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Nel calcio a pagare il conto della crisi provocata dalla pandemia di Covid-19 saranno anche procuratori e intermediari. Se nei prossimi mesi i proprietari dei club dovranno sopportare un calo rilevante di incassi, – e per calciatori e allenatori si profila una sforbiciata agli stipendi – anche i loro agenti dovranno fare sacrifici. Questo è quanto riportato dall’edizione odierna de Il Sole 24 Ore.

Come si muovono le federazioni

Il costo dei servizi di intermediazione d’altronde è cresciuto tantissimo negli ultimi anni in relazione al boom dei prezzi dei trasferimenti dei calciatori. La Fifa del presidente Gianni Infantino che ha la giurisdizione sulle regole del calciomercato a livello globale stava per lanciare una stretta. Il contagio planetario del coronavirus ha per ora sospeso la riforma, ma non l’ha certo resa meno opportuna. Anzi. Le federazioni nazionali intendono contribuire al ridimensionamento di queste spese “accessorie”. Che subiranno peraltro una contrazione per il calo dei prezzi dei cartellini di almeno il 30% determinato dai problemi finanziari dei club.

Nel documento che la Figc ha inviato al Governo nelle scorse settimane per prospettare gli interventi che servono a supportare il settore colpito dall’emergenza sanitaria, ad esempio, si chiede la deducibilità dei costi sostenuti per i servizi di intermediazione, assistenza e consulenza nella stipulazione dei contratti, oltre che un rinvio, per i mesi di inattività forzata, dei pagamenti dovuti agli agenti.

La crescita dei compensi degli Agenti

Nell’ultimo quinquennio la spesa complessiva dei club italiani per la mediazione sui trasferimenti o sui rinnovi contrattuali ha raggiunto 775 milioni di euro. Nel solo 2019 i compensi ai procuratori hanno toccato una nuova vetta per le società della Serie A pari a 188 milioni di euro, circa 16 milioni in più rispetto all’anno precedente. Gli agenti, inoltre, hanno guadagnato più di 200 milioni aggiungendo alle commissioni corrisposte dai club quanto ricavato per le proprie prestazioni dai calciatori. La quota versata dai tesserati della A ai propri “consulenti” si aggira infatti sui 13,7 milioni. Tra i club di Serie B la spesa nell’ultimo anno è stata di 19,4 milioni.

La Juventus è tornata a essere il primo club italiano per compensi agli agenti. Nel 2018 era stata sorpassata dall’Inter, ma nel 2019 i bianconeri hanno effettuato il controsorpasso con oneri per 44,3 milioni (contro i 24,3 milioni dell’anno precedente). È in aumento comunque anche la spesa dei nerazzurri, passata da 24,9 a 31,8 milioni. Chiude il podio del 2019 la Roma, con 23,2 milioni. Si avvicina alla soglia dei 20 milioni il Milan, che nel 2019 ha pagato compensi per 19,6 milioni agli agenti. Tra i club di vertice, spiccano i costi contenuti della Lazio, che paga solo 4,5 milioni agli agenti.

A livello internazionale

Ma il costo dell’attività dei procuratori sale in tutto il mondo. Il 2019 ha fatto registrare un nuovo record anche a livello di trasferimenti internazionali come certificato dal Global Transfer Market Report della Fifa. In totale, lo scorso anno sono stati spesi 7,35 miliardi di dollari (pari a 6,6 miliardi di euro) nei trasferimenti di calciatori in giro per il mondo e i compensi per gli agenti coinvolti in queste operazioni hanno toccato quota 654 milioni di dollari, pari a circa 590 milioni di euro. Di questa cifra, il 65% è da imputare ai club che acquistano, mentre il 35% è pagato dai club cedenti. Le commissioni tra i 10mila e i 100mila dollari sono le più frequenti (487 in tutto il 2019), seguite da quelle nel range che vanno dai 100mila dollari al milione (402 in totale). Sono state invece 99, sempre lo scorso anno, le operazioni di mercato che hanno generato oneri per procuratori superiori al milione di dollari. L’ammontare delle commissioni, conteggiando anche quelle relative ai trasferimenti nazionali, viaggia verso il miliardo a stagione.

La riforma della Fifa

Per frenare super-agenti e super-commissioni (la cui ascesa è scaturita dalla deregulation varata nel 2014 dalla Fifa guidata allora da Joseph Blatter), il presidente Gianni Infantino sta promuovendo una stretta che avrebbe dovuto scattare in parte dal prossimo luglio. Tra le misure al vaglio della Fifa c’è per esempio l’introduzione di un tetto massimo alle commissioni pari al 10% del trasferimento per il club che vende, al 3% per chi compra e a un altro 3% per il giocatore. Ma a Zurigo si sta studiando la possibilità di creare una «clearing house» che in prospettiva possa fungere da camera di compensazione per le transa- zioni internazionali e da “cassa” attraverso cui i club verseranno il dovuto agli agenti. Provvedimenti che hanno provocato il dissenso della categoria che ha annunciato battaglie legali in ogni sede.

 
 

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