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Miguel Ángel Russo, tecnico del Boca Juniors, è morto a 69 anni dopo una lunga malattia. Vinse la Copa Libertadores 2007 e il campionato 2020 con il Boca, oltre a trofei in Argentina e Colombia (con Millonarios). Il cordoglio di club e federazioni.

Miguel Angel Russo
© goal.com – Getty Images

Il calcio sudamericano piange Miguel Ángel Russo. A 69 anni, il tecnico del Boca Juniors è scomparso dopo aver combattuto a lungo contro il cancro alla prostata. La notizia è stata confermata dal club e rimbalzata dalle principali agenzie internazionali. Russo, tornato alla guida del Boca nel maggio 2025 per preparare il Mondiale per Club USA 2025, ha continuato a lavorare finché le condizioni glielo hanno consentito. Nella sua carriera resteranno scolpite la Libertadores 2007 vinta con Riquelme faro tecnico, lo scudetto 2019/20 in Argentina e il doppio trionfo in Colombia con il Millonarios (liga 2017-II e Superliga 2018). Una traiettoria lunga, rispettata, che ha lasciato segni profondi in più Paesi.

L’uomo delle panchine (e dello spogliatoio)

Nato a Buenos Aires nel 1956, ex centrocampista di personalità con oltre 400 partite nell’Estudiantes, Russo ha attraversato da allenatore quasi tutta la mappa del calcio latino: Lanús, Estudiantes, Rosario Central, Vélez, Racing, San Lorenzo, Cerro Porteño, Alianza Lima, fino all’esperienza saudita con Al-Nassr. Ovunque ha portato un tratto comune: rispetto delle gerarchie, gestione umana del gruppo, capacità di tarare il sistema sui giocatori e non viceversa. A Boca resterà per sempre l’allenatore che alzò la Libertadores 2007 (con un Riquelme in stato di grazia) e che, da “repatriado”, riportò lo scudetto alla Bombonera nel 2020.

L’ultimo ciclo e la lotta contro la malattia

Negli ultimi mesi, tra ricoveri domiciliari e pause concordate, il tecnico ha provato a restare vicino alla squadra. Le cronache raccontano un Russo lucido nelle scelte, presente quando poteva, che ha delegato lo staff nei momenti più delicati. La sua scomparsa ha attivato un abbraccio trasversale: messaggi di club rivali, della AFA e dei campioni che lo hanno incrociato in carriera (da Riquelme a tanti ex Estudiantes). Il cordoglio non è solo per il professionista vincente, ma per l’uomo: chi lo ha conosciuto ricorda una gentilezza antica in un mondo spesso spigoloso.

Cosa lascia al Boca (e al calcio)

Al Boca resta un’eredità tecnica e culturale: un’idea di calcio in cui la compattezza difensiva convive con la libertà dei talenti offensivi; un club che si sente ancora competitivo nel continente; uno spogliatoio cresciuto nella responsabilità condivisa. Al calcio sudamericano, Russo lascia una mappa di idee esportate in giro per il mondo: in Messico, in Paraguay, in Perù, in Colombia (dove ha vinto e lasciato un modello). E lascia una linea umana: la dignità con cui ha vissuto e raccontato la malattia.

Le prossime ore

Il Boca Juniors ha annunciato iniziative commemorative alla Bombonera e valuterà i passaggi tecnici più opportuni sul fronte panchina. Per ora è il tempo del silenzio e del ringraziamento a un allenatore che ha attraversato generazioni. I necrologi ufficiali parlano già di “leyenda”: definirlo così non è retorica, è esattezza.

 
 
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