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Il Dottor Massimo Galli, infettivologo primario al Luigi Sacco di Milano, parla di cosa si potrà fare a partire dal 4 maggio. Parla un po’ di tutto con La Gazzetta dello Sport, ed anche della sua passione sportiva: «Amavo giocare male a tennis, finché il mal di schiena e l’alimentazione da congressi medici mi han fatto prendere 5 kg. Poi sono interista di terza generazione: rare partite allo stadio, qualcuna davanti alla tv. Il fatto è che ho la fortuna di fare un lavoro che mi coinvolge molto e tanti interessi».

Dott. Galli
© ilfattoquotidiano.it

Ecco l’intervista completa:

È giusto scalpitare?
«Sì, perché è un segnale che c’è voglia di ricominciare. Ma serve molta gradualità e il rispetto reale delle norme di distanziamento».

Chi cammina, corre o pedala da solo rischia di fare danni?

«No, a patto che si evitino le situazioni di aggregazione. Diversamente torneremo da capo. Le metropoli, per esempio, non offrono ampi spazi. E ritrovarsi contemporaneamente in 100 o peggio in 1000 in un piccolo parco, sarebbe pericolosissimo».

Serviranno mascherine?
«Ecco un altro problema: sì, ma come si fanno a compiere certi atti più o meno agonistici indossandola?».

Per alcuni, runner e biker sono gli untori del Paese…
«Gli eccessi sono eccessi, sempre. Siamo arrivati all’assurdo di un jogger malmenato. Con l’aggravante che l’aggressore o gli aggressori che fossero, probabilmente stavano comunque violando la quarantena e certo non hanno rispettato le distanze. Nessuno può ergersi al ruolo di custode della comunità».

Da un punto di vista sociale, non sarebbe opportuno conce- dere qualcosa soprattutto ai più giovani e ai bambini?

«Hanno la mia massima solidarietà, ma temo sia troppo presto per dare segnali liberatori in un momento in cui, la chiusura totale, con grandi sacrifici di tutti, sta portando risultati. Il popolo italiano non è stupido, ma in giro c’è molta confusione e certe aperture potrebbero venir interpretate come un nefasto “liberi tutti”. Occorre cautela».

Sarà più pericoloso fare attività al coperto che all’aperto?

«La chiave è sempre il distanziamento. E l’uso della mascherina: io, vecchio asmatico, in questa stagione respiro male anche senza fare sport. Solo se nella fruizione degli impianti sarà possibile scaglionarsi, un po’ come succede nei supermercati, nel tempo si potrà fare attività indoor».

Men che meno si deve pensare al pubblico in tribuna…

«Anche un evento a porte chiu-e muove tutta insieme una quantità di persone».

Ma in circostanze come quelle attuali, i benefici psicofisici dell’attività sportiva non andrebbero ancor più tenuti in considerazione?

«Alcuni colleghi che si stanno occupando nel dettaglio della Fase 2, mi hanno interpellato. Ma il mio mestiere è un altro, non voglio dire corbellerie, devo stare attento. Aggiungo solo che c’è in giro un killer che non fa sconti. Il virus può passare dai bimbi ai genitori e ai nonni: poi si creano le colonne di camion con le bare sopra. Anche l’obesità, che con lo sport si combatte, manda all’altro mondo. Ora però le priorità devono essere altre. Non dimentichiamo, per esempio, che in Lombardia il fine infezioni è previsto per fine giugno, con anche una coda».

 
 

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