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È nullo il contratto di rappresentanza stipulato con l’atleta se l’agente sportivo non è iscritto in Italia nel registro nazionale. In attesa che il mondo dello sport possa ripartire anche dagli aspetti meno legati alla prestazione agonistica vera e propria, il decreto 24 febbraio 2020 del ministro per le Politiche giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora, dà una stretta ai procuratori “abusivi” nell’esercizio della loro attività nel nostro Paese.

La principale conseguenza che ne deriva è che sono salvi i contratti stipulati dagli atleti con le loro nuove squadre e verrebbe meno il pagamento delle commissioni pattuite con il procuratore “abusivo”. Non solo. L’agente sportivo che non è iscritto nel registro nazionale potrà domiciliarsi presso un collega invece in “regola”, ma deve agire d’intesa con lui. Ma andiamo per ordine.

Le modifiche alla professione

Il decreto 24 febbraio 2020 prevede, come detto, la nullità dell’incarico assunto dall’agente sportivo, mentre la vecchia formulazione prevedeva la nullità anche dei contratti conclusi in forza di questo incarico come, per esempio, la conclusione, la risoluzione, il rinnovo, il trasferimento oppure il tesseramento presso una Federazione. Adesso, in pratica, si sanziona soltanto l’agente (con l’annullamento appunto del contratto di rappresentanza) finendo così per non penalizzare anche le squadre o gli atleti che hanno firmato l’accordo. Tutto ciò porta alla validità del contratto e alla probabile esenzione dal pagamento delle commissioni.

Le conseguenze per i non iscritti

Il nuovo provvedimento (non ancora pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale») modifica il Dpcm del 23 marzo 2018 ed è, per quanto riguarda il calcio – lo sport con la maggior presenza di agenti sportivi -, sulla scia della riforma del 2018 della Fifa inerente alla professione di agente sportivo (dicitura che prende il posto dell’ormai “vecchia” procuratore). Questo riordino aveva reintrodotto il superamento del doppio esame di abilitazione (in Italia al Coni e alla Figc) quale presupposto per potersi iscrivere al relativo registro.

Gli agenti sportivi abilitati

In Italia sono circa 700 gli agenti sportivi complessivamente abilitati (solo nel calcio circa 500 gli iscritti nel Registro federale Figc). Per poter esercitare l’attività di agente sportivo nel calcio (così come negli altri sport) è necessario aver superato la prova generale presso il Coni (con successiva iscrizione nel Registro nazionale) e quella speciale presso la Figc (con iscrizione nel Registro federale). Sia il Coni, sia le singole federazioni organizzano ogni anno almeno 2 sessioni di prova che si concludono nel 2020 entro aprile e ottobre per il Coni e giugno e dicembre per le Federazioni. Al momento però le prove sono sospese per l’emergenza Covid 19.

Chi può operare in Italia

Nel nuovo decreto vengono spiegate le condizioni e le modalità con cui gli agenti sportivi provenienti e abilitati da Paesi “non Ue” possono operare in Italia. Infatti, si prevede che questi procuratori debbano obbligatoriamente domiciliarsi presso un agente regolarmente iscritto sia nel registro nazionale, sia in quello della relativa federazione. I procuratori “esteri” devono agire di intesa con l’agente che li ospita, utilizzando il titolo riconosciutogli nel Paese di provenienza e la dicitura di «agente sportivo domiciliato». La stessa disciplina si applica a chi (cittadino italiano o di altro Stato Ue), pur abilitato a operare in un altro Stato membro Ue, non abbia superato prove equipollenti a quelle pre- visto dal decreto 24 febbraio 2020.

Come lavorare in Italia

Per lavorare nel nostro Paese, gli agenti sportivi italiani ed europei abilitati in un altro Stato membro della Ue dovranno presentare una richiesta di iscrizione (in un’apposita sezione) alla federazione nazionale della disciplina in cui intendono operare. Quest’ultima dovrà accertare sia l’abilitazione del soggetto in un altro Stato membro Ue, sia che abbia superato un esame equipollente a quello previsto nel decreto 24 febbraio 2020. Analoghe verifiche dovranno poi essere svolte dal Coni.

In passato, la federazione nazionale si limitava ad accertare che il richiedente fosse abilitato a operare nell’ambito della federazione del paese di provenienza, senza che fosse necessario aver superato un esame equipollente. «Il nuovo decreto – aggiungono gli avvocati Riccardo Giacomin e Leone Zilio dello studio legale Rodl & Partner ha anche introdotto misure “compensative” consistenti, laddove ce ne fosse bisogno, nel superamento di una prova abilitativa o di un tirocinio di adattamento».

Fonte: Il Sole 24 Ore

 
 

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