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Per diventare direttore sportivo nel calcio attraverso il percorso FIGC occorre frequentare un corso per direttori sportivi, superare l’esame federale e richiedere l’iscrizione nell’Elenco dei Direttori Sportivi, rispettando requisiti e incompatibilità previsti dal regolamento.

La preparazione, però, non si esaurisce nel conseguimento della qualifica. Chi vuole lavorare in una società deve imparare a valutare giocatori, comprendere contratti e regolamenti, collaborare con l’allenatore e costruire un progetto compatibile con le risorse disponibili.

Questa guida si concentra sul direttore sportivo nel calcio italiano: negli altri sport, percorsi e riconoscimenti dipendono dalle rispettive federazioni.

Che cosa fa un direttore sportivo?

Il direttore sportivo, spesso abbreviato in DS, interviene nell’organizzazione sportiva della società. Il regolamento FIGC ne collega l’attività alla gestione dei rapporti con calciatori e tecnici, alle trattative tra club, ai trasferimenti e ai tesseramenti, sia in ambito professionistico sia dilettantistico.

Per comprendere il lavoro concreto, immaginiamo una squadra che debba rinforzare il centrocampo. Il problema non è soltanto individuare un giocatore tecnicamente valido: bisogna capire se risponde alle esigenze dell’allenatore, se il costo è sostenibile e se l’operazione può essere completata secondo le regole applicabili.

È proprio questa combinazione di valutazione tecnica e gestione a caratterizzare la preparazione del ruolo. I programmi formativi indicati dalla FIGC comprendono scouting, organizzazione dei club, diritto sportivo, bilanci, comunicazione e gestione dei gruppi.

Come diventare direttore sportivo FIGC

Il percorso richiede di distinguere tre passaggi: formazione, esame e iscrizione. L’attestato di un corso, da solo, non coincide con l’iscrizione nell’elenco federale.

1. Verificare i requisiti personali

Il comunicato relativo all’esame FIGC del luglio 2026 richiedeva:

  • un titolo di studio non inferiore al diploma di scuola secondaria superiore;
  • il godimento dei diritti civili;
  • l’assenza delle condanne definitive indicate dal regolamento;
  • l’assenza di interdizione, inabilitazione o assoggettamento a liquidazione giudiziale;
  • l’assenza di provvedimenti di preclusione da ogni rango o categoria FIGC.

Per partecipare era inoltre necessario un attestato di frequenza a un corso per direttori sportivi.

I requisiti dell’esame vanno distinti da quelli di ammissione al singolo corso: un ente può prevedere ulteriori condizioni o una selezione tra candidati.

2. Scegliere il corso e controllare le condizioni di accesso

Il corso organizzato direttamente dal Settore Tecnico FIGC non è l’unica possibilità.

Il regolamento ammette all’esame anche chi ha frequentato corsi per direttori sportivi organizzati da enti diversi dalla FIGC, accreditati o non accreditati, purché siano rispettati gli altri requisiti. Questo non rende automaticamente valido qualsiasi generico corso di management sportivo.

Prima di iscriversi, è utile chiedere all’organizzatore:

  • quale attestato viene rilasciato;
  • quali sono i riferimenti regolamentari del percorso;
  • come viene preparato l’accesso all’esame federale;
  • quali obblighi di frequenza sono previsti;
  • quali costi restano esclusi dalla quota.

L’accreditamento è un elemento da verificare separatamente: la FIGC pubblica una specifica procedura che disciplina caratteristiche e contenuti delle iniziative formative accreditabili.

3. Superare l’esame e richiedere l’iscrizione

Dopo il superamento dell’esame bisogna presentare la domanda di iscrizione alla Commissione competente, utilizzando la modulistica federale.

Il regolamento stabilisce un termine di cinque anni dal superamento dell’esame, a pena di decadenza, e richiede l’assenza delle incompatibilità previste. Tra queste rientrano la qualifica di agente sportivo e determinate altre attività federali.

Chi è già allenatore, calciatore o ricopre un altro incarico deve quindi controllare la propria posizione prima di completare l’iscrizione.

Serve la laurea per diventare direttore sportivo?

La laurea non era richiesta come requisito generale per l’esame FIGC del 2026: il titolo indicato era il diploma di scuola secondaria superiore.

Una laurea può comunque contribuire alla preparazione o essere richiesta da uno specifico percorso universitario.

Per esempio, il corso di alta formazione dell’Università di Bologna “La gestione delle società calcistiche” 2026/27 prevedeva l’accesso con laurea oppure con diploma accompagnato da almeno tre anni di esperienza professionale documentata presso un’organizzazione sportiva. L’ammissione era subordinata a selezione per titoli.

Per chi sta scegliendo cosa studiare, il consiglio è partire dalle competenze da sviluppare: economia per comprendere bilanci e budget, diritto per affrontare contratti e regolamenti, scienze motorie per approfondire l’area tecnica. Nessuno di questi percorsi sostituisce automaticamente gli adempimenti federali.

Bisogna essere stati calciatori professionisti?

Non bisogna confondere un’esperienza che può essere valorizzata nella selezione con un requisito obbligatorio per tutti.

Nel bando FIGC del corso 2025/26, le graduatorie consideravano attività da calciatore o allenatore, esperienze tecnico-sportive e organizzative presso club o organismi federali, titoli di studio e altri titoli. Erano previste riserve di posti e specifiche modalità di ammissione.

Il punto pratico è documentare il proprio percorso. Se hai lavorato in una società, conserva incarichi, contratti, attestazioni e documenti federali utili a dimostrare ruolo e durata dell’esperienza. Un curriculum preciso permette di valutare meglio a quali selezioni puoi partecipare.

Corso direttore sportivo FIGC: costo e durata

Il bando FIGC 2025/26, Comunicato ufficiale n. 70, prevedeva:

Voce Indicazione del bando 2025/26
Quota di partecipazione 5.200 euro
Durata didattica 144 ore
Lezioni in presenza 120 ore
Lezioni online 24 ore
Sede principale Centro Tecnico Federale di Coverciano
Partecipanti Massimo ordinario di 40 allievi
Spese di soggiorno A carico del partecipante

Il bando prevedeva anche una borsa di studio per la migliore tesi. Si tratta di un’edizione già conclusa: queste cifre sono un riferimento documentato, non il prezzo garantito di un futuro corso.

La pagina generale FIGC dedicata alla formazione manageriale riporta ancora 5.000 euro. Per l’edizione 2025/26, tuttavia, il documento specifico indicava 5.200 euro: quando una scheda riepilogativa e un bando differiscono, bisogna verificare le condizioni dell’edizione alla quale ci si candida.

Nel budget personale conviene includere anche trasporti, pernottamenti, pasti e giornate da dedicare alle lezioni. La quota di iscrizione non descrive necessariamente tutta la spesa.

Quanto costano i corsi esterni?

Non esiste una tariffa unica.

Come esempio verificabile, il percorso dell’Università di Bologna 2026/27 indicava un contributo ordinario di 4.000 euro, con riduzioni per determinate categorie. La durata era di dieci mesi e la scadenza del bando era il 10 settembre 2026, quindi già trascorsa alla data di aggiornamento di questa guida.

Il confronto tra corsi dovrebbe considerare programma, docenti, frequenza, modalità di svolgimento e preparazione all’esame, oltre al prezzo.

Come funziona l’esame da direttore sportivo?

Le modalità vanno controllate per ogni sessione.

Per l’esame svolto a Coverciano il 20 e 21 luglio 2026, il Comunicato ufficiale n. 507 prevedeva:

  • 30 domande a risposta multipla;
  • 60 minuti di tempo;
  • un punto per ogni risposta corretta;
  • zero punti per le risposte non date;
  • una penalizzazione di 0,30 punti per ogni risposta sbagliata;
  • almeno 20 punti per superare la prova.

Questo esempio mostra perché non conviene prepararsi utilizzando soltanto descrizioni di esami passati. Per le sessioni successive bisogna consultare la pagina ufficiale Esame per Direttore Sportivo, dove la FIGC pubblica i riferimenti alle modalità e al programma.

Che cosa si studia durante la formazione?

La preparazione richiesta comprende diverse aree.

Area Esempi di contenuti
Tecnica Valutazione del talento, scouting, scelta dell’allenatore
Organizzazione Struttura del club, settore giovanile, gestione dei gruppi
Regolamenti e diritto NOIF, tesseramenti, trasferimenti e rapporti di lavoro
Economia Bilancio delle società e contesto finanziario del calcio
Comunicazione Relazioni professionali e marketing sportivo

Questi ambiti compaiono nella procedura FIGC per l’accreditamento delle iniziative formative, che prevede una durata minima complessiva di 144 ore per i percorsi accreditabili.

Per avvicinarsi alla dimensione aziendale del settore, può essere utile anche leggere l’approfondimento sulle squadre di calcio quotate in Borsa.

Corso direttore sportivo dilettanti: quali differenze ci sono?

Chi cerca un corso da direttore sportivo per dilettanti incontra offerte formative differenti, che non vanno considerate equivalenti.

La pagina FIGC sulla formazione manageriale descrive il percorso per Collaboratore della Gestione Sportiva, organizzato sul territorio dalla LND con il supporto del Settore Tecnico e la collaborazione dell’ADISE. La scheda riporta 48 ore, un costo di 1.500 euro e un’età minima di 25 anni.

Queste sono indicazioni della scheda generale: prima di utilizzarle per una candidatura bisogna verificare disponibilità, requisiti ed effetti del titolo nel bando territoriale aggiornato.

Esistono poi corsi rivolti alla formazione dei dirigenti di società. Il Comitato Regionale Campania, per esempio, ha organizzato per il 2025/26 un percorso di 30 ore al costo di 90 euro, dedicato alla gestione delle ASD e SSD, con inizio nel febbraio 2026.

È un esempio di formazione dirigenziale territoriale: l’avviso non lo presenta come sostitutivo dell’esame federale da direttore sportivo.

Prima di pagare, occorre quindi capire se si sta acquistando:

  • una formazione generale per dirigenti;
  • un percorso relativo a una specifica qualifica dilettantistica;
  • un corso per prepararsi all’esame da direttore sportivo.

Per orientarsi tra i diversi contesti, è utile anche la guida su quali sono gli sport professionistici in Italia.

Come iniziare a lavorare nel calcio senza esperienza

La qualifica e l’esperienza sul campo rispondono a esigenze diverse. Per costruire un percorso professionale, una strategia pratica è partire da incarichi definiti e verificabili.

Cercare una prima collaborazione concreta

Puoi proporti a una società per attività compatibili con la tua preparazione e con i requisiti del ruolo: supporto organizzativo, raccolta di informazioni, analisi delle partite o affiancamento alle figure responsabili.

Nella candidatura, chiarisci disponibilità, competenze e contributo che puoi offrire. “Vorrei lavorare nel calcio” è un’intenzione; “posso preparare relazioni sulle squadre del girone e aggiornare un archivio delle osservazioni” è una proposta valutabile.

Preparare esempi del proprio lavoro

Un piccolo portfolio può contenere:

  • una relazione su una partita;
  • una scheda di osservazione di un calciatore;
  • un’analisi della rosa con esigenze per ruolo;
  • un’ipotesi di programmazione sportiva con un budget dichiaratamente simulato.

Sono esercizi consigliati per mostrare il proprio metodo, non documenti richiesti indistintamente dalla FIGC. È bene distinguere dati osservati, valutazioni personali e informazioni ancora da verificare.

Imparare a motivare le scelte

Un esercizio utile consiste nel confrontare più candidati per lo stesso ruolo, spiegando punti di forza, limiti e compatibilità con il progetto.

L’obiettivo è passare dal giudizio generico — “è un buon giocatore” — a una proposta motivata, che un allenatore o un responsabile possa discutere.

Direttore sportivo: stipendio e possibilità di guadagno

Non posso confermare uno stipendio medio nazionale attendibile per tutti i direttori sportivi: nelle fonti consultate non emerge una rilevazione omogenea che permetta di confrontare categorie, responsabilità e forme contrattuali.

Per valutare una proposta bisogna chiarire almeno:

  • compenso lordo o netto;
  • durata e impegno richiesto;
  • parte fissa ed eventuali bonus;
  • trasferte e spese rimborsabili;
  • mansioni effettive e responsabilità.

Un incarico di supporto in una realtà locale e la direzione sportiva di un grande club non costituiscono lo stesso mercato del lavoro.

Stipendio direttore sportivo Serie A: un esempio documentato

Nel maggio 2025, Calcio e Finanza riportava per l’accordo di Igli Tare con il Milan un compenso di circa 800.000 euro netti a stagione.

La testata presentava la cifra come indiscrezione: è quindi un riferimento giornalistico relativo a quel contratto, non una retribuzione ufficiale certificata né una media della Serie A.

È inoltre necessario distinguere il direttore sportivo da amministratori delegati, direttori generali e responsabili con deleghe più ampie: confrontare i loro compensi senza considerare le funzioni può creare aspettative poco realistiche.

Da dove partire per diventare direttore sportivo

Il primo passo concreto è consultare il Regolamento FIGC dei Direttori Sportivi e la documentazione della prossima sessione formativa o d’esame.

Poi conviene mettere per iscritto tre elementi: i requisiti già posseduti, le competenze da sviluppare e il budget disponibile. Questo permette di scegliere un corso in funzione del proprio obiettivo e di cercare, parallelamente, esperienze coerenti.

Per chi parte da zero, una candidatura precisa e un primo incarico svolto con continuità sono obiettivi più concreti del semplice inseguimento di un titolo. La formazione acquista valore quando aiuta a leggere meglio una partita, comprendere una regola e prendere decisioni motivate.

 
 
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