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Internazionali e derby nello stesso giorno: Roma diventa il centro del caso

Angelo Binaghi ha scelto il momento più caldo degli Internazionali d’Italia per trasformare una questione di calendario in una presa di posizione politica sul peso raggiunto dal tennis italiano. La concomitanza tra la finale maschile del torneo di Roma e il derby Roma-Lazio ha acceso un confronto durissimo tra organizzatori, Lega Serie A, Prefettura e istituzioni sportive. Alla fine, dopo giorni di ipotesi, ricorsi e trattative, la soluzione è stata definita: il derby si giocherà domenica 17 maggio alle ore 12, mentre la finale degli Internazionali resterà programmata alle 17 sul Centrale del Foro Italico.

Il tema non è soltanto logistico. Stadio Olimpico e Foro Italico convivono nella stessa area urbana, a distanza di pochi minuti a piedi, e nella stessa giornata dovranno accogliere due eventi ad altissimo afflusso di pubblico. Da una parte una delle partite più sensibili del calcio italiano, il derby capitolino; dall’altra la finale del Masters 1000 di Roma, in un’edizione che ha già superato per la prima volta quota 400 mila spettatori paganti.

La risposta di Binaghi: il tennis non accetta più di arretrare

Il punto più forte delle ultime dichiarazioni di Binaghi riguarda proprio l’ipotesi di spostare la finale maschile degli Internazionali di mezz’ora, dalle 17 alle 17.30, per favorire la gestione dei flussi dopo Roma-Lazio. Il presidente della FITP ha respinto l’idea con toni netti, chiedendo provocatoriamente se oggi, in Italia, debba essere il tennis a spostarsi o il calcio.

Binaghi ha ricordato che il tennis, per anni, ha dovuto adattarsi al calendario calcistico. La frase più significativa è quella sui “25 anni” in cui gli Internazionali avrebbero fatto un passo indietro davanti alle esigenze del pallone. Stavolta, però, il presidente federale ha rivendicato un cambio di gerarchia: il torneo di Roma è un evento internazionale, programmato con largo anticipo, capace di richiamare pubblico, televisioni, sponsor e istituzioni. Non può essere trattato come una variabile secondaria del calendario sportivo romano.

Il passaggio più duro è stato rivolto alla programmazione della Serie A. Binaghi ha parlato di un calendario costruito “con i piedi”, precisando però di stimare i vertici della Lega, in particolare Luigi De Siervo ed Ezio Simonelli, definiti dirigenti seri e preparati. La critica, quindi, non è stata personale ma sistemica: per il presidente FITP, il calcio avrebbe dovuto prevedere già mesi fa che collocare il derby capitolino nel giorno della finale degli Internazionali avrebbe creato un problema enorme di sicurezza e immagine.

Il nodo sicurezza: due eventi enormi nello stesso quadrante

La questione di ordine pubblico ha guidato l’intera vicenda. In un primo momento era stata valutata l’ipotesi di far slittare Roma-Lazio a lunedì 18 maggio alle 20.45, proprio per evitare la sovrapposizione con la finale del tennis. La Lega Serie A si è opposta, sostenendo la necessità della contemporaneità nelle gare legate alla corsa Champions e minacciando iniziative nelle sedi competenti.

Dopo il passaggio al TAR e il nuovo confronto tra le parti, la Prefettura ha comunicato la soluzione finale: Roma-Lazio alle 12 di domenica, finale degli Internazionali confermata alle 17. La decisione è stata accompagnata dall’impegno di Lega Serie A, organizzazione degli Internazionali e Sport e Salute a rafforzare le misure di safety e il coordinamento operativo.

È una soluzione di compromesso, ma non priva di criticità. L’anticipo del derby a mezzogiorno aumenta la distanza temporale tra i due eventi, ma non elimina del tutto il problema: flussi di tifosi, deflusso dallo stadio, arrivo del pubblico del tennis, gestione dei parcheggi, trasporto pubblico, aree pedonali e controlli resteranno punti sensibili per tutta la giornata.

Perché Binaghi ha trasformato il caso in una questione di status

La reazione di Binaghi si capisce meglio guardando ai numeri degli Internazionali. L’edizione 2026 ha già stabilito il record assoluto di pubblico pagante: prima è stata superata quota 397.915 biglietti, più del totale dell’edizione 2025, poi è arrivato il passaggio storico oltre i 400 mila spettatori. La spettatrice numero 400 mila è stata premiata prima del quarto di finale tra Jannik Sinner e Andrey Rublev, a conferma del valore simbolico raggiunto dal torneo.

Questo dato è il cuore del ragionamento di Binaghi. Il tennis italiano non vuole più essere percepito come sport minore rispetto al calcio. Con Sinner numero di riferimento mondiale, il successo di pubblico del Foro Italico, le ATP Finals a Torino e il peso crescente della FITP, il movimento rivendica una posizione centrale nello sport nazionale. Il caso del derby diventa allora molto più di una disputa sull’orario: è una battaglia di riconoscimento.

Il calcio resta dominante, ma non può ignorare il tennis

Il calcio resta lo sport più seguito in Italia e il derby Roma-Lazio conserva una forza emotiva enorme. La Lega Serie A aveva una ragione tecnica nel difendere la contemporaneità: nelle ultime giornate, quando più squadre inseguono lo stesso obiettivo, giocare allo stesso orario è una garanzia di regolarità. Ma proprio per questo, secondo Binaghi, la programmazione avrebbe dovuto essere più attenta fin dall’inizio.

Il presidente FITP ha posto una domanda semplice: se la finale degli Internazionali era nota da tempo, perché il calendario della Serie A ha prodotto una sovrapposizione così rischiosa? La critica non riguarda l’importanza del derby, ma la mancanza di coordinamento tra grandi eventi in una città che concentra nello stesso quadrante due impianti di peso nazionale.

Roma come capitale sportiva, ma serve programmazione

La vicenda mostra una contraddizione tipicamente italiana. Roma può ospitare nello stesso periodo tennis mondiale, finali di coppa, derby, grandi eventi istituzionali e manifestazioni internazionali. Ma questa ricchezza diventa un problema se manca una regia preventiva. Il Foro Italico e l’Olimpico sono una risorsa straordinaria proprio perché concentrano sport, storia e pubblico; allo stesso tempo, però, richiedono una gestione molto più precisa dei calendari.

Binaghi ha sfruttato il caso per mandare un messaggio chiaro: il tennis non intende più subire decisioni prese altrove. È una posizione dura, ma coerente con la crescita del movimento. Se gli Internazionali d’Italia generano numeri da grande evento globale, allora pretendono lo stesso rispetto organizzativo riservato al calcio.

La vera partita: evitare che il successo diventi caos

La soluzione finale consente di salvare entrambi gli eventi: derby a mezzogiorno, finale del tennis alle 17. Ma il caso lascia una lezione. La crescita dello sport italiano non può essere gestita con aggiustamenti dell’ultimo minuto. Quando un torneo supera 400 mila presenze e un derby muove decine di migliaia di tifosi in una zona delicata della Capitale, la programmazione non è un dettaglio burocratico: è parte del successo dell’evento.

Binaghi, con toni volutamente forti, ha difeso il suo torneo e il nuovo status del tennis italiano. Si può discutere lo stile, meno il punto politico: gli Internazionali non sono più un appuntamento da adattare in silenzio. Sono un evento centrale del calendario sportivo nazionale. E da questa vicenda esce un messaggio destinato a pesare anche in futuro: a Roma, quando il tennis arriva alla sua settimana decisiva, il calcio dovrà imparare a tenerne conto.

 
 
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