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Maradona: l’uomo in più di Sorrentino

Paolo Sorrentino è forse attualmente il regista numero uno del cinema italiano, ed essendo un figlio di Parthenope è ovviamente molto vicino all’Argentina, ma soprattutto  deve a Diego Armando Maradona la sua vita.

E non è un modo di dire, gliela deve per davvero.

Sorrentino ha raggiunto l’apice del successo con “La grande bellezza“, grazie al quale ha vinto (prendete carta e penna per segnarvi il tutto): la Palma d’oro al Festival di Cannes, il Premio Goya in Spagna, il Golden Globe, il Bafta Award (gli Oscar d’Inghilterra) e gli Oscar, quelli veri, di Hollywood.

Ma pochi sanno che il primo premio vinto a livello internazionale dal regista napoletano è stato vinto proprio in Argentina, nel 2002, quando vinse il Premio della giuria giovanile dell’International Independent Film Festival di Buenos Aires (BAFICI) per “L’uomo in piú“. Un film bellissimo che raccontava la diametrale e triste storia di due uomini di una raggiante Napoli anni ’80, due protagonisti, un calciatore e un cantante, dallo stesso nome, Antonio Pisapia.

Paolo Sorrentino Oscar
© www.giornalettismo.com

Ma perché Sorrentino deve la vita a “El Pibe de Oro”?

La storia risale al lontano 1986. I suoi genitori, una casalinga e un direttore di banca, decisero di trascorrere alcuni giorni in una casa che avevano per l’estate. Paolo, che aveva compiuto 16 anni, doveva andare con loro.

Lui la racconta così: “Da quando avevo quindici anni ho chiesto a mio padre di lasciarmi andare a vedere una partita di Maradona e del Napoli fuori casa, mi avevano permesso di vedere solo quelle locali. Quel settembre dell’86 i miei genitori mi dissero che dovevamo andare a passare qualche giorno a casa nostra a Roccaraso, pregai mio padre di lasciarmi andare ad Empoli, dove il Napoli giocava la decima partita di ritorno nella stagione del suo primo scudetto. Mi aveva sempre detto che ero molto giovane, ma non so perché, quel giorno mi disse si. Io rimasi a casa mentre loro si misero in viaggio, e il giorno dopo, di primo mattino, al suono del citofono ho pensato che fosse mio amico, ma no, era il portiere, doveva dirmi qualcosa, così sono andato giù, e con gli occhi pieni di lacrime mi ha detto che i miei genitori erano morti durante la notte nella nostra casa estiva. C’era stata una fuga di gas mentre dormivano, così mi sono salvato la vita grazie a Maradona.
 

La sua devozione a Diego è così grande che qualche anno fa girò un film intitolato “Youth, una pellicola che si concentra sulle diverse età nella vita di un essere umano da un punto di vista esistenziale, ed è qui che più si apprezza la figura di Diego Maradona, interpretato dall’attore Roly Serrano.

Quando vide la locandina del film con la sua immagine, lo stesso Maradona ringraziò il regista tramite il suo account Facebook ufficiale: “Grazie maestro per questo tributo!

Maradona ringrazia Sorrentino
© Repubblica

Sorrentino ha sempre avuto una forte passione per Napoli e Diego: “La prima volta che mio padre mi ha portato a San Paolo per vedere il Napoli ero molto giovane ed il giocatore più creativo della squadra era Juliano, mentre l’allenatore era Vinicio, soprannominato ‘o’ lione’. Papà era un fan personale di Vinicio, e quando il Napoli lo ha esonerato, ha smesso di andare alle partite. Quando avevo dieci anni feci l’abbonamento per andare a vedere le partite in casa, era il Nápoli dell’olandese Krol, ma quando arrivò Diego, mamma mía! La città fu stata una festa in quegli anni, e la cosa incredibile è che non conosco Maradona come persona“.

Sorrentino ama Maradona nonostante non lo abbia mai conosciuto di persona: “L’unico contatto che ho avuto con lui è stato quando mi chiamò una volta al telefono. Io avevo ricevuto l’Oscar ed ero sull’aereo in partenza per Los Angeles. Quando ho riconosciuto la sua voce quasi svenivo. Avevo un Oscar nella mano e la hostess mi ripeteva di spegnere il cellulare, ma le ho detto che stavo parlando con il più grande.

E quando gli viene chiesto per chi fece tifo nella famosa semifinale giocata al San Paolo durante Coppa del Mondo ’90 tra Italia e Argentina, Sorrentino risponde senza dubbi: “Come ha fatto tutto lo stadio San Paolo, per l’Argentina. Non si può tifare contro colui che ti ha salvato la vita“.

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