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Maldini racconta per la prima volta la sua versione

Paolo Maldini ha rotto il silenzio sulla brevissima esperienza ai vertici della Nazionale italiana e sulle ragioni che hanno portato lui e Leonardo a lasciare il progetto FIGC.

In una lunga intervista concessa ad Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera e pubblicata il 9 agosto, l’ex capitano del Milan ha ricostruito il rapporto con Giovanni Malagò, la ricerca del nuovo commissario tecnico e il momento nel quale, secondo la sua versione, gli accordi iniziali sarebbero cambiati.

Il racconto contiene retroscena importanti: Carlo Ancelotti contattato, Pep Guardiola molto vicino alla Nazionale, Daniele De Rossi e Fabio Grosso inizialmente presi in considerazione e Andrea Pirlo scelto come candidato finale prima dello stop che ha provocato la rottura.

Il primo contatto con Malagò

Secondo Maldini, il rapporto sarebbe cominciato già a Pasqua, quando Malagò gli avrebbe anticipato la possibilità di candidarsi alla presidenza della FIGC e gli avrebbe chiesto la disponibilità a partecipare al nuovo corso federale.

La proposta concreta sarebbe poi arrivata alla vigilia delle elezioni: presidente del Club Italia e responsabilità su un progetto che, nell’idea di Maldini, non avrebbe dovuto riguardare esclusivamente la Nazionale maggiore ma l’intero sistema calcistico italiano.

Da qui la scelta di coinvolgere Leonardo e costruire una vera direzione tecnica tra vertice federale e allenatore della Nazionale. Per Maldini, il commissario tecnico avrebbe dovuto confrontarsi quotidianamente con una struttura sportiva e non fare riferimento esclusivamente al presidente federale.

Il punto decisivo: chi sceglieva il commissario tecnico?

Il nodo centrale della ricostruzione riguarda proprio la scelta dell’allenatore.

Maldini sostiene di aver chiesto immediatamente a Malagò chi avrebbe avuto la responsabilità finale sul nuovo ct. Secondo l’ex capitano, l’accordo prevedeva che lui e Leonardo individuassero il tecnico e che il presidente federale ne ratificasse la scelta.

Quell’equilibrio, sempre secondo Maldini, sarebbe successivamente cambiato. Da qui la decisione di lasciare prima ancora dell’inizio effettivo del contratto quadriennale previsto dal 1° agosto.

È importante sottolineare che si tratta della ricostruzione fornita da Maldini nell’intervista: le responsabilità e le valutazioni sull’accordo con Malagò sono quindi presentate dal suo punto di vista.

Il progetto: meno esasperazione tattica, più tecnica

Dietro la scelta dell’allenatore c’era un’idea precisa.

Maldini e Leonardo volevano modificare il modo in cui l’Italia forma i propri calciatori, dando maggiore peso alla tecnica individuale, all’uno contro uno e a una mentalità offensiva. L’ex dirigente sostiene che il movimento italiano sia rimasto indietro proprio sotto questi aspetti.

Il progetto avrebbe dovuto procedere su due velocità: nel lungo periodo una rifondazione coinvolgendo Serie A, B, C, dilettanti e le diverse componenti federali; nell’immediato una Nazionale competitiva per gli appuntamenti già in calendario.

Per completare una trasformazione di quella portata Maldini stimava un periodo di otto-dieci anni, pur consapevole che i risultati della squadra maggiore avrebbero dovuto arrivare molto prima.

De Rossi, Grosso e Pirlo: i primi tre nomi

La prima lista costruita da Maldini e Leonardo comprendeva tre campioni del mondo del 2006: Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso.

La preferenza era orientata verso un allenatore relativamente giovane, con esperienza diretta della Nazionale e una visione compatibile con il progetto tecnico offensivo.

De Rossi e Grosso sarebbero però diventati rapidamente impraticabili. Maldini racconta che Malagò aveva escluso la possibilità di sottrarre allenatori alle società di Serie A nel pieno della preparazione estiva, anche in virtù degli equilibri costruiti durante l’elezione federale.

A quel punto Pirlo era diventato il candidato più concretamente disponibile.

La telefonata ad Ancelotti

Prima di arrivare definitivamente a Pirlo, Maldini e Leonardo hanno provato anche una soluzione molto più prestigiosa.

Carlo Ancelotti è stato contattato direttamente. Il tecnico, legato a Maldini da un rapporto personale profondo, avrebbe però ribadito l’impegno con il Brasile dopo aver ricevuto una nuova manifestazione di fiducia dalla federazione verdeoro.

Il contatto non si è quindi trasformato in una trattativa vera e propria, ma testimonia il livello dei profili valutati.

Guardiola è stato davvero vicino alla Nazionale

Il retroscena più clamoroso riguarda Pep Guardiola.

Maldini ha raccontato che il tecnico aveva manifestato attraverso conoscenze comuni una certa apertura alla possibilità di allenare una nazionale. Lui e Leonardo sono quindi andati a Barcellona, trascorrendo una giornata con Guardiola e discutendo concretamente del progetto italiano.

Il confronto sarebbe stato molto approfondito, fino allo studio delle rose delle diverse selezioni giovanili italiane. Guardiola avrebbe persino cominciato a ragionare sulle possibili formazioni.

Maldini smentisce inoltre che il mancato accordo sia dipeso da una richiesta economica da circa 20 milioni di euro. Secondo il suo racconto, la questione economica non sarebbe stata decisiva.

Perché Guardiola avrebbe detto no

La ragione sarebbe stata soprattutto personale.

Dopo un decennio estremamente intenso in Premier League e problemi fisici che lo avevano portato anche a un intervento alla schiena, Guardiola avrebbe preferito concedersi un periodo di riposo.

Il no, dunque, non sarebbe arrivato per mancanza di interesse nel progetto italiano.

È probabilmente il passaggio più sorprendente dell’intervista: la possibilità di vedere Guardiola sulla panchina azzurra sarebbe stata molto più concreta di quanto apparso pubblicamente durante quelle settimane.

Il caso Pirlo e la società di scommesse

Dopo il mancato accordo con Guardiola, Maldini e Leonardo sono tornati su Andrea Pirlo.

La candidatura è però entrata in crisi quando è emerso il rapporto commerciale dell’ex centrocampista con una società di scommesse russa. Maldini riconosce che la vicenda aveva un peso reputazionale, ma sostiene che non vi fossero impedimenti giuridici alla nomina e che Pirlo fosse disposto a interrompere quel rapporto.

Secondo l’ex dirigente, il caso sarebbe stato utilizzato in maniera eccessiva fino a trasformarsi nel motivo per abbandonare una scelta che, dal punto di vista tecnico, lui e Leonardo continuavano a sostenere.

È proprio su questo passaggio che il rapporto con Malagò sarebbe definitivamente naufragato.

Il ricordo di Franco Baresi

L’intervista si apre anche con un momento molto personale dedicato a Franco Baresi, scomparso pochi giorni prima.

Maldini ricorda i circa venticinque anni trascorsi accanto all’ex capitano rossonero e lo indica come un modello di leadership perfettamente compatibile con il proprio carattere: una figura capace di guidare soprattutto attraverso i comportamenti.

Il ricordo permette anche a Maldini di affrontare un’altra critica che lo accompagna da dirigente, quella di essere eccessivamente intransigente. La sua risposta è sostanzialmente che difendere responsabilità e competenze affidate non significa essere legati alla posizione.

Un progetto durato meno di un mese

La nuova avventura federale di Maldini era cominciata ufficialmente a luglio e avrebbe dovuto rappresentare l’inizio di una rifondazione del calcio italiano.

È terminata invece nel giro di poche settimane.

L’intervista del 9 agosto aggiunge però molti elementi che durante la crisi erano rimasti nascosti: Guardiola realmente discusso, Ancelotti contattato, tre giovani campioni del mondo individuati per la panchina e soprattutto un conflitto sulla reale autonomia della direzione tecnica.

La versione di Maldini è chiara: aveva accettato per esercitare una responsabilità concreta e non per occupare un incarico rappresentativo. Quando ha ritenuto che quelle condizioni fossero cambiate, ha preferito andarsene.

E il dettaglio destinato probabilmente a restare più a lungo è uno: Pep Guardiola sulla panchina dell’Italia non sarebbe stata soltanto una fantasia di mercato.

 

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