pubalgia

La pubalgia è una sindrome dolorosa della regione anatomica dell’inguine che rientra tra le patologie da sovraccarico (microtraumi ripetuti nel tempo). Questa patologia interessa sopratutto gli sportivi che svolgono attività continuative ad alto livello in cui è richiesta un’intensa sollecitazione degli arti inferiori.

Nel calcio, ad esempio, sono molti i gesti tecnici che determinano sollecitazioni a carico della regione inguinale grazie all’azione combinata della muscolatura addominale ed adduttoria: calcio, dribbling, cambi di direzione, contrasti di gioco.

Zona pubica, pubalgia
© studioronconi.com

Quali sono le varie forme di pubalgia?

La sindrome retto-adduttoria è una delle forme più frequenti di pubalgia. Questa patologia consiste in una tendinopatia inserzionale, a carico dei muscoli adduttori e/o dei retti addominali. Essa interessa dal 2% al 7% di tutti gli infortuni sportivi e colpisce prevalentemente i maschi. Le cause sono sovraccarico funzionale e microtraumi ripetuti di tipo torsionale e di trazione a livello delle inserzioni tendinee di addominali ed adduttori, in presenza di fattori predisponenti (alterazioni posturali, dismetrie, malocclusione, scorretto appoggio plantare..).

Il principale sintomo è il dolore,che parte dall’osso pubico, si dirama in tutta la regione e si localizza nell’inguine fino a interessare, in certi casi, la faccia interna della coscia.
Nelle forme lievi, compare al risveglio e si manifesta all’inizio degli esercizi fisici, tendendo poi a scomparire una volta effettuato il riscaldamento. Nelle fasi più gravi della patologia, al contrario, il dolore può apparire anche in modo improvviso, durante lo svolgimento dell’attività sportiva, tanto da impedirne la continuazione o, addirittura, rendere difficile la semplice deambulazione. In questo caso, il dolore diventa persistente, continuo e tende ad aggravarsi con l’attività mentre soltanto il riposo lo attenua.

Muscoli Core Stability
© Cross Fight Lab

Come si cura la pubalgia?

Nel trattamento della patologia è molto importante intervenire subito e con decisione, eliminando le cause per evitare una cronicizzazione.

  • riposo, per una durata variabile da alcune settimane ad alcuni mesi;
  • trattamento farmacologico antiinfiammatorio locale e sistemico;
  • utilizzo di mezzi fisici come Hilt terapia, Tecarterapia, per attenuare l’infiammazione ed agevolare la guarigione dei muscoli interessati
  • esercizi di stretching dei muscoli adduttori, lavorando subito al di sotto della soglia del dolore; per la detenzione e il rilassamento muscolare
  • esercizi di riequilibrio del bacino; ottimi gli esercizi di core stability
  • esercizi di propriocezione.

Il trattamento si differenzia a seconda della fase clinica, suddivisa in acuta, subacuta e di ritorno sul campo.

La fase di ritorno in campo è una fase molto delicata e spesso sottovalutata, per questo si assistono a numerose ricadute. In questa fase si devono introdurre in maniera graduale andature, scatti, contrasti (negli sport di contatto) e gesti sport specifici, sempre più complessi. Fondamentale è associare esercizi preventivi di tipo posturale e di rinforzo eccentrico (sopratutto degli adduttori) per limitare più possibile le ricadute.

 

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