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La Nazionale riparte da Baldini nelle amichevoli di giugno

Silvio Baldini si prepara a vivere una parentesi breve ma tutt’altro che marginale sulla panchina della Nazionale maggiore. La FIGC ha ufficializzato che sarà lui, attuale tecnico dell’Italia Under 21, a guidare gli Azzurri nelle due amichevoli di giugno: il 3 contro il Lussemburgo allo Stade de Luxembourg e il 7 contro la Grecia al Pankritio Stadium di Candia. Due partite senza punti in palio, ma con un significato politico e tecnico molto più grande di quanto dica il calendario.

Il contesto è quello di una Nazionale costretta ancora una volta a ripensarsi. Sky Sport ha ricostruito la decisione della Federazione come una soluzione ad interim dopo l’eliminazione dal Mondiale contro la Bosnia e l’addio di Gennaro Gattuso. In attesa di scegliere il nuovo commissario tecnico stabile, la FIGC ha deciso di affidarsi a Baldini per non lasciare scoperta la panchina nelle due uscite di giugno.

Il 25 maggio le convocazioni: verso un gruppo più giovane

Il passaggio più atteso sarà il 25 maggio, data indicata per l’annuncio delle convocazioni. Secondo la Gazzetta dello Sport, Baldini dovrebbe orientarsi verso una Nazionale giovane, con Gianluigi Donnarumma come riferimento e diversi profili Under 21 destinati a entrare nel gruppo. È una scelta coerente con la natura dell’incarico: non un semplice tappabuchi, ma un’occasione per osservare giocatori che possono diventare parte del nuovo ciclo.

Il rischio, naturalmente, è confondere l’esperimento con la rifondazione. Due amichevoli non possono cambiare da sole la storia recente dell’Italia, né risolvere problemi strutturali che riguardano formazione, minutaggio dei giovani, identità tecnica e competitività internazionale. Però possono offrire un segnale. Baldini ha l’occasione di impostare un gruppo meno condizionato dalla paura, più libero mentalmente, magari non definitivo ma utile a riaprire un dialogo con il pubblico.

Dall’Under 21 alla Nazionale maggiore: il doppio binario

Il prestito di Baldini alla Nazionale maggiore produce anche effetti sull’Under 21. La FIGC ha comunicato che Carmine Nunziata guiderà gli Azzurrini nell’amichevole con l’Albania dell’8 giugno a Fontanafredda proprio a causa dell’impegno di Baldini con la selezione maggiore. È un dettaglio organizzativo, ma anche la prova che l’incarico affidato al tecnico toscano non è simbolico: per qualche giorno sarà lui il volto della Nazionale italiana.

Questa sovrapposizione racconta bene il senso del momento. La Nazionale maggiore ha bisogno dell’Under 21 non solo come serbatoio di nomi, ma come metodo. Baldini arriva da un lavoro quotidiano con i giovani e da una carriera costruita più sull’identità che sulla gestione diplomatica del consenso. Non è un profilo neutro. È un allenatore che divide, che parla in modo diretto, che ha spesso rivendicato un’idea romantica e quasi educativa del calcio.

Perché Baldini è più di una soluzione provvisoria

Definire Baldini soltanto un traghettatore sarebbe riduttivo. Lo è formalmente, perché la FIGC dovrà scegliere un commissario tecnico stabile per il nuovo ciclo. Ma il suo compito è più delicato: deve evitare che le due amichevoli diventino un tempo morto. Deve dare senso a una parentesi, selezionare giocatori, proteggere un ambiente fragile e, soprattutto, restituire alla Nazionale un minimo di energia emotiva.

La sua figura porta con sé una storia particolare. Baldini non arriva dalla linea classica dei grandi ex azzurri o dei tecnici abituati ai club di vertice. Ha attraversato categorie, piazze complicate, momenti di rottura e ripartenze. Proprio questa traiettoria può diventare un vantaggio in una fase di transizione. L’Italia non ha bisogno soltanto di nomi forti, ma di una scossa culturale: meno gestione dell’esistente, più coraggio nel guardare avanti.

Le amichevoli come laboratorio

Lussemburgo e Grecia non sono avversari da sottovalutare, ma il valore principale delle partite sarà interno. Baldini dovrà capire chi regge la maglia, chi può entrare nel gruppo del futuro, chi mostra personalità anche in un contesto provvisorio. Non servirà una Nazionale perfetta. Servirà una Nazionale viva.

Il pubblico italiano, dopo anni di delusioni, non chiede dichiarazioni solenni. Chiede segnali credibili. Giovani che giochino con coraggio, una squadra con principi riconoscibili, una selezione che non sembri prigioniera del passato. Baldini non potrà completare questo lavoro, ma potrà iniziarlo. E in una fase in cui il nuovo commissario tecnico non è ancora stato scelto, anche un inizio parziale può pesare.

Una parentesi che può lasciare traccia

Il vero esame di Baldini non sarà soltanto il risultato. Sarà la capacità di usare pochi giorni per dare un tono diverso. Le convocazioni del 25 maggio diranno molto: se saranno davvero orientate verso il futuro, le amichevoli di giugno diventeranno un banco di prova utile anche per chi arriverà dopo. Se invece prevarrà la prudenza, la parentesi rischierà di scivolare via senza lasciare traccia.

Silvio Baldini ha davanti una missione breve, quasi anomala, ma non secondaria. La Nazionale italiana non può permettersi altre settimane vuote. Anche in due amichevoli, anche con un incarico provvisorio, deve cominciare a mandare un messaggio. Baldini, con il suo calcio diretto e la sua idea di gruppo, è chiamato a fare proprio questo: non salvare da solo l’Italia, ma impedirle di restare ferma.

 
 
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