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Roberto De Zerbi e il Marsiglia si separano con effetto immediato. La comunicazione del club parla di decisione maturata “di comune accordo”, ma il timing racconta da solo la pressione: arriva dopo una sconfitta pesantissima contro il Paris Saint-Germain (5-0) e in un momento in cui l’ambiente è scosso anche dagli esiti europei.

Perché succede adesso

Secondo Reuters, la dirigenza e lo staff hanno discusso collettivamente la scelta, con l’obiettivo di affrontare le difficoltà sportive nella seconda parte di stagione. Reuters aggiunge anche il contesto di classifica: Marsiglia era quarto dopo 21 giornate e lontano dalla vetta.
Il Guardian conferma la separazione dopo il “martello” del Classique e richiama il clima generale attorno alla squadra.

Nel calcio moderno non sempre si paga solo il risultato: si paga la sensazione di “deriva”. E quando la partita simbolo (contro PSG) diventa uno schiaffo pubblico, spesso diventa anche la fine di un ciclo.

Cosa lascia De Zerbi

Il Marsiglia di De Zerbi ha avuto momenti di identità forte: costruzione bassa, coraggio, ricerca del dominio territoriale. Ma quel calcio chiede due cose difficili da tenere insieme:

  1. giocatori tecnicamente adatti in ogni reparto,
  2. serenità ambientale.

Quando manca la prima, il sistema diventa fragile. Quando manca la seconda, diventa esplosivo.

E adesso? Il “mercato” degli allenatori

Il nome di De Zerbi, per profilo e idee, resta appetibile. Il suo calcio è riconoscibile e “vendibile” anche fuori dall’Italia, e la separazione da Marsiglia — proprio perché formalizzata come accordo — tende a lasciare porte aperte.

La domanda pratica è: chi può permetterselo? Un club che:

  • accetti un periodo iniziale di adattamento,
  • investa su un paio di ruoli chiave,
  • protegga il progetto quando arrivano due sconfitte.

In caso contrario, De Zerbi rischia di finire in un’altra “centrifuga” ambientale. E dopo Marsiglia, sarebbe il copione peggiore.

 
 
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