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Tutti a lodarlo, ma Agnelli ha pensato solo a sè. I calciatori rinunceranno solo a 1,5 stipendi e 2,5 li riceveranno dopo il 30 giugno, il tutto per ripulire l’impresentabile prossimo bilancio, vero interesse del club. In realtà occorrono tagli maggiori, la Juve ha fatto un danno

Dall’account twitter di Paolo Ziliani

IL DOPPIO FRONTE

Monica Colombo per il “Corriere della Sera”

Una domenica frenetica, la terza senza calcio. I vertici della Lega di serie A hanno trascorso il pomeriggio a studiare nei dettagli il documento da inviare all’ Aic sul congelamento degli stipendi «sino a data da destinarsi» e a preparare il comunicato che ha come bersaglio il ministro dello sport Spadafora.

L’ accordo partorito sabato sera dalla Juventus, che taglia gli emolumenti da marzo a giugno alla squadra e al tecnico, alleggerendo il monte ingaggi di 90 milioni, salvo restituire ai diretti interessati nella prossima stagione due mensilità su quattro se non si tornerà a giocare o addirittura tre se invece si arriverà in fondo, non piace alla Lega. Non tanto per il risultato, quanto per i tempi e il modo in cui è arrivato. In via Rosellini (sede della Lega Serie A nda) speravano di potersi presentare all’Aic (l’altro ieri sera alle 19) con un fronte compatto e invece, così, la serie A rischia di dare un’ immagine diversa, in cui ognuno va per la propria strada. Anche molti club sono rimasti sorpresi.

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© Dagospia

L’azione della Juve viene considerata un escamotage finanziario per sistemare il bilancio. L’ Inter, che non è quotata in Borsa, avvierà le trattative con i suoi giocatori senza fretta dopo Pasqua; il Milan sta seguendo un suo percorso; la Roma invita a ragionare di sistema. Il fronte non è compatto.

Intanto la Lega proporrà al sindacato il congelamento degli stipendi da marzo sino a giugno. Non si parla di tagli perché per quelli ogni società deve procedere per la sua strada. La decisione è stata presa essenzialmente per tre motivi: fronteggiare la scarsa liquidità di questo periodo, evitare eventuali penalizzazioni in classifica e che qualche giocatore possa chiedere a maggio la messa in mora e quindi svincolarsi.

Il modello Juve, per assurdo, non dispiace filosoficamente all’Aic. I calciatori sanno che devono fare la loro parte. «Cercheremo una soluzione condivisa», ha detto il presidente Damiano Tommasi. Alla comunicazione di sospensione l’Aic risponderà con una richiesta perentoria: che tutti i club si mettano in regola con i pagamenti di gennaio e febbraio.

E prima di parlare di alleggerire le tasche dei giocatori, il sindacato vorrebbe che la serie A quantificasse il danno e per farlo bisognerà sapere se si ricomincerà a giocare.

Tommasi è convinto di no: «Dopo le parole del ministro Spadafora c’è la preoccupazione che i campionati si chiudano qui e bisogna porsi il problema da un punto di vista sportivo e dei contratti».

In realtà Spadafora ha solo ribadito che riprendere il campionato nel weekend del 2-3 maggio è irrealistico e che proporrà il blocco delle attività, compresi gli allenamenti, a tutto il mese di aprile. La Figc non perde la speranza di arrivare in fondo e intanto applaude i bianconeri: «L’accordo è un esempio per tutto il sistema. Ringrazio Chiellini, i suoi compagni e l’allenatore Sarri perché nel solco della collaborazione che auspichiamo da giorni, hanno posto l’ interesse generale al centro dei discorsi», il commento del Presidente Gravina.

Il presidente federale avrà il compito, tutt’ altro che agevole, di provare a smussare le tensioni tra lo stesso Spadafora e il governo in generale e la Lega Serie A.

Le polemiche dopo l’ ultima giornata giocata, l’ 8 marzo, hanno lasciato il segno. E si sono persino accentuate. In via Rosellini rivendicano il ruolo di motore del movimento, con oltre 32 milioni di tifosi, un fenomeno che dà lavoro a più di 300 mila persone, generando l’ 1 per cento del Pil. «Produciamo ogni anno circa 3 miliardi di ricavi con un indotto di 8 miliardi e una contribuzione fiscale di un miliardo», si legge nella nota della serie A in cui si ricorda che su queste cifre si regge l’ intero movimento. «Non è il momento di fare polemiche e demagogie. Certi numeri parlano da soli – ha spiegato il presidente Dal Pino – ed evidenziano il ruolo della Lega a sostegno del calcio di base e di tutto lo sport»

 
 

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