Nel calcio italiano c’è una frase che spesso anticipa i comunicati: “manca solo l’ufficialità”. Oggi, per Marco Baroni al Torino, quella frase è diventata cronaca. Dopo la sconfitta pesante contro il Genoa, diverse fonti convergono sullo stesso scenario: Baroni vicino all’esonero (o già deciso) e Roberto D’Aversa in arrivo con accordo di massima fino a giugno.
Sky Sport parla di intesa già impostata: accordo di massima con D’Aversa, con esonero di Baroni atteso dopo il KO di Marassi.
Altre fonti di settore e siti che seguono il club confermano la direzione: “Baroni esonerato, manca solo l’annuncio”, con D’Aversa come sostituto imminente.
Perché si arriva a questo punto: non è “una partita”, è una traiettoria
Nel racconto dei cambi di allenatore, la singola sconfitta è spesso solo l’ultima goccia. Il punto vero è che il Torino si è trovato invischiato in una zona di classifica pericolosa e, soprattutto, senza segnali convincenti di inversione. Anche chi segue l’ambiente granata parla di un campionato deludente rispetto alle aspettative e di una necessità di svolta per non finire risucchiati nella lotta salvezza.
Qui entra la logica tipica dei club: se non vedi reazione, cambi per provare a generare shock. Non perché “il nuovo è migliore per forza”, ma perché un cambio può ridare energia, cambiare gerarchie, rompere abitudini che non funzionano.
D’Aversa: perché proprio lui, e perché fino a giugno
L’accordo di massima fino a giugno, riportato da Sky, indica un’idea precisa: scelta “pragmatica”, non rivoluzione totale.
Quando un club propone un contratto breve, sta dicendo che l’obiettivo primario è stabilizzare, non costruire un ciclo lungo in piena emergenza. Poi, a fine stagione, si decide se continuare o ripartire.
Secondo Sky, nel possibile staff di D’Aversa ci sarebbe anche Salvatore Sullo, già passato da Torino negli anni di Ventura: dettaglio che suggerisce un tentativo di portare dentro una conoscenza dell’ambiente e della piazza.
Il timing: la prossima partita e l’effetto immediato
In queste situazioni il calendario conta: se il cambio avviene in prossimità di una gara importante, il club vuole arrivarci con una scossa già avviata. Alcune ricostruzioni parlano proprio di “niente gara da ex” e di nuovo allenatore potenzialmente in panchina già dalla prossima.
Che cosa può cambiare sul campo
Qui serve prudenza: non si può promettere che un cambio trasformi una squadra in due settimane. Ma si può dire cosa spesso cambia davvero quando arriva un nuovo tecnico:
- una semplificazione dei compiti (meno libertà, più regole immediate)
- una redistribuzione delle responsabilità nello spogliatoio
- un diverso uso dei giocatori “di energia” per alzare intensità
- una gestione emotiva diversa (il primo obiettivo è non subire)
D’Aversa, per storia professionale, è spesso associato a squadre aggressive e verticali, più che a costruzioni lente. Se il Torino avrà bisogno di punti rapidi, questa potrebbe essere una direzione coerente. Ma la vera domanda resta una: quanto la rosa è adatta a quel tipo di calcio e quanto tempo serve per vederlo?
