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La Fiorentina ha girato pagina. Dopo l’esonero di Stefano Pioli (ufficiale il 4 novembre, squadra a Daniele Galloppa ad interim), il club viola ha accelerato per Paolo Vanoli, individuato come profilo giusto per rialzare una classifica complicata e rimettere in ordine principi e fiducia. Nelle ultime 48 ore i principali organi d’informazione sportiva italiani hanno allineato lo scenario: Vanoli è a un passo, con accordo in definizione e un unico nodo tecnico-burocratico da sciogliere, la risoluzione del precedente rapporto con il Torino.

L’uscita di Pioli – riapprodato a Firenze in estate e poi scivolato in un avvio di stagione nerissimo – è stata accompagnata dalla decisione di affidare due gare a Galloppa per guadagnare tempo nella scelta del nuovo tecnico. In parallelo, le shortlist sono state scremate: in corsa erano rimasti Vanoli e Nesta (più indietro D’Aversa), con un prudente “non si esclude” dedicato a Palladino. Nelle ultime ore, però, il fronte viola si è compattato su Vanoli.

Perché Vanoli

Al netto dell’ovvia urgenza di punti, la scelta racconta un’idea precisa. Vanoli ha costruito la sua reputazione recente su tre pilastri: organizzazione, intensità, lavoro sui dettagli senza palla. A Venezia ha lasciato una squadra riconoscibile e “allenata” nell’arco dei 90’, mentre a Torino ha mostrato di saper portare ordine in contesti emotivamente complessi. La Fiorentina, oggi, chiede esattamente questo: compattezza corta, gestione degli ultimi 20 metri difensivi (tema dolente) e un piano offensivo più verticale quando il possesso diventa sterile.

Che Fiorentina vedremo

Non è un etichettatore di moduli, ma l’identikit tattico è chiaro. Vanoli lavora bene con:

  • linea a tre pronta a salire aggressiva; quinti “larghi” che danno ampiezza vera e aiutano la riaggressione;
  • centrocampo a due con compiti complementari (ordine + gamba);
  • un riferimento offensivo che lega il gioco per liberare gli inserimenti.

Tradotto in viola: possibile valorizzazione di esterni a tutta fascia (chi resta più alto alterna ampiezza e tagli interni), mezzali chiamate ad attaccare l’area con più continuità, e una richiesta esplicita di difesa proattiva nei primi secondi post-perdita. Sono aggiustamenti immediati, che non stravolgono ma riordinano.

I primi interventi attesi

La priorità è abbassare il rumore intorno alla squadra, stabilizzare le uscite dal basso e ridurre i gol subiti su palle inattive e seconde palle. Nei primi allenamenti, l’accento sarà su:

  • distanze tra reparti (10–12 metri reali, non teorici);
  • trigger di pressione condivisi (quando saltare, quando scappare);
  • rifinitura più verticale: un passaggio in meno, un attacco in più alla profondità.

Senza mercato – prima di gennaio – la leva è la qualità del lavoro settimanale. Ma proprio sull’inverno la proprietà ha lasciato intendere disponibilità a “interventi mirati”: un esterno a tutta fascia e un profilo d’ordine in mezzo possono alzare la soglia competitiva.

I rischi (e come mitigarli)

Il calendario non aspetta. Subito scontri diretti e ambiente caldo. Vanoli porta un metodo che chiede adesione immediata: se lo spogliatoio risponde, la curva prestazionale sale in fretta; se la squadra fatica a “credere”, il tempo diventa il primo avversario. Qui sarà decisiva la comunicazione interna (ruoli chiari, gerarchie leggere ma definite) e la gestione dei finali, difetto ricorrente nelle ultime uscite viola.

Lo stato dell’arte

Ad oggi, la fotografia è questa: Pioli esonerato, Galloppa traghettatore per il brevissimo periodo, Vanoli in chiusura (serve la risoluzione col Torino e l’ultimo via libera). La timeline resta stretta: l’obiettivo è metterlo in panchina già al prossimo turno per massimizzare l’effetto scossa.

 
 
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