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Tomas Brolin, icona crociata anni ’90, ha fatto visita al Mutti Training Center e ha espresso pubblicamente sostegno al giovane tecnico Carlos Cuesta: “Scelta giusta, ci vuole coraggio”. Tra memoria e presente, ecco perché le sue parole a La Gazzetta dello Sport contano per l’ambiente gialloblù.

«La vita è troppo breve per non divertirsi, tutto cambiò quando conobbi un inventore, ho fatto il giocatore di poker a livello pro, ma anche quello mi ha stufato»

Tomas Brolin Parma
© Libero Quotidiano

Parma ha riabbracciato Tomas Brolin. L’ex fuoriclasse svedese, simbolo del ciclo d’oro crociato, si è fermato a Collecchio per assistere a un allenamento, visitare il Museo Ernesto Ceresini e scambiare parole e sorrisi con Carlos Cuesta e con i connazionali presenti in rosa. Ma non è stata solo nostalgia: in un’intervista locale Brolin ha “promosso” la scelta del club su Cuesta, il 29enne arrivato da vice dell’Arsenal e oggi allenatore più giovane della Serie A. “È la scelta giusta. Nella vita serve coraggio. Il Parma ha giocato un buon calcio contro il Cagliari, resto fiducioso”, ha detto.

Poi ha parlato anche della sua vita a Parma.

«Mi mancano tante cose di quel periodo, la cucina, le partite a tennis con il mio amico Giampiero Alinovi e i duelli a ping pong con Gianfranco Zola. Lo battevo spesso. Avevo il tavolo nella mia casa alle porte della città, passavamo ore e ore a sfidarci. Così è nata una bella amicizia che dura ancora oggi».

Le gioie e i dolori della sua carriera calcistica

Brolin non è un ex qualsiasi a Parma: Coppa Italia, Coppa delle Coppe, Supercoppa UEFA e Coppa UEFA in maglia Parma sono un biglietto da visita che parla ancora alla città. Il suo giudizio ha quindi una risonanza che va oltre il tributo sentimentale: è un segnale all’ambiente — tifosi, spogliatoio, club — sul fatto che la linea giovane e innovativa scelta dal Parma abbia legittimità. E in uno spogliatoio con nuove gerarchie, la benzina della fiducia pubblica conta.

Anche tante vittorie con la nazionale, che gli portarono a guadagnare il terzo posto del mondiale statunitense del 1994 con la sua Svezia.

«Con la Svezia sono arrivato terzo al Mondiale nel 1994. E in quell’anno mi piazzai al quarto posto nella classifica del Pallone d’Oro, dietro a Stoichkov, Roberto Baggio e Paolo Maldini. Mica male, no?».

Il ritiro dal calcio giocato a soli 28 anni

«Ero sinceramente stanco di allenarmi tutti i giorni e mi frullavano altri progetti in testa. Sono sempre stato molto curioso. Un uomo si avvicinò a me. Era un personaggio strano: un inventore. Mi propose la sua nuova idea di aspirapolvere. Ne fui letteralmente attratto e con lui aprii un’azienda. Fu la spinta che non mi diede più la voglia di tornare in campo. La vita è troppo breve per fare cose noiose, io ero soddisfatto della mia carriera da calciatore».

 
 
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