Vincere fuori casa, conquistare momentaneamente il primo posto della Ligue 1, vedere un nuovo acquisto segnare dopo appena un quarto d’ora dal debutto e contemporaneamente uscire dallo stadio insoddisfatto. È il paradosso che racconta perfettamente la serata di Davide Ancelotti, protagonista ieri del successo per 1-0 del Lille sul campo del Tolosa. I Dogues hanno raggiunto quota sette punti dopo tre giornate e questa mattina, 4 settembre, occupano il primo posto provvisorio della classifica francese.
Il risultato è arrivato al 73’, quando Ayase Ueda, acquistato negli ultimi giorni del mercato, ha segnato di testa appena un quarto d’ora dopo il proprio ingresso al posto di Olivier Giroud. Una sostituzione che ha deciso la partita e regalato ad Ancelotti la seconda vittoria nelle prime tre giornate del suo primo campionato francese da allenatore.
Eppure il tecnico italiano non ha voluto utilizzare il risultato per nascondere i problemi.
Nel dopogara ha sottolineato come la prestazione gli avesse lasciato sensazioni negative nonostante i tre punti, riconoscendo apertamente che il Lille non aveva eseguito bene molte delle cose preparate.
È probabilmente proprio questo il passaggio che rende interessante l’inizio della sua avventura francese.
Il Lille vince una partita che Ancelotti non vuole dimenticare
Il Tolosa ha messo in difficoltà il Lille soprattutto nella prima parte della gara.
Pressing aggressivo, posizionamenti efficaci e capacità di impedire agli ospiti di sviluppare con continuità il proprio possesso hanno obbligato i Dogues a giocare una partita molto più difensiva rispetto a quella immaginata.
Ancelotti ha ammesso che l’avversario era stato studiato correttamente e che quindi non c’era stata una vera sorpresa tattica. Il problema era stato trasferire sul campo le contromisure preparate.
Il Lille è riuscito soprattutto a resistere.
Berke Özer ha effettuato interventi importanti e la squadra è rimasta dentro la partita abbastanza a lungo da sfruttare l’occasione arrivata nella ripresa.
La frase pronunciata da Ancelotti nel dopogara fotografa il suo modo di affrontare la situazione: a fine campionato probabilmente nessuno ricorderà come siano arrivati quei tre punti, ma lui non vuole dimenticare la qualità insufficiente della prestazione.
È un messaggio rivolto allo spogliatoio.
Vincere non basta per considerare completato il lavoro.
Ueda entra e decide subito
La storia individuale più bella della serata è quella di Ayase Ueda.
L’attaccante giapponese era arrivato a Lille soltanto il 31 agosto e ha avuto bisogno di pochissimi minuti per presentarsi al nuovo pubblico.
Ancelotti lo ha inserito al 57’ al posto di Giroud.
Al 73’, dopo un’azione costruita da più giocatori entrati dalla panchina, Ueda ha trovato il colpo di testa che ha sbloccato e deciso la partita.
La gestione dei cambi diventa quindi uno degli aspetti positivi da salvare nella serata meno brillante.
Il Lille dispone quest’anno di un reparto offensivo ricco di soluzioni e il tecnico dovrà gestire anche la convivenza tra un campione esperto come Giroud e un centravanti arrivato con numeri importanti.
Alla vigilia della partita il sito ufficiale del LOSC sottolineava che soltanto Harry Kane, Luis Suárez ed Erling Haaland avevano numeri realizzativi superiori a quelli recenti di Ueda nei principali campionati osservati dal club.
Il debutto non poteva essere migliore.
Sette punti in tre giornate e primo posto provvisorio
La classifica regala comunque un’immagine molto positiva del primo Lille di Ancelotti.
Dopo tre giornate i Dogues hanno sette punti, cinque gol segnati e due subiti, con due vittorie e un pareggio. Sono momentaneamente davanti a Monaco e alle altre squadre che devono ancora completare il turno.
Il successo a Tolosa ha inoltre prodotto un record societario: il Lille ha raggiunto otto vittorie consecutive in trasferta in Ligue 1, una serie iniziata nella stagione precedente ma mai raggiunta prima nella storia del club.
Ancelotti eredita dunque una squadra con una forte cultura competitiva, ma deve contemporaneamente darle una nuova identità.
È la prima grande opportunità della carriera nella quale viene giudicato esclusivamente come tecnico principale in un importante campionato europeo.
Dall’ombra di Carlo alla propria panchina
Per anni Davide Ancelotti è stato inevitabilmente raccontato come il figlio e collaboratore di Carlo.
Ha lavorato nello staff del padre in alcuni dei club più importanti del mondo, accumulando esperienza a Bayern Monaco, Napoli, Everton e Real Madrid. Nel 2025 aveva seguito anche l’inizio dell’avventura di Carlo con il Brasile. Nel giugno 2026 è arrivato il passaggio decisivo: il Lille gli ha affidato la prima squadra con un contratto biennale.
Da quel momento ogni partita ha assunto un peso differente.
Non è più il collaboratore che suggerisce soluzioni dalla panchina.
È l’allenatore che sceglie formazione, cambi, gestione del gruppo e comunicazione pubblica.
Ed è interessante che uno dei suoi primi messaggi forti sia arrivato proprio dopo una vittoria.
Il mercato ha modificato il Lille
Ancelotti deve inoltre integrare una squadra cambiata profondamente nelle ultime settimane.
Ayyoub Bouaddi è passato al Manchester City, mentre Matias Fernandez-Pardo è stato ceduto al Newcastle. Sono uscite che hanno tolto talento giovane e già inserito nei meccanismi del LOSC.
In compenso sono arrivati giocatori come Ueda e Maurits Kjærgaard.
L’allenatore dovrà quindi accelerare la costruzione dei nuovi automatismi proprio mentre il calendario comincia a diventare pesante.
Non ci sarà molto tempo.
Martedì arriva la Champions League
La vera prova successiva è già dietro l’angolo.
Martedì 8 settembre il Lille ospiterà il Real Betis nella prima partita della propria Champions League, alla Decathlon Arena Stade Pierre Mauroy.
Ancelotti ha indicato proprio quella gara come l’occasione per mostrare un volto completamente differente rispetto a Tolosa.
La Champions modifica immediatamente il livello dell’esame.
Il Lille potrà permettersi molto meno di quanto abbia concesso giovedì sera. Contro squadre europee di alto livello, una prestazione nella quale il portiere deve tenere in piedi il risultato per lunghi tratti rischia di non essere sufficiente.
Ecco perché il tecnico non si è lasciato ingannare dal primo posto.
Vincere male può essere una qualità, purché non diventi un’abitudine
C’è comunque un aspetto che Ancelotti può considerare positivo.
Le squadre che puntano in alto devono saper vincere anche quando non giocano bene.
Il Lille lo ha fatto a Tolosa.
Ha resistito, ha utilizzato bene la propria panchina e ha trasformato una delle poche opportunità realmente pulite nel gol decisivo.
È una qualità.
Diventa però un problema se la prestazione viene normalizzata.
Ancelotti sembra averlo capito immediatamente.
Per questo il 4 settembre il racconto del suo Lille contiene due verità contemporaneamente: la classifica dice primo posto, l’allenatore dice che non basta.
E forse proprio questa distanza tra risultato e soddisfazione spiega meglio di qualsiasi altra cosa quale tipo di identità Davide Ancelotti stia cercando di costruire.
