probabili formazioni - Fantacalcio
 

Da oltre 30 anni il fantacalcio accompagna i week-end (ed ormai non solo quelli) di milioni di italiani, che si dilettano a schierare il loro “undici” sperando di vincere il campionato. In fondo, in un Paese di milioni di allenatori di calcio, questo gioco non poteva che radicarsi nella propria cultura pop.

In Italia siamo tutti allenatori. E non lo dico per scherzare! Al di là di quelli che lo fanno per mestiere, sotto sotto ci sentiamo tutti un po’ commissari tecnici. ‘Eh ma se giocassimo con il 4-3-3 con quel giocatore piuttosto che con quell’altro, vedresti come vinceremmo il campionato!’ Pensiamo davvero di capirne più degli altri e non è un caso che i migliori allenatori al mondo siano italiani. Moriamo dalla voglia di dimostrare che, quando si parla di calcio, siamo ultra-competenti in materia. E, nel suo piccolo, il fantacalcio ci illude di poterlo dimostrare”.

Il tutto nasce nei rampanti anni ’80 da una viaggio negli States e da un giornalista classe 1953, Riccardo Albini: “un paio di volte all’anno andavo in America per questioni di lavoro. – ricorda il giornalista – A quei tempi, non c’era Amazon e la mia curiosità nei confronti dei libri americani non sarebbe stata certo soddisfatta navigando sul web. Spesso, così, mi recavo in libreria durante i miei viaggi. Una volta vidi un manuale, ‘Fantasy Football’. Sono un amante di tutti gli sport americani, eccezion fatta per l’hockey, così lo acquistai e, leggendolo, scoprii un gioco piuttosto interessante”.

 

La storia del fantacalcio

Il tutto nasce, dunque, dalle statistiche degli americani e la loro applicazione ai “fantasy games”, ma il buon Albini, mentre leggeva quel manuale, mai avrebbe pensato di rivoluzionare anche il modo di intendere il calcio dalle masse: ”Una roba del genere in Italia sarebbe stata impensabile: gli americani lavoravano con le statistiche dagli anni Trenta, da noi dopo una partita di calcio si comunicavano appena i marcatori e gli ammoniti”.

Eppure, “cominciai a pensare quanto sarebbe stato bello creare qualcosa di parallelo nel mondo del pallone. Un gioco ‘finto’ ma strettamente collegato al calcio vero e proprio: questa era l’idea che continuava a rimbombarmi nella testa ma che, per via di numerosi impegni, per un po’ di tempo non riuscii a sviluppare”.

Nel 1988 l’idea iniziò ad essere più nitida nella mente del giornalista, e l’applicazione di un fantasy game statunitense ad uno sport privo di numeri statistici sembrò essere una questione meno spinosa quando ci si ricordò di una cosa abbastanza ovvia : “Le pagelle! Ormai erano vent’anni che i giornalisti sportivi valutavano i calciatori a fine partita. Certamente a volte sbagliavano, però in linea di massima ci si sarebbe potuti affidare alla loro oggettività. Così, con i miei colleghi, decidemmo di fare un esperimento”.

 

Gli inizi

Il creatore racconta di come si svolgeva il tutto prima dell’avvento di internet e chi ha vissuto gli anni ’90 sa cosa significa: “Prima della partita d’apertura della giornata, tutti e otto ci trovavamo in un bar. Davamo al barista dei fogli di carta sui quali c’erano scritti i calciatori che avevamo scelto. Ogni weekend si ripeteva la stessa storia. E la gente cominciava a incuriosirsi…”.

Ogni tanto qualcuno di noi si lamentava di aver speso troppi soldi per comprare un determinato giocatore. Chi si trovava nel bar ci guardava perplesso, oppure ci chiedeva di che cosa stessimo parlando”. Da lì, l’idea di pubblicare un libro che spiegasse le regole del gioco: “Fissammo dei prezzi alti per i tempi che correvano, vendemmo solo 2.500 copie su circa 10.000 stampate. Fu un bagno di sangue ma, grazie a Dio, non vivevamo solo di quello…”.

Nonostante lo scarso successo del manuale, un anno dopo la sua pubblicazione, qualche migliaio di italiani si disse entusiasta del gioco. Così, con il passare del tempo, il fantacalcio divenne protagonista di uno sviluppo straordinario: “Eppure, anche se molti sono convinti del contrario, non sono miliardario!” – scherza Albini.

Il ruolo di quello che oggi definiremo come “gestore della lega” un tempo era nettamente diverso, oggi basta avere un computer o un tablet, e ci si limita ad impostare il tutto su piattaforme costruite ad hoc, all’epoca serviva un quaderno o un raccoglitore dove poter trascrivere/conservare le formazioni consegnate settimanalmente, con l’avvento dei cellulari la cosa si complicò ulteriormente: le formazioni venivano inviate anche via sms. Non stiamo qui a raccontarvi le questioni quando non arrivava, potete benissimamente immaginarlo.

App, siti appositamente dedicati alla gestione delle leghe… Diciamo che, nel 1988, la musica era un po’ diversa”.

 

Le regole

Mentre oggi si parla di statistiche all’americana e di “Mantra” (il fantacalcio con i giocatori per ogni singolo ruolo ndr), le regole base sembrano essere sempre le stesse, a parte il gol subito che all’epoca di Albini valeva -2: Praticamente uno beccava tre gol e finiva in negativo…”.

Sin da subito, il giornalista mirò a creare un vero e proprio campionato, con scontri diretti tra i singoli partecipanti, suddiviso in giornate proprio come la Serie A: “Mettere da parte le singole partite e seguire la classifica punti significherebbe sopprimere il bello del gioco: l’imprevedibilità. Se, invece, al più forte della lega cominciano a capitare le giornate storte, i 65,5 e così via, è più probabile che la corsa al primo posto resti aperta fino alle ultime giornate”.

Certo, data la larga diffusione, oggi ogni lega ha le sue regole, ma tendenzialmente la base rimane sempre quella:

Gol segnato +3

Gol subito -1 (unica differenza rispetto al passato)

Autogol -3

Rigore parato +3

Cartellino giallo -0,5

Cartellino rosso -1

Albini dopo 30 anni ha le idee e chiare ed è consapevole che nella sua creazione: “Non ci sono strategie, il fantacalcio è, almeno al 50%, questione di fortuna. Per vincere un campionato, serve puntare sui giocatori giusti e, sotto questo punto di vista, sbagliare è facile: lo fanno i ds di Serie A, figuriamoci se non ce lo possiamo permettere noi fantallenatori…”.

Fantallenatori che tra l’altro “soffrono esattamente come i tifosi. Le emozioni sono quasi le stesse, la gioia per un gol o la rivalità con un avversario sono vissute allo stesso modo. Chi si innamora del calcio ben conosce il peso dell’imprevedibilità, quel ‘tutto può succedere’ che resiste fino all’ultimo minuto. Ecco, nel fantacalcio deve accadere la stessa cosa”.

Ed è proprio vero, l’adrenalina, gli sfottò, l’esultanza addirittura per il gol della squadra rivale nella vita reale (rima non voluta), una visione più oggettiva del calcio e meno da “tifoso” semplice, anche se in fondo ogni fantallenatore è il primo vero unico tifoso della propria fantasquadra.

 

 
 

Ti potrebbe interessare

Lo sport e Pornhub non hanno avuto un bel rapporto nel 2018

L’AEK Atene dovrà rimborsare i tifosi del Bayern Monaco

Una percentuale dei diritti Tv di Serie A andrà ai settori giovanili

Cosa pensa Neymar su Messi e CR7?

Un 67enne combatte il suo ultimo combattimento di Muay Thai

EA FIFA Leaks: secondo dei documenti potrebbe essere truccato…