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Dopo l’Atalanta il ruolo di Tare diventa centrale

Igli Tare è entrato nella settimana più delicata della sua prima stagione da direttore sportivo del Milan. La sconfitta interna contro l’Atalanta ha lasciato i rossoneri dentro una corsa Champions ancora aperta ma molto più fragile, e il dirigente albanese è diventato una delle figure chiamate a tenere insieme squadra, allenatore e società. Dopo il ko di San Siro, Sportmediaset ha riportato la sua apertura all’ipotesi ritiro per preparare la sfida contro il Genoa, mentre Massimiliano Allegri sarebbe apparso più prudente rispetto a questa soluzione.

È un dettaglio che racconta bene il momento. Il ritiro non è mai solo una decisione logistica. È un segnale: indica all’esterno che la situazione è seria, che la squadra deve isolarsi, che la società percepisce la necessità di una scossa. Tare, da uomo di campo e dirigente abituato a vivere il quotidiano dello spogliatoio, sembra aver letto la gara col Genoa come un passaggio da proteggere anche sul piano emotivo.

Un anno dopo la nomina, il bilancio è già sotto esame

Il Milan aveva ufficializzato Tare come direttore sportivo della prima squadra il 26 maggio 2025, spiegando che avrebbe riportato all’amministratore delegato Giorgio Furlani. Era una scelta forte, arrivata dopo una stagione complicata e pensata per restituire competenza tecnica a un’area sportiva molto discussa.

A meno di un anno da quella nomina, però, il suo futuro viene già considerato incerto da diverse ricostruzioni di mercato. Tuttomercatoweb ha scritto che il futuro di Tare e Allegri è tutto da definire, con Tony D’Amico indicato tra i possibili nomi per una eventuale sostituzione in area dirigenziale.

Il paradosso è evidente. Tare era arrivato per dare stabilità, ma si ritrova dentro una struttura nuovamente esposta a possibili cambiamenti. Eppure, nelle ultime uscite pubbliche, ha provato a difendere il progetto, parlando di mercato, giovani, italiani e continuità tecnica.

Mercato, italiani e sintonia con Allegri

Nei giorni precedenti al crollo con l’Atalanta, Tare aveva lasciato diversi indizi sul futuro del Milan. In un’intervista riportata dalla Gazzetta dello Sport, il ds aveva parlato della necessità di lavorare su più italiani, giovani e profili coerenti con l’idea di Allegri, sottolineando anche la sintonia con l’allenatore in vista della prossima stagione.

È una linea che ha senso sulla carta. Il Milan ha bisogno di identità, non solo di talento. Ha bisogno di una rosa meno ibrida, più riconoscibile, con giocatori capaci di reggere San Siro e di dare continuità. Ma il mercato non può essere letto fuori dal risultato finale: con la Champions cambiano budget, attrattività e margini di manovra; senza Champions, ogni operazione diventa più difficile.

Modric, Leao e le scelte simboliche

Tare si è esposto anche sul futuro di Luka Modric, spiegando a Sky Sport di ritenere possibile una permanenza del croato al Milan. Il contratto del centrocampista scade il 30 giugno, ma prevede un’opzione di prolungamento fino al 2027.

La gestione di Modric è simbolica. Da un lato c’è l’esperienza, la qualità, la leadership di un campione che può ancora incidere in uno spogliatoio giovane. Dall’altro c’è la necessità di costruire un Milan più dinamico, meno dipendente da soluzioni di prestigio e più solido nel medio periodo. Lo stesso discorso, in modo diverso, riguarda Rafa Leao: un talento enorme, ma ancora al centro di valutazioni sul rendimento e sulla continuità.

Tare tra protezione del gruppo e responsabilità

Dopo la contestazione dei tifosi, Tare ha riconosciuto il diritto della piazza a protestare. È una posizione inevitabile, ma anche delicata: un dirigente deve proteggere la squadra senza negare la realtà. Il Milan vive un momento in cui le parole contano quasi quanto le scelte tecniche. Dire troppo può incendiare l’ambiente; dire troppo poco può sembrare fuga dalle responsabilità.

Il destino del ds dipenderà da più fattori: qualificazione Champions, rapporto con Furlani, valutazione della proprietà, posizione di Allegri e credibilità del piano mercato. Tare ha l’esperienza per reggere la pressione, ma il Milan non concede tempi lunghi quando il clima diventa così teso.

La partita con il Genoa può diventare il primo spartiacque. Non deciderà da sola il futuro di Tare, ma dirà se la squadra è ancora in grado di rispondere. E per un direttore sportivo, alla fine, la risposta del campo resta sempre la più pesante.

 
 
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