Nazionale Italiana

ROMA – Lo scorso 27 ottobre si è tenuto presso l’auletta dei gruppi della Camera dei Deputati la conferenza stampa di presentazione della FIGC del report sui dati economici del calcio italiano, presentando che il calcio italiano ingloba sì l’11% del PIL del calcio mondiale ma anche che la Serie A nella stagione 2014/15 ha avuto un perdita di quasi 500 mln di euro, mentre il conto della federazione si presenta in verde.

Stranamente a parlarne è nessuno, anzi sono solo gli spagnoli di Marca.com, eppure è facile reperire certe notizie o certi numeri, basterebbe cliccare qui. Infatti, è la stessa federazione a rilasciare i dati del report, ma sembra non interessare a nessuna grande testata giornalistica sportiva italiana.

Alla presentazione hanno partecipato il presidente della FIGC Carlo Tavecchio, il direttore generale Michele Uva, Riccardo Raffo partner Deloitte che ha presentato i numeri del report, Gianmarco Ottaviano professore alla London School of Economy in Economia e Donato Masciandaro professore all’Università Bocconi di Economia e Finanza.

“Con questo studio – ha dichiarato il presidente federale – la Federcalcio mette finalmente a disposizione di tutti i suoi interlocutori un documento chiaro ed esaustivo sul valore economico del calcio italiano nel suo complesso.

Siamo convinti che possa essere un valido contributo per gli attori dello stesso mondo del calcio, ma anche per le Istituzioni civili, le aziende, i media e tutti gli appassionati, per capire meglio e maggiormente in profondità l’impatto del nostro movimento sul sistema Paese”.

“Il report che presentiamo oggi – dice il direttore generale della FIGC Michele Uva – rappresenta un unicum a livello internazionale e il primo passo di un nuovo filone di analisi, che nei prossimi anni permetterà di trattare anche il tema dell’indotto economico generato dal calcio all’interno del Sistema Italia.

I numeri ci svelano che il calcio italiano conta per l’11% del PIL del football mondiale. Perché il calcio per l’Italia e gli italiani non è solo passione, ma anche un importante volano di crescita economica, sociale e occupazionale”.

L’introduzione della presentazione del report è stata a cura di Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera: “Siamo in un tempo – ha dichiarato – in cui non c’è più distinzione tra economia digitale e reale, stiamo attraversando la rivoluzione capitalista più dirompente di sempre e anche il calcio, e lo sport in generale, ne sono stati travolti.

Oggi il calcio non lo vediamo più come in passato e il conto economico che la FIGC ci sottopone dobbiamo considerarlo come punto di partenza di un mondo cambiato che ha prospettive diverse, non più caratterizzato solo dai rapporti tradizionali tra società ed economia”. Queste e moltre altre le parole.

I DATI

Lo studio è stato fatto sulle categorie professionali (Serie A,B e Lega Pro), sui tifosi e sui settori giovanili, ed evidenzia che nella stagione 14/15 nel calcio italiano sono entrati 3,7 miliardi e ne sono usciti quasi 4, dei quali: 98,7% delle perdite sono state realizzate dalle categorie professionali ( con circa 520 mln di perdite), mentre i tifosi e giovanili hanno perso rispettivamente 4,2 e 6,6 mln.

La FIGC, al contrario, è stato l’unico organismo in grado di chiudere la stagione con un utile netto di circa 4 milioni di euro, una somma che ha permesso di limitare le perdite a 525 mln.

Per quanto riguarda le entrate, le leghe professionistiche hanno contribuito al 70% dei ricavi totali di fatturato, circa 2,6 miliardi di euro, mentre i tifosi e i giovani hanno influenzato il 24%, circa 913.3 milioni di euro.

L’utile netto della FIGC ha rappresentato il 4% del totale, con 153,5 milioni di euro, mentre per le leghe che gestiscono la competizione l’utile è stato solo del 2% (68 milioni).

Lo studio rileva inoltre che nel 2014-2015 solo il 12 delle 86 squadre analizzate, in stagione ottenuto un risultato economico positivo e che solo 7 delle 20 società di Serie A hanno avuto un utile netto.

Per quanto riguarda i costi, questi erano situati vicino a 4.000 milioni di euro e di questi, il 77% sono stati prodotti dai professionisti del settore.

In dettaglio, circa 2 miliardi di euro sono stati assegnati a costi del personale, mentre 1,3 miliardi sono stati utilizzati per i cosiddetti “oneri diversi di gestione” e il restante 700 per altri fattori.

DIRITTI TELEVISIVI

La FIGC ha anche mostrato che i club professionistici italiani si affidano sempre più diritti televisivi, che sono aumentati costantemente nel 2010-2015.

Essi sono comparabili con quelli della Bundesliga tedesca (701,9 milioni) dati positivi, ma sono ancora lontani dalle competizioni come la Premier League inglese (846,7) e il campionato spagnolo (866,4).

POCA AFFLUENZA AGLI STADI

La ricerca analizza anche la situazione degli stadi e l’afflusso di tifosi e sottolinea che solo in Serie A c’è un affluenza pari o superiore al 50% , mentre è solo del 41% in Serie B e del 24% in Lega Pro .

Nella stagione 2014-2015, fino a 8,4 milioni di biglietti sono rimasti invenduti, un fatto che colpisce quelli degli altri campionati europei come la Bundesliga tedesca (1,3 milioni di biglietti invenduti) e la Premier League (1,4 milioni di euro).

Una delle principali ragioni di questi dati negativi è nelle strutture italiane, che devono ancora essere rinnovate: gli stadi delle squadre di Serie A hanno in media 64 anni e di serie B raggiungono persino i 68.

Il presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ha riconosciuto che lo studio ha fornito evidenza di alcuni problemi significativi nel calcio italiano, ma ha osservato che è con queste analisi che si può progredire.

“Stiamo facendo una valutazione statistica-scientifica del sistema calcio italiano. Presentiamo quello è il calcio, un gioco con situazioni inevitabilmente collaterali che colpiscono il sistema economico, sociale ed etico del Paese”, ha detto.

“Ma se aggiungiamo stelle al nostro marchio con studi come questo, possiamo diventare sempre più un punto di riferimento”, ha poi concluso.

Fonti: FIGC

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