Champions League
 

Questa è una delle, ahinoi, tante delle pagine tristi della storia del calcio. Forse la storia più brutta da raccontare. La maledetta notte in cui la vittoria ebbe il sapore di una sconfitta.

Heysel 1985
© www.ansa.it

Sono passati ormai più di 30 anni dalla fatidica tragedia dell’Heysel, quel maledetto 29 maggio 1985. I tifosi juventini, di cui 32 italiani, erano andati a Bruxelles con la speranza di poter festeggiare la prima Coppa dei Campioni bianconera, ma trovarono un destino avverso, un’orribile morte (schiacciati contro le balaustre o precipitati dalle gradinate) nel settore Z dello stadio, travolti dalla furia cieca di hooligans inglesi ubriachi poco prima che l’arbitro desse il fischio d’inizio alla finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool.

A dirla tutta, però, queste morti fecero anche risaltare l’inadeguatezza dei servizi di sicurezza ed ordine pubblico dell’Heysel.

Una ‘Coppa maledetta‘ che ancora oggi assilla e turba anche i migliori sogni bianconeri, a tal punto da essere sempre stata un’ossessione per la Juve, che prima di quella sera l’aveva inseguito per 30 anni: sfuggita già due volte, nel ’73 a Belgrado e dieci anni dopo ad Atene. Un trofeo che divide tra chi non lo sente come conquistato e chi invece, al contrario, la considera un premio alla memoria delle 39 vittime.

Non sapevamo cosa era davvero successo, avevamo avuto notizie di un morto, forse due, ma non potevamo immaginare una tragedia così grande“, avrebbero poi dichiarato i giocatori juventini. Festeggiarono così sotto la curva dell’Heysel alla fischio finale, ma rientrando a Torino il giorno dopo, quando le notizie sulle tragedia erano diventate ufficiali e più chiare, ogni traccia di gioia scomparve in loro e calò un silenzio assordante che riecheggia ancora oggi. Le cronache dell’epoca ricordano Sergio Brio, che scendendo dalla scaletta dell’aereo, stringeva la Coppa tra le mani con malinconia.

In quella maledetta finale di Coppa dei Campioni del 1985, la Juventus diede  al delegato Uefa Gunther Schneider la nota ufficiale dove spiegava il perché aveva deciso di giocare comunque: “La Juve accetta disciplinatamente, anche se con l’animo pieno di angoscia, la decisione dell’Uefa, comunicata al nostro presidente, di giocare la partita per motivi di ordine pubblico“. L’allora presidente , Giampiero Boniperti, non ha poi voluto più parlare della vicenda, cosa che invece fa a malincuore l’attuale massimo dirigente, Andrea Agnelli: “Ho sempre fatto fatica a sentire mia quella Coppa, anche se i giocatori mi hanno sempre detto che fu partita vera“.

Marco Tardelli, in un’intervista alla Rai, qualche anno fa ha spiegato e chiesto scusa: “Era impossibile rifiutarsi di giocare, ma non dovevamo andare a festeggiare, l’abbiamo fatto e sinceramente chiedo scusa“.

La giornata del 29 maggio sarà dedicata al ricordo da parte di tutti i tesserati Juventus. Per troppi anni quelle 39 vittime sono state oggetto di scherno finalizzato unicamente ad attaccare i colori bianconeri: un’azione vile che non dovrebbe trovare cittadinanza in nessuno stadio ed in nessun dibattito sportivo. Questo anniversario dovrà essere utile anche alla riflessione per evitare che simili comportamenti si ripetano“, ha scritto la società bianconera sul proprio sito.

Heysel 1985
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LA PARTITA

Una partita giocata con un’intera sezione dello stadio belga, senza più neanche un tifoso, transennato davanti alle macerie e i rimasugli di una calca mortale.

Su quel campo si consumò la partita più surreale nella storia del calcio europeo, vinta poi dalla Juventus con un calcio di rigore segnato da Platini.

Iniziò con più di un’ora e mezzo di ritardo, ovviamente a causa degli incidenti sulle tribune, come ha ripetutamente ricordato anche lo stesso allora commentatore del match trasmesso dalla Rai, Bruno Pizzul.

Un primo tempo che termina sullo 0-0, con i giocatori che ancora increduli dell’accaduto faticano ad avere la verve tipica di una finale di un massimo torneo continentale. In quel frangente erano state già allestite cinque tende dove poter prestare i primi soccorsi agli incidentati.

Il secondo tempo la partita inizia a farsi più ruvida, e i lanci lunghi  la fanno da padrone. Non ci si poteva chiaramente aspettare la partita più spettacolare di sempre, decisa tra l’altro da uno dei rigori più dubbi della storia della competizione. Dalle stesse immagini, non di altissima qualità, dell’epoca si nota come il fallo su Boniek, lanciato da Platini, si sia concretizzato nettamente fuori area.

Calcio di rigore. Esecuzione perfetta di Platini e sipario sulla pagina del calcio più buia di sempre.

 
 
 

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