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Il 21 Aprile 2016, uno sponsor del Milan ebbe la “grande idea” di scimmiottare l’antica danza Maori dell’Haka, prima di una partita.

Giocava contro il Carpi, la 34ª giornata di Serie A, e ambiva ad occupare l’ultimo posto disponibile per l’Europa League, che poi non raggiunse.

Si trattava di uno “spot” per vendere creme di bellezza, così lo sponsor in questione ideò la Tekitanka. All’allestimento della “performance” partecipò anche un ex tallonatore degli All Blacks Maori, da qualche anno in Italia che attualmente allena un piccolo club di rugby lombardo.

La danza-spot andò in scena molto prima dell’incontro, e non furono in molti testimoni a vederla e/o filmarla dal vivo. Tra i primi video che iniziarono a girare qualcuno speculò sul fatto che fossero i giocatori ad inscenare questa particolare “Haka”. Cosa messa a tacere subito dai vari quotidiani italiano, si trattava di semplici “comparse”.

BREVE STORIA DELL’HAKA DEGLI ALLA BLACKS
Quella degli All Black debuttò nel 1888 con il primo tour in Inghilterra di una squadra maori, per poi esplodere nel 1905 quando la versione Ka Mate, ideata da un capo tribù nel 1820 per ringraziare gli dei di essere sopravvissuto in battaglia, stupì il mondo quanto la bravura dei primi “tutti neri”.

LA TETITANKA
«L’AC Milan, uno dei più grandi club calcistici d’Europa, ha appena commesso il proprio suicidio sui social, e internet sta esplodendo». Scrisse il quotidiano New Zealand Herald sulla Tekitanka a San Siro. All’epoca l’iniziativa che ha causata un’ondata di reazioni sui social media, da parte di appassionati e tifosi che giudicano sacrilega la parodia che il giornale neozelandese definisce «uno degli spot più orribili e disgustosi nella storia dello sport».

«Avremmo voluto che una cosa del genere non fosse vera – scrive ancora l’Herald -. Questa è una di quelle volte in cui ti metti la testa fra le mani e ti chiedi a che punto sta arrivando il mondo?». 

Gli All Blacks sono fra i cinque brand sportivi più noti al mondo e tutto ciò che li riguarda, a cominciare dall’Haka, va trattato con rispetto e attenzione, e i neozelandesi su questo non perdonano.

Ed infatti sarebbe stato meglio non toccare gli dei del rugby neozelandese, l’unico tre volte campione del mondo. Sempre in quei mesi venne riproposto in Italia un altro abominio, sotto forma di cartone animato: l’Haka della paradontite sconfitta da uno spazzolino o un dentifricio. E si rischiò la crisi diplomatica quando la maggiore casa automobilistica italiana fece eseguire l’Haka degli All Blacks a un gruppo di donne per lanciare un’utilitaria. Haka in realtà significa solo “danza” e il mondo remoto dei maori ne ha mille versioni, per uomini e per donne.

LE SCUSE
La marea di critiche piovute da tutto il mondo ha infine spinto il produttore di creme a chiedere scusa, sia pure nella pagina Fb riservata a Nuova Zelanda e Australia: “Non sapevano dell’iniziativa di San Siro. Il nostro marchio è diffuso in 200 paesi e sappiamo del grande valore dell’Haka per i maori e la Nuova Zelanda. Chiediamo scusa a tutti coloro che si sono offesi“.


 
 

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