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 Chapeau per Arjen

Il cammino mondiale degli orange finisce sempre sul più bello, eppure di squadroni ne ha sempre avuti. Gli olandesi ci hanno da sempre abituati ad avere nella loro selezione uomini, prima ancora che calciatori.

Il percorso del giocatore olandese, e di tutta la squadra, nel mondiale brasiliano ha avuto un inizio stupefacente, dove hanno stravinto il girone estromettendo i campioni in carica della Spagna, poi si è rivelato un po’ più in facile sul tabellone, ma molto meno sul campo. Vincono 2-1 ai tempi supplementari contro il Messico agli ottavi, per poi riuscire a superare ai quarti di finale lo straordinario Costa Rica (che ha estromesso l’Italia vincendo il girone) solo ai rigori.

Fino ad arrivare all’albiceleste, un muro che non si infrange neanche ai rigori, dimostrando ancora una volta il complesso della nazionale olandese in generale, e di questa in particolare (seconda ai Mondiali sudafricani del 2010), di sfiorare l’olimpo.

Dopo l’immeritata sconfitta contro l’Argentina ai calci di rigore, l’Olanda dimostra ancora una volta questa tradizione, e Arjen Robben a fine partita sarebbe andato in tribuna a consolare il figlio che, ancor più del padre, anche lui aveva un sogno mondiale… ora potrà però dire di avere un papà mondiale!

 

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