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La frase che accende la vigilia del Mondiale

Gianni Infantino ha scelto il tono del capo politico più che quello del semplice presidente FIFA. Alla vigilia del Mondiale 2026, il numero uno del calcio mondiale ha risposto alle critiche su visti, prezzi dei biglietti e gestione organizzativa invitando tifosi e osservatori a “chill and relax”, cioè a calmarsi e fidarsi del lavoro della FIFA. Il Guardian ha raccontato la conferenza di Città del Messico come una lunga difesa pubblica dell’organizzazione, in un momento in cui il torneo è già attraversato da tensioni diplomatiche e operative.

Il punto più sensibile riguarda l’immigrazione negli Stati Uniti. La FIFA è stata criticata dopo il caso del direttore di gara somalo Omar Artan, a cui sarebbe stato negato l’ingresso a Miami, e dopo le difficoltà legate alla partecipazione di delegazioni e tifosi di Paesi colpiti da restrizioni di viaggio. Infantino ha risposto che la FIFA non può imporre ai governi chi far entrare nei propri confini, pur ribadendo che l’organizzazione sta lavorando per trovare soluzioni.

Il Mondiale a 48 squadre: il grande progetto di Infantino

Il Mondiale 2026 è la vera creatura politica di Infantino. Sarà il primo con 48 nazionali, tre Paesi ospitanti — Stati Uniti, Messico e Canada — 16 città e 104 partite. La FIFA ha definito l’edizione nordamericana come la più grande della storia, con apertura l’11 giugno e finale il 19 luglio.

Per Infantino, questa espansione è la prova della missione globale della FIFA: più squadre, più mercati, più tifosi, più ricavi e più Paesi coinvolti nella vetrina più potente del calcio. Nei mesi scorsi il presidente aveva paragonato il torneo a 104 Super Bowl concentrati in poco più di un mese, immagine che restituisce bene l’ambizione commerciale dell’operazione.

Los Angeles e i “barbari felici”

A Los Angeles, durante un evento di lancio al Memorial Coliseum, Infantino ha usato una formula teatrale per descrivere l’arrivo dei tifosi da tutto il mondo: la città, ha detto, sarà “invasa” da una folla di “happy barbarians”. Reuters ha riportato la frase dentro una serata pensata per trasformare il Mondiale in un grande spettacolo pop, con ex campioni, celebrità e la centralità della città californiana nel racconto statunitense del torneo.

Los Angeles ospiterà otto partite, fan festival e dieci fan zone nell’area metropolitana. Per Infantino, sarà una delle capitali simboliche dell’edizione 2026, insieme a Città del Messico, New York-New Jersey, Toronto e alle altre sedi nordamericane.

Il nodo dei biglietti: calcio popolare o prodotto premium?

La seconda grande polemica riguarda il costo dei biglietti. Infantino ha difeso la politica dei prezzi sostenendo che tagliarli troppo avrebbe alimentato il mercato nero e che i ricavi servono a finanziare lo sviluppo del calcio nei Paesi più poveri. Il Guardian riporta che il presidente FIFA ha indicato un prezzo d’ingresso da 60 dollari e una media intorno ai 500 dollari, paragonando il Mondiale ai playoff degli sport americani.

Qui emerge la contraddizione più forte del modello Infantino. Da un lato il presidente insiste sull’idea di un calcio universale, inclusivo, capace di “unire il mondo”. Dall’altro il Mondiale diventa sempre più un prodotto globale ad altissimo valore commerciale, in cui l’accesso fisico allo stadio rischia di diventare un privilegio per una parte del pubblico.

Iran, Stati Uniti e diplomazia sportiva

Tra i temi affrontati da Infantino c’è anche la partecipazione dell’Iran, resa complicata dalle tensioni con gli Stati Uniti, uno dei tre Paesi ospitanti. Il presidente FIFA ha rivendicato il lavoro fatto per garantire la presenza della nazionale iraniana, presentandolo come una dimostrazione della capacità del calcio di muoversi dentro crisi politiche che vanno oltre lo sport.

È una linea coerente con la sua presidenza: la FIFA non si presenta più soltanto come un organismo sportivo, ma come una piattaforma diplomatica globale. Il rischio, però, è che questa postura esponga Infantino a una critica costante: voler essere arbitro morale del calcio mondiale senza assumersi fino in fondo le responsabilità politiche delle proprie scelte.

Il potere di Infantino e la macchina FIFA

Il Mondiale 2026 sarà anche un referendum sulla sua gestione. Infantino ha costruito una FIFA più ricca, più espansa e più presente nei mercati globali. Ha aumentato il numero di squadre al Mondiale, spinto nuovi tornei e trasformato l’organizzazione in una macchina commerciale sempre più potente.

Ma proprio questa crescita alimenta le critiche. Transparency, calendario, sostenibilità, diritti dei tifosi, prezzi, rapporti con i governi: ogni nuova entrata economica porta con sé una nuova domanda politica. Infantino risponde con sicurezza, spesso con toni da leader globale. Ma il Mondiale nordamericano sarà il banco di prova più grande: 104 partite sono una promessa, ma anche un rischio logistico e reputazionale.

La battuta virale sull’Italia: “Forse con 208 squadre si qualifica”

Nelle ultime ore Infantino è finito al centro delle polemiche anche per una battuta sulla Nazionale italiana, pronunciata durante un’intervista al canale brasiliano CazéTV. Parlando del nuovo Mondiale a 48 squadre e delle ipotesi future di ulteriore allargamento, il presidente FIFA ha spiegato che si è già discusso di un torneo a 64 nazionali per coinvolgere ancora più Paesi. Poi la stoccata agli Azzurri: “Forse l’Italia si qualificherebbe con 64 squadre… potremmo arrivare a 208 per vedere se si qualifica”. Una frase ironica, ma destinata inevitabilmente a far discutere, perché arriva nel pieno della ferita per la terza mancata partecipazione consecutiva dell’Italia alla Coppa del Mondo. Il giorno prima, lo stesso Infantino aveva già escluso ogni ipotesi di ripescaggio azzurro, spiegando che “sinceramente, mai” c’è stata una possibilità concreta di vedere l’Italia al Mondiale 2026. La battuta, quindi, non riapre nessuno scenario sportivo: riapre semmai il nervo scoperto di una Nazionale che, da campione d’Europa nel 2021, si ritrova ancora una volta fuori dal torneo più importante.

La sua partita più grande

Gianni Infantino arriva al Mondiale 2026 con un potere enorme e una pressione altrettanto grande. Il torneo che ha immaginato deve dimostrare di essere davvero più inclusivo, più spettacolare e più globale, non solo più grande e più redditizio.

Le sue ultime parole raccontano bene la doppia faccia del momento: da una parte il presidente che invita tutti a godersi il calcio, dall’altra il dirigente che deve rispondere a polemiche concrete su visti, prezzi e accessibilità. Il Mondiale sta per cominciare. Per Infantino, però, la partita è già iniziata.

 
 
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