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Un volto familiare alla Continassa, qualche scatto rubato, rimbalzi di notifiche: Miralem Pjanić è passato oggi dal quartier generale della Juventus e, come spesso accade con gli ex di peso, i social hanno fatto il resto. Il fatto nudo è questo: visita. Nulla di più, per ora. Lo ha scritto OneFootball con toni sobri: “l’ex bianconero, oggi free agent, ha alzato qualche sopracciglio con una capatina in sede”. Mancano, invece, i due elementi che separano la suggestione dalla notizia: comunicato del club e dettagli contrattuali. Senza quelli, parlare di trattativa è prematuro.

Per inquadrare il presente bisogna rimettere in fila gli ultimi 24 mesi. Pjanić ha lasciato lo Sharjah nel 2024, dopo due stagioni negli Emirati, e si è riaggregato al calcio europeo con un passaggio al CSKA Mosca nella stagione 2024/25. Più rassegne, fra settembre 2024 e inizio 2025, hanno raccontato un accordo a termine; a inizio autunno 2025 siti vicini all’ambiente Juve lo definivano svincolato per scadenza. Anche qui: la cornice è credibile, ma l’unica certezza è che oggi non risulta annunciato da alcun club.

A livello di Nazionale, la storia si è chiusa con una lettera pubblica: il 4 maggio 2024 la federazione bosniaca ha salutato “Mire”, ufficializzandone il ritiro. Centoquindici presenze, seconda bandiera di sempre per caps, 18 gol; una carriera azzurra (anzi, blu) attraversata da Mondiale 2014 e qualificazioni infinite. Sono date, non opinioni.

Tornando a Torino: perché la visita fa rumore? Primo, per tempismo: siamo a ridosso della finestra invernale, e il mercato ama i ritorni. Secondo, per familiarità tecnica: Pjanić conosce lingua, ambiente, aspettative, e resta un profilo utilizzabile come regista di rotazione o come “lettore” di partite bloccate. Terzo, per fisicità del ruolo: nel calcio di oggi il play deve correre e leggere; se le gambe reggono — ed è un “se” da verificare sul campo — il calcio di Serie A ha ancora spazi per chi muove la palla più veloce del marcatore.

Cosa non significa la visita: non implica automaticamente allenamenti con il gruppo, non equivale a idoneità medica, non certifica negoziazioni. Sono passaggi che, se esistono, vengono quasi sempre anticipati da segnali formali (foto di campo con staff, indizi nelle distinte, comunicazioni del club). Al momento, zero. La versione più semplice regge meglio: passaggio di cortesia e saluti.

E i possibili scenari? Se Pjanić è davvero svincolato, tre strade sono realistiche: 1) riatletizzazione personalizzata a Torino — magari con staff conosciuti — in vista di un tesseramento altrove; 2) un colloquio esplorativo per ruoli tecnici futuri (scouting, academy, mentorship sui giovani centrocampisti); 3) la pazza idea di un mini-accordo fino a giugno per offrire esperienza in una stagione intasata. La terza ipotesi, la più romantica, è anche quella che richiede più prove. Finché non arrivano, conviene restare ai fatti: visita sì, accordo no.

 
 
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