Giro d'Italia
 

Fosse una frase pronunciata in una discussione da bar, pur non conoscendo molto di ciclismo, ce ne cureremo poco del peso delle parole. Ma purtroppo bisogna tenere atto che la frase incriminata sia di un addetto ai lavori.

Si tratta di Giuseppe Martinelli, per i più intimi Beppe, ex ciclista ed oggi direttore sportivo del Team Astana, ad averle pronunciate in un’intervista previa all’imminente Giro d’Italia al Corriere dello Sport.

Beppe Martinelli
© zimbio.com

Per Martinelli la carriera da ciclista lo ricopre d’allori solo al principio, dove da dilettante vince la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Montreal. Dal 1986 ad oggi ricopre il ruolo di direttore sportivo, lo ha fatto per molti team ed ha avuto molti campioni nelle varie squadre in cui è stato.

Ha avuto Pantani, Contador, Garzelli, Simoni, Cunego, Nibali, Aru. Adesso ha Miguel Angel Lopez, leader dell’Astana che prende il via del Giro d’Italia sabato a Bologna. E la sua squadra, come spesso succede, sembra decisamente la più forte. «Presi uno per uno secondo me sì, ce ne sono parecchi forti in salita, da Ion Izagirre a Villella, per arrivare a Hirt. E poi c’è Zeits che è sempre lì, sì, penso che al Giro si vedrà la macchia celeste dell’Astana».

Nella lunga intervista concessa si lascia andare e alla domanda su chi fosse il il più talentuoso che abbia mai avuto (“Più di Pantani?“, chiede il giornalista), il tecnico si spiega meglio e lo fa aprendo il suo mondo e il suo modo di vedere il ciclismo.
Ha detto che è Nibali il più talentuoso che ha avuto, capace di staccare e riattaccare la spina quando serve, oltre che una forza mentale inaudita. Pantani una classe innata, ma come Contador incapace di scendere dalla bicicletta.

«Questi accostamenti fanno sobbalzare molti tifosi, lo so. Panta aveva una classe incredibile, aveva talento, aveva tutto. Vincenzo è riuscito a fare grandi cose magari con meno talento ma con una testa incredibile, è quella che a molti manca. Se non ci metti anche la voglia di far fatica, di inseguire un risutato, di cadere e rialzarti, il talento non è niente. Nibali per me è il più forte. Contador non ha mai staccato la spina, neanche adesso, è sempre in bici. Nibali invece se deve prendersi una giornata se la prende, ma quando riattacca la spina si accende tutto. Per questo dico che è fortissimo: perché fa anche una vita normale, non fa solo il corridore».

Poi parla del prossimo Giro d’Italia, di un giro che va diviso in due fasi e di Vincenzo Nibali, manco a dirlo, come possibile vincitore nonostante i suoi 35 anni.

«Spaccato in due. Nei primi dieci giorni le difficoltà ci sono ma non altimetriche: basta un ventaglio, una caduta, una distrazione e puoi perdere il Giro. Poi cominciano le salite e si salvi chi può: sono davvero tante. Le abbiamo provate nei giorni scorsi e abbiamo scoperto che ci sono tappe difficilissime. […] Quest’anno ce ne sono proprio tanti che corrono per un posto sul podio. Ma in prima fila vedo Vincenzo e Roglic. Staccati, Dumoulin, Lopez, Yates e qualche altro. […] Vincenzo può fare questo e altro (vincere a 35 anni). Come motore è uno dei più forti che ho visto, se ci mette anche la testa e la condizione diventa imbattibile. Forse l’unica pecca è la squadra. Qualche volta la squadra serve ma a volte si può anche sfruttare quella degli altri».

Insomma non resta che goderci questo giro e vedere che succede.

 

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