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L’ex centrocampista di Juventus, Sampdoria e Lazio, Vladimir Jugovic , parla ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. In gloria con la Juve durante la finale di Champions League 1996, oggi si “rivede in Sami (Khedira nda)”.

Jugovic
© gazzetta.it

Ecco l’intervista completa:

Jugovic, quante volte negli anni le hanno ricordato quel rigore all’Ajax del 1996…?

«Tante, tantissime, ma non mi infastidisce perché è il mio destino: sono felice e orgoglioso di essere nella storia della Juve e nel cuore dei tifosi. Non ero nemmeno il quinto rigorista, ma è capitato comunque a me: evidentemente qualcuno dall’alto mi ha regalato l’emozione che conserverò sempre».

E’ pronta ormai la Juve per ripetere quella scena?
«Mi auguro che succeda prima possibile, la Juve se lo merita. Nella vita serve sempre fortuna e a volte è mancata in finale. Una società così grande e così ben organizzata è destinata a vincere: la strada è giusta».

Tra la Champions alla Stella Rossa e quella alla Juve quale le ha dato più gioia?
«Emozioni diverse in tempi diversi, di vita e carriera. Anche i miei figli sono nati a 5 anni di distanza, come quelle due Coppe. La prima volta è qualcosa di nuovo, nella seconda sei un po’ più preparato».

Da Deschamps a Conte e Zidane, i suoi compagni di allora alla Juve sono quasi tutti allenatori: sorpreso di qualcuno?

«La nostra generazione ha avuto tanti grandi maestri. Alla Juve Lippi, ma Conte avrà imparato prima anche dal Trap. Alla Samp e alla Lazio avevamo Eriksson e di quella squadra, da Mihajlovic a Mancini, in tanti hanno proseguito su quella strada. All’inizio anche io avevo una mezza idea, ma meglio così perché c’è troppo stress e la vita è una sola».

Secondo lei ce la faremo a finire questa stagione?
«Se si riprende, sarà una vittoria per tutti. E saranno contenti anche quelli a cui non piace il pallone perché sarebbe quasi un segno di normalità. Ma sempre tenendo in mente che ora il campionato è in secondo piano: prima di tutto salviamo più vite possibile, poi ci sarà sempre tempo per giocare».

E se si giocasse ogni tre giorni, magari d’estate, chi sarebbe favorito?
«Se si giocasse, tutto sarebbe comunque nell’ombra del virus. Tutte e due le squadre in lotta hanno chance, ma il vincitore sarà meno importante del solito visto ciò che abbiamo vissuto e stiamo vivendo».

Le novità di quest’anno erano il suo ex compagno Conte all’Inter e Sarri alla Juve: l’hanno colpita?

«Conte è un professionista super, onora il suo lavoro: dà il 100% per la sua squadra, qualunque sia, e mette tutto se stesso per la vittoria. Su Sarri alla Juve dico che è giusto a volte cercare qualcosa di nuovo, fuori dagli schemi tradizionali e che i tifosi non si aspettano».

Di centrocampisti completi come lei ce ne sono pochi ormai: si rivede in qualcuno?

«In quelli a tutto campo, che difendono, attaccano, creano. Oggi devi saper fare ogni cosa e io vedo pochi centrocampisti capaci di farlo. Nella Juve di adesso, ad esempio, mi somiglia Khedira, utilissimo».

Per anni la Juve si è affidata a due campioni di scuola slava: Mandzukic e Pjanic.
«Mario ha dato tantissimo, anche in un ruolo non suo: Allegri è stato bravo a notare le sue doti da esterno. Miralem è un ottimo regista, alla Pirlo: alla Juve c’è gente che ha il compito di valutarlo e prenderà la scelta migliore anche su di lui».

E Ronaldo potrà ancora stare a questi livelli super?
«La sfida è solo contro se stesso. Da atleta. CR7 vuole dimostrare di poter allungare ancora la carriera: sarà meglio per la Juve che duri più possibile».

Che dire, invece, di questo exploit della Lazio?
«Ha potuto giocare più rilassata, con meno pressione. Inzaghi mi ricorda Eriksson, poi hanno una dirigenza bravissima a trovare sorprese. A me piace Correa e poi c’è Immobile, una sentenza. Certo, anche Milinkovic è migliorato tantissimo. Lo seguo da quando era nelle giovanili serbe: non gli è mai mancata la tecnica, ma alla Lazio si è strutturato tecnicamente e tatticamente. È intelligente e in gamba per decidere da solo il suo destino».

La Samp, prima sua squadra italiana, rischia…
«Sono molto legato alla Samp, ci ho pure giocato contro con la Stella Rossa. Bisogna sempre essere dentro a un club per capirlo davvero. Io mi auguro solo che ce la faccia, è importantissima per tutta la A».

Per chiudere: cosa le ha insegnato il calcio per gestire questo momento così duro?

«Tante volte ci si chiede perché una squadra che ha meno talento vinca: vuol dire che è stata più unita e concentrata sull’obiettivo. Vale per i campionati e pure per il coronavirus».

 
 

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