con settori professionistici attivi: calcio, pallacanestro, ciclismo, motociclismo, boxe e golf.
La situazione attuale è diversa.
Le fonti istituzionali successive alla riforma dello sport indicano invece quattro Federazioni che hanno riconosciuto il professionismo: FIGC, FCI, FIG e FIP. Lo stesso elenco compare ancora nella documentazione CONI relativa all’anno 2026.
È quindi importante controllare sempre la data della fonte utilizzata.
Quali sono quindi gli sport professionistici in Italia oggi?
La risposta sintetica è: calcio, pallacanestro, ciclismo e golf.
Sono gli sport le cui Federazioni nazionali — rispettivamente FIGC, FIP, FCI e FIG — dispongono di un settore professionistico formalmente riconosciuto nell’ordinamento sportivo italiano.
Nel calcio il professionismo interessa Serie A, Serie B e Serie C maschili e la Serie A femminile. Nel basket riguarda la Serie A maschile. Ciclismo e golf adottano invece sistemi federali specifici per regolamentare atleti, società e figure professionistiche.
Ma la cosa più importante da ricordare è un’altra: uno sport non deve essere formalmente classificato come professionistico perché i suoi atleti possano essere pagati o vivere della propria attività.
Tennis, pallavolo, rugby, atletica, sport motoristici e molte altre discipline possono ospitare atleti di altissimo livello che svolgono sport come vero e proprio lavoro.
La differenza riguarda lo status giuridico e federale del settore, non necessariamente il livello dell’atleta, il suo reddito o il numero di ore che dedica agli allenamenti.
Ed è proprio questo particolare sistema a rendere la definizione italiana di “sport professionistico” molto meno intuitiva di quanto possa sembrare.

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