calcio dilettanti

Crescere nel vivaio di una squadra dilettantistica può essere paragonato a una qualsiasi moneta, a due facce. Eppure, nel passato più o meno recente, di esempi da fare ce ne sono. Il più recente in ordine cronologico è Kevin Lasagna, arrivato tra i professionisti grazie al Carpi ed ora in forza all’Udinese, e perché non ricordare i vari Christian Riganò, Riccardo Zampagna e, il bomber di periferia, Dario Hübner. Uno su tutti è, però, Moreno Torricelli, che nell’estate del 1992 passò dalla Caratese (ora Folgore Caratese), squadra di una ridente cittadina brianzola di circa 20.000 anime, alla Juventus.

Probabilmente è l’esempio meno indicato da fare, dato che durante il suo soggiorno a Torino è passata anche una vecchia Coppa dei Campioni, quella del 1996.

Magari ci si può consolare con Giuseppe Mascara aka (also known as – anche conosciuto come) Peppe Playstation, che ha pur fatto la sua dignitosissima carriera, ma che ha percorso tanti km prima di poter emergere dal calcio dilettantistico. Cresce nel Comiso Calcio, squadra della provincia di Ragusa che oggi milita in prima categoria, e nell’estate del 1995 si trasferisce nella squadra del capoluogo, che all’epoca era in Serie D. Due stagioni, 29 presenze e 5 gol. Non valgono la promozione alla squadra, ma a lui si. Nel luglio del 1997 passa alla Battipagliese. La “Juventus del Sud” (perché bianconeri) all’epoca militava nella vecchia Serie C1 e con lui, in squadra, c’era anche un tale Simone Loria (ex Torino, Atalanta, Bologna, Roma etc.), ma la sua storia era un tantino diversa provenendo dal settore giovanile della Juventus.

A Battipaglia, provincia di Salerno, Mascarinho, si consacra. Non riesce ad evitare la doppia retrocessione della compagine campana, ma vince un titolo nazionale juniores. Rimane tre anni, dal 1997 al 2000, e segna 10 gol in 48 partite in prima squadra. Gli valgono il pass per l’Avellino.

Torricelli e Mascara, non sono proprio l’esempio più lampante sulle difficoltà ad arrivare nell’olimpo dei professionisti, ma di sicuro indicano la tranquillità che si ha nel crescere in periferia, sui campi delle categorie minori.

Quando la fortuna di crescere senza pressioni diventa sfortuna

Tranquillità che non sempre ripaga. La visibilità è minore, nonostante l’avvento di internet possa aver amplificato esponenzialmente le possibilità di avere un pubblico più vasto. Può girare sul web il video di una punizione perfetta da parte di un giovane dilettante, ma se non la ripete ogni settimana rimane un semplice video da Non-League. Senza contare che i talent-scout delle grandi realtà non usano Facebook come primo motore di ricerca.

Poi magari si passa da essere un cosiddetto “under“, ad uno dei tanti fuori-quota. Problema aggirato dalle varie Federazioni regionali, o provinciali, organizzando degli stage estivi con delle squadre composte unicamente da svincolati in cerca di una sistemazione. Iniziarono ad emergere negli anni novanta, poi si è diffuso ed è tutt’oggi una fantastica realtà del calcio dilettantistico.

E i giovani? Quelli che sono ancora “under”, che magari sono in uscita dai vari settori giovanili delle squadre dilettantistiche, e che non hanno spazio in prima squadra? O che non hanno mai avuto nessuna opportunità di mettersi in mostra?

Proprio dalla provincia di Salerno arriva un’iniziativa rivolta a loro. Al Terzo Tempo Village (centro sportivo ex-affiliato con la Milan Academy) la C&N Sport Agency invita i giovani, che si trovano in queste condizioni, a tenersi in forma con degli allenamenti mirati a farli crescere per mettersi in gioco, ma soprattutto in mostra e dare loro l’opportunità di sognare.

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