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Funziona. Perché i 16 giocatori Nba si divertono, perché scaricano sui loro joypad il loro spirito competitivo come fossero in campo, perché le provocazioni sono a livello playoff (guardare Pat Beverley dei Clippers per credere) solo che stavolta i tifosi possono sentirle senza bisogno di microfoni nascosti. Dopo le prime due giornate, il primo “NBA 2K Players Tournament” è già un grande successo. E non solo perché è la cosa più simile al basket giocato che si può vedere in diretta tv in questo momento, con la stagione Nba in quarantena per coronavirus, come il resto del Mondo d’altronde.

I favoriti del torneo

L’idea è abbastanza semplice: visto che non si può giocare a basket nelle arene Nba, chiuse per virus, si gioca in quelle virtuali di Nba2k, il videogioco di basket più venduto del mondo. La casa produttrice ha coinvolto Nba e Nbpa, il sindacato giocatori, che non vedevano l’ora di trovare forme alternative per rimanere in contatto con i fans.

Espn, il network sportivo Usa assetato di azione, ne ha subito acquistato i diritti. Anziché passare il tempo a giocare ai videogames per divertirsi, i 16 giocatori Nba ora lo fanno in un torneo competitivo, con in palio 100mila dollari che il vincitore devolverà a un’organizzazione benefica a sua scelta impegnata nella lotta al coronavirus. L’idea è piaciuta talmente tanto che, sul torneo, a Las Vegas si può anche scommettere: il favorito era Kevin Durant, testa di serie numero uno (“onore” che la stella di Brooklyn ha ottenuto in quanto partecipante il cui alter ego virtuale ha il valore più alto, 96/100), sconfitto però nella partita inaugurale da Derrick Jones jr, emergente di Miami che quest’anno ha vinto la contestatissima gara delle schiacciate all’All Star Game di Chicago. Il successo virtuale contro KD, alla prima apparizione pubblica dopo la positività al coronavirus, invece è stato incontestabile. «Buona fortuna per il resto del torneo» gli ha detto Durant dopo aver rivelato che da settimane non prende in mano una palla da basket.

Come funziona ?

La formula piace proprio per questo: i giocatori si parlano durante le partite, si provocano, si raccontano come passano le giornate in quarantena, mostrano ai fan un pezzo della loro quotidianità, seduti sui divani di casa loro mentre sfidano gli avversari di sempre. Così i tifosi che aspettano l’Nba scoprono che tutti temono i Lakers per «quanto sono lunghi», che Beverley dei Clippers sa provocare un avversario (Hassan Whiteside di Portland, che aveva la testa di serie numero 3 ma che è stato eliminato al primo turno) anche a miglia di distanza, che il centro di Phoenix DeAndre Ayton non si perde un’edizione del gioco dal 2009, quando rimase incantato da Kevin Garnett, e che Devin Booker non giocherebbe mai impersonando i suoi Suns perché «in questo gioco mi hanno un po’ incasinato», che Domantas Sabonis di Indiana, eliminato al primo turno da Montrezl Harrell dei Clippers, non si considera forte abbastanza.

Le prime due giornate sono state un successo: di pubblico su Espn, ma anche sui canali social di Nba e Nba2k, che trasmettono l’evento in diretta streaming sui rispettivi canali Twitch e Facebook (in Italia Sky ieri ha trasmesso una sfida) e finite le partite inondano i social di cliccatissimi highlights. I quarti di finale, sempre in gara secca, sono state giocate stanotte. Semifinali e finali, al meglio delle tre sfide, animeranno invece il weekend.

«Questo torneo per i nostri giocatori è un’opportunità unica di competere gli uni con gli altri mentre supportano le loro attività benefiche e rafforzano il rapporto coi loro tifosi» ha detto Josh Goodstadt del sindacato giocatori. L’Nba virtuale piace proprio a tutti: certo, i giocatori sono i primi a voler tornare a sfidarsi in campo, ma in attesa che il coronavirus dia il via libera questa alternativa funziona. E se tornasse prima il torneo virtuale dell’Nba reale?

 
 

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