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Intervista La Gazzetta dello Sport a Luigi De Laurentiis, figlio di Aurelio, il cui lascito è appunto un Bari fatto risorgere dalle ceneri. Proprio come il babbo fece col Napoli.

De Laurentiis
© gazzetta.it

Ecco l’intervista:

Il nostro calcio può consentirsi 100 squadre professionistiche?
«Assolutamente no. Lo dimostrano i fatti. Vero è che tante società di Serie C hanno votato per la chiusura della stagione, senza tornare in campo. E’ invece il momento giusto per la riforma dei campionati, una sessantina di squadre sarebbero l’ideale».

In tale ottica come vede il futuro immediato di grandi piazze scivolate nelle categorie inferiori?

«Se ci sono i presupposti di una società sana alle spalle, possono diventare una forza propulsiva per l’intero sistema. Quale industria non avrebbe bisogno di top player per rilanciarsi ad alta percezione? Certo, un percorso va fatto. Il mio Bari ha alle spalle un anno di Serie D ed ora è pronto a giocarsi la promozione sul campo. Il nostro brand merita di stare in alto».

Come hanno gestito il lungo letargo i suoi uomini? «Con grande responsabilità. Meritano solo complimenti. Sono rimasti sempre a Bari, ad allenarsi. Spero che sia rimasta intatta la voglia di vincere e le motivazioni per imporsi. Ma, alla ripresa, sarà fondamentale essere supportati dalla preparazione necessaria ad evitare infortuni».

Il prossimo anno con Vivarini in panchina, anche in Serie C?
«Nessun dubbio. Il nostro tecnico è un’ottima risorsa».

Non crede che nel nostro calcio la figura del medico sociale vada valorizzata in tutti i sensi?

«Aspettiamo. Certo, occorre l’opportuno rispetto per seri professionisti».

E il protocollo sanitario come andrebbe ritoccato per la Serie C?
«Davanti alla salute non si scherza. Ha un costo adeguarsi al protocollo, ma non se ne può fare a meno. Ragione in più per auspicare un minor numero di partite grazie ai playoff».

Nella sua vita da manager quale posto occupa ora il calcio?
«Il primo, ex aequo con il cinema. Non l’avrei mai immaginato. I due anni a Bari sono volati via. Nel frattempo la città, il calore dei baresi mi hanno rapito».

A proposito di cinema, il coronavirus ha generato una crisi senza precedenti . Anche l’ultimo film di Carlo Verdone, con il marchio FilMauro dei De Laurentiis, è rimasto bloccato ai box dopo un lancio importante. Cosa si aspetta dallo Stato?

«Voglio pensare positivo, auspico un intervento massiccio e concreto. Per tanti anni il mondo delle arti ha ricevuto poca attenzione».

 
 

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