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Spesso sentiamo parlare di “vita nello spogliatoio”, un luogo considerato dagli sportivi sacro e inviolabile. Molto spesso non è tanto sul campo, quanto piuttosto proprio dentro lo spogliatoio che si cementa lo spirito di gruppo e si costruiscono grandissimi successi sportivi.

Nello spogliatoio di una squadra possono verificarsi litigi e scontri anche a muso duro, ma un gruppo si rafforza proprio in questo modo poiché dopo un sano confronto, anche vivace, si cresce e se ne esce più uniti di prima.

Senza averlo provato sulla propria pelle può risultare complicato comprendere la vita nello spogliatoio, ma proviamo a descriverla e a spiegarla raccontando alcuni grandi successi della storia dello sport.

Senso di appartenenza e di identificazione

Lo spogliatoio è il luogo dove gli atleti si incontrano prima della partita, per caricarsi a vicenda, e dopo la partita per festeggiare una vittoria o eventualmente per affrontare i perché di una sconfitta. Ma non è solo questo: in uno spogliatoio viene rafforzato il senso di appartenenza e di identificazione che si crea tra compagni di squadra tramite scherzi, goliardate e risate.

Gli elementi che accomunano ragazzi e ragazze di una stessa squadra sono la maglietta, la tuta sociale o i borsoni sportivi con logo della società, che li rendono parte integrante di un unico progetto. Gli atleti, sia professionisti che amatoriali, condividono obiettivi, desideri e sogni e così tramite lo spirito di squadra si crea un rapporto sincero di amicizia che va ben oltre una semplice partita.

In tal senso lo sport unisce, rafforza i legami e aiuta a socializzare. Diamo adesso un’occhiata ai più grandi successi nella storia dello sport che si sono potuti realizzare proprio grazie ad un forte spirito di squadra.

I successi mondiali dell’Italia calcistica dell’82 e del 2006

Ci sono due esempi lampanti che dimostrano come si possano realizzare delle vere imprese anche in condizioni avverse e senza il favore dei pronostici: la vittoria dei Mondiali di calcio dell’Italia nell’82 e oltre 20 anni dopo nel 2006.

Nel 1982 la nazionale di Bearzot partì tra polemiche e scetticismo. In particolare il ct fu accusato di aver lasciato a casa giocatori importanti, a partire dal romanista Pruzzo che fu il capocannoniere di serie A di quella stagione. Non si era inoltre placata l’eco del calcioscommesse che due anni prima si era abbattuta come un terremoto sul calcio italiano.

Le prime partite stentate, tre pareggi grazie ai quali l’Italia passò il girone per il rotto della cuffia, non fecero altro che alimentare quel clima di scetticismo. La squadra decise allora di fare fronte comune e compattarsi in un rigido silenzio stampa. Nel girone successivo l’Italia sembrava spacciata, essendo capitata in un girone di ferro contro Brasile e Argentina. Proprio in quell’occasione invece gli azzurri di Bearzot tirarono fuori le unghie fino alla straordinaria finale contro la Germania vinta per 3-1.

A distanza di 24 anni arrivò l’altro successo iridato, quello dell’Italia di Lippi. Anche in quell’occasione l’Italia partì tra 1.000 polemiche, dopo lo scandalo Calciopoli che investì tutto il sistema calcio nazionale.

Quell’Italia però, partita dopo partita e vittoria dopo vittoria, si compattava sempre di più e prendeva coscienza di quanto fosse forte. L’apoteosi fu la vittoria in semifinale contro la Germania, eliminata proprio in casa propria. La finale con la Francia e la saga dei rigori restano un ricordo indelebile che hanno raccontato una bellissima storia di grandissima unità di gruppo.

La leggenda dei fratelli Abbagnale

Nella storia dello sport italiano c’è un nome rimasto scolpito nella leggenda: quello dei fratelli Abbagnale. I due erano accomunati da un legame di sangue, quindi lo spirito di squadra era ancora più forte. Non va però dimenticato Giuseppe Di Capua, lo storico timoniere e grande amico dei fratelli Abbagnale che li guidò verso successi straordinari.

I fratelli Abbagnale magari non avevano il fisico scultoreo dei loro avversari ma, forti di uno strettissimo legame di sangue, andarono ben oltre i loro limiti e gettando il cuore oltre l’ostacolo riuscirono a vincere due titoli olimpici e ben 7 mondiali nel canottaggio. La mitica telecronaca di Galeazzi che sospinse i fratelli Abbagnale alla conquista dell’oro alle Olimpiadi di Seoul è una pietra miliare dello sport italiano.

Il decennio memorabile dell’Italia del volley degli anni ‘90

Un’altra leggenda che merita di essere raccontata è quella dell’Italia del volley degli anni ‘90, passata alla storia come generazione di fenomeni, capace di vincere praticamente tutto nel giro di un decennio.

Quel gruppo nacque e si cementò sotto la guida di Julio Velasco, allenatore argentino naturalizzato italiano che rivoluzionò i metodi di allenamenti, introdusse sessioni video per analizzare le partite azione per azione e redasse schede tecniche di rendimento personali dei vari giocatori.

Naturalmente ci misero molto del loro gli stessi giocatori, che costruirono un gruppo granitico e praticamente inscalfibile capace di vincere tre mondiali consecutivi nel 1990 e nel 1994 (con Velasco) e nel 1998 (con il brasiliano Bebeto).

Il palmares di quella squadra è ricchissimo e comprende anche tre ori europei, sette edizioni della World League e tante altre vittorie nelle principali manifestazioni sportive di quell’epoca.

 
 

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