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Michele Uva, vicepresidente Uefa: «Abbiamo unito Federazioni, Leghe, club e atleti. Tuteleremo la salute, il FFP resta ma ritoccato, studiamo nuovi calendari»

Chi è Michele Uva?

Michele Uva è nato a Matera l’8 novembre 1964.
È un manager e dirigente sportivo italiano prima in Figc oggi in Uefa.

Uefa Dall’aprile 2017 è nell’Esecutivo Uefa. Oggi Uva è vicepresidente. È anche presidente della Commissione Licenze Uefa e Financial Fair Play.

Figc Nel 2009 è entrato in Figc. Nel 2013 è stato nominato direttore generale della Coni servizi. Nel 2014 è diventato direttore generale Figc (si è dimesso nel dicembre 2018).

Michele Uva
© www.calciofemminileitaliano.it

«Mi lasci prima fare una premessa fondamentale, che vale per tutte le risposte che seguiranno: ogni decisione che verrà presa avrà come principio base e inderoga- bile la salute pubblica. È la nostra stella polare. I nostri ruoli ci impongono di presentare scenari e piani di ripresa e ripartenza, ma il pensiero comune va a chi soffre, ai medici, a chi sta combattendo contro il coronavirus». Michele Uva, vicepresidente del massimo organo calcistico europeo con sguardo privilegiato sulle situazioni italiane, vista la lunga carriera come dirigente di club, Coni e Figc, si presta a spiegare scenari, ipotesi, tavoli di lavoro per la ripresa di campionati e coppe che tanto dibattito stanno creando. Ha spiegato a La Gazzetta dello Sport come la Uefa intende uscire da questa crisi creata dalla pandemia.

L’obiettivo dell’Uefa chiaro: provare a ripartire. «L’Uefa è formata da 55 federazioni e deve tener conto di tutte le disomogeneità da un punto di vista sportivo e sanitario rispetto all’impatto del coronavirus. Per capirsi, la situazione in Italia o in Spagna è diversa da quella in Svezia o in Norvegia. Gli ap- procci davanti al problema sono differenti. Per questo siamo particolarmente soddisfatti di essere riusciti a trovare un percorso condiviso con 55 Federazioni, con l’Eca che rappresenta 280 club che partecipano alle Coppe, le European Leagues e i giocatori. Essere riusciti a mettere d’accordo tutte le componenti e avere l’unanimità sulle decisioni prese è un enorme ri- sultato politico. L’Uefa ha fatto ciò che non è riuscito all’Unione Europea con gli stati membri».

Ci spiega qual è la linea guida dell’Uefa?
«C’è un tavolo permanente per aiutare federazioni, leghe e club a riprendere e terminare i campionati inserendo nel mezzo i turni delle coppe europee».

E la ventilata ipotesi di gioca- re prima i campionati e poi di- sputare le coppe in estate?
«Al momento non è la nostra prima opzione».

Ma i campionati dovrebbero riprendere tutti nello stesso periodo?
«Non necessariamente, perché alcuni tornei, come la Serie A, hanno più partite da giocare di altri. E comunque la scelta di quando riprendere allenamenti o campionati non spetta all’Uefa, ma è demandata ai governi nazionali in base alle disposizioni sulla salute pubblica e poi a federazioni e leghe. Nelle linee guida dell’Uefa non c’è quando o se riprendere un campionato».

Come si possono inserire le coppe nei turni infrasettima- nali se un campionato è ripar- tito e un altro no?

«Il tavolo permanente con Eca ed European Leagues monitora ed elabora i dati che vengono da tutti i Paesi. Quelli con squadre partecipanti alla Champions sono 5, all’Europa League 9».

Se un campionato non do- vesse ripartire, cosa accadreb- be alla squadra impegnata in coppa?

«Dipende: se il campionato non si gioca per decreto governativo è un conto. Se invece c’è la possibilità di allenarsi e giocare ma il campionato è stato sospeso, un club può partecipare alle coppe».

E se rifiutasse? Che sanzioni rischierebbe?
«Non abbiamo pensato a questo. La volontà di federazioni e leghe è di riprendere a giocare. Stiamo ragionando su questa volontà comune e non sulle eventuali eccezioni».

La Lega di Serie A però è spaccata, molti club non vor- rebbero riprendere.
«Come Uefa abbiamo ricevuto la posizione delle European Leagues, l’associazione che raggruppa le leghe, ed è unanime. Non abbiamo rapporti con singole leghe e non conosciamo i loro posizionamenti interni».

Corretta risposta da vicepre- sidente Uefa, ma lei conosce la realtà italiana: molti club ri- tengono la data del 30 giugno il limite ultimo per terminare la stagione. Se riprenderà…

«Il 30 giugno è la data che segna la fine della stagione sportiva, della chiusura dei bilanci e dei vincoli contrattuali dei giocatori. Per prolungare il termine di chiusura dei bilanci servirà un decreto legge per superare il vincolo civilistico. Per i contratti dei giocatori invece serve una disposizione della Fifa, ma c’è disponibilità a farla».

3Tanti presidenti pensano che cambiare norme, far slittare tutto, aprire nuove finestre di mercato e congestionare il prossimo calendario rovinerà anche la nuova stagione…

«Ci sono ragioni valide sia da parte di chi vuole riprendere, sia da parte di chi ritiene sia meglio fermarsi. Spetta alle singole federazioni decidere la cosa migliore per il proprio sistema nazionale. Che però deve incastrarsi anche in quello europeo…».

Ma è immaginabile che ri- prendano tutti i campionati più importanti e una singola federazione si dissoci?

«L’Uefa rispetta le scelte nazionali. Ci sono 55 Paesi diversi. Prendiamo atto se qualcuno non vuole proseguire. Non abbiamo potere coercitivo».

A forza di ipotesi positive, viene il dubbio che si potesse giocare anche l’Europeo… «Chissà… La Uefa ha posticipa- to Euro 2020 al 2021 e gli europei femminili e l’Under 21 al 2022 per un forte senso di responsabilità. Ci siamo fatti carico degli enormi costi, ma l’obiettivo del presidente Ceferin è stato quello di consolidare l’unità del sistema e il principio di solidarietà. Facendo saltare le competizioni, abbiamo creato lo spazio per terminare i campionati e le coppe».

Se le finali di coppa si giocas- sero ad agosto, tra fine stagione e l’inizio della prossima po- trebbero passare solo poche settimane. Salterebbero ferie per i giocatori e ritiri estivi? «Possono esserci slittamenti in avanti. Si rivedranno i calendari. Ci sarà uno slot per le nazionali a settembre, ottobre e novembre e l’eventuale partenza dei gironi delle coppe ad ottobre».

Sarà l’anno dell’Europeo, non c’è il rischio che i giocatori ci arrivino con la lingua di fuori? «La tutela e la salute dei giocatori, anche come stress fisico, sarà tenuta in considerazione quando si stipuleranno i calendari. Ricordiamo che i singoli calendari li decidono le federazioni nazionali: chi ha tornei da 18 squadre ne beneficerà rispetto a chi li ha di 20 o 22».

Licenze Uefa e Fair Play Fi- nanziario: che succederà?
«Ci sarà una data ultima e compatibile per tutte le Federazioni per presentare l’elenco dei partecipanti alle coppe europee. Il FFP ha portato il sistema da una perdita di 1,7 miliardi a un utile di 141 milioni in soli 8 anni. Non poteva essere cancellato, ma bisognava tener conto delle problematiche create dal coronavirus e quindi adeguare transitoriamente le norme, non richiedendo il budget 2020-21 fra i documenti necessari. Il pareggio di bilancio e il pagamento dei debiti scaduti restano invece in vigore».

Cosa pensa del taglio degli stipendi dei calciatori… «Apprezziamo la disponibilità dei giocatori, ma l’Uefa su questo non c’entra nulla».

Uva, per quanto giocheremo a porte chiuse?
«Porte aperte e porte chiuse sono scelte dei governi nazionali. Proprio come accadde per Atalanta – Valencia e Liverpool – Atletico Madrid, partite che hanno creato polemiche. La speranza di tutti è tornare per gradi alla normalità. Nei momenti difficili come questo bisogna trovare unità e fiducia, mostrando responsabilità e credibilità. Questi sono i pilastri sui quali stiamo costruendo il futuro del calcio»

 
 

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