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Theo Hernandez rivelazione e trascinatore di un Milan che, nonostante i vari cambi societari, sembra non ritrovare la propria identità, si apre a La Gazzetta dello Sport.

Theo Hernandez
© calciomercato.com

Intanto si resta a casa senza calcio. Theo, che effetto le fa? «È un momento difficile per tutti, l’ho preso con rassegnazione. Dobbiamo pensare soprattutto alla nostra salute e a quella delle nostre famiglie. Seguiamo le indicazioni fornite e aspettiamo con ansia e pazienza che la situazione possa tornare alla normalità».

Come trascorre questi giorni di isolamento?
«Il tempo libero a casa non manca, non potendo uscire ho cercato di non perdere il con- tatto con le altre persone e con tutto ciò che mi fa stare bene. In questo senso i social sono stati utilissimi e la musica, in particolare, ha avuto un ruolo fondamentale nei momenti di isolamento. Con le loro dirette live gli artisti hanno contribui- to a far correre veloce la mac- china della solidarietà e anche noi del Milan stiamo facendo la nostra parte con l’evento di questa sera. From Milan with Love è una grande opportunità per ascoltare buona musica, fare del bene e sentirsi parte di un’unica famiglia».

Che genere di musica le pia-ce ascoltare?
«Mi piace molto il reggaeton».

Artisti preferiti?
«Ascolto molto Ana Mena e India Martínez».

Altri passatempi?
«Mi diverto a giocare su Twitch (piattaforma streaming dedicata ai videogiochi, ndr), il mio username è acmth19».

Ovvero club, nome e nume- ro di maglia, un brand già molto caro ai tifosi rossoneri. Quanto è cresciuto in questa prima stagione al Milan? «È stato un anno molto importante per me. Mi sono adattato molto rapidamente a un nuovo campionato e alla pressione di un grande club. La fiducia dello staff tecnico, l’aiuto dei compagni e l’affetto che i nostri tifosi mi danno sono fondamentali».

Pioli ha inciso sul suo processo di crescita?
«La sua fiducia è decisiva. Poi essere in un grande club e avere l’opportunità di imparare dai migliori è tra gli aspetti che apprezzo di più».

In Spagna aveva segnato 3 gol in 86 partite, al Milan ne ha già fatti 6 in 25: come spiega questa svolta?

«È soprattutto merito del la- voro quotidiano, e poi da subito ho avuto la sensazione di essermi adattato completamente a tutto ciò che avevo intorno. Penso alla squadra nel suo insieme, ai miei compagni dentro e fuori dal campo, la città, la cultura di un nuovo Paese, la filosofia del club e lo svago. Tutti questi fattori messi insieme hanno favorito il miglioramento dei miei numeri».

Gareth Bale, con cui ha giocato al Real Madrid, ha iniziato da terzino per poi diventare un grande esterno di attacco. È un percorso che potrebbe seguire anche lei in futuro? «Sono ancora molto giovane e ho margini di crescita… Vedremo cosa ci riserva il futuro. Qui ho tutto ciò che mi serve per far bene, dipende da me e dal mio lavoro».

Lei è già uno dei punti di rifrimento del Milan. Si sente pronto per diventare un leader? «Mi mancano ancora tante partite e soprattutto l’esperienza per poter dire di essere un leader. Mi sento importante in una grande squadra e questo mi riempie di fiducia».

Quanto è importante scen- dere in campo con un compa- gno come Ibrahimovic? «Stare a contatto con Zlatan è un dono, un’opportunità per migliorare insieme a uno dei migliori giocatori al mondo».

Ha sempre detto che Maldini è stato determinante nella scelta che l’ha portata al Mi- lan. Che sensazione le dà confrontarsi con lui?

«Maldini è sempre stato un riferimento per me. Tutti quanti vorrebbero specchiarsi in un personaggio come lui, ha vissuto una carriera gloriosa e rappresenta il Milan. Quando hai di fronte un campione simile c’è poco da pensare. Sono contento che lui e suo figlio Daniel si siano ripresi».

L’emergenza coronavirus ha rinviato l’Europeo al 2021, avrà un anno per convincere Deschamps a convocarla: ci riuscirà?

«Lavorerò per meritarmi un posto in nazionale e farmi trovare pronto a quell’appuntamento. Ma certe scelte non dipendono da me».

Sarebbe pronto a “lottare” con suo fratello Lucas per un posto da titolare nella Francia?

«Potremmo anche giocare insieme… Non sarebbe male, vero?»

Cosa le ha raccontato della sua esperienza in Germania durante la pandemia?
«La Germania ha adottato misure molto severe, per fortuna ci sono le videochiamate, in questo modo siamo riusciti a restare in contatto, ho potuto vedere mio nipote Martín, nostra madre e nostro zio Didier».

Quali sono i compagni del Milan che l’hanno aiutata di più durante l’isolamento? «Gli spagnoli Samu Castillejo e Pepe Reina (in prestito all’Aston Villa, ndr), con i quali condivido coloro che mi rappresentano (l’agente Manolo García Quilón e suo figlio Roberto, ndr). Samu e Pepe sono stati fondamentali, ma anche tutti i compagni di squadra e lo staff del club mi hanno supportato in questi giorni non facili».

Quali sono i prossimi obiettivi da raggiungere con il Milan?
«Voglio riportare il nostro Milan dove merita per la sua storia e l’amore dei suoi tifosi».

Se questa stagione non dovesse ripartire, quanto sarà difficile per il calcio italiano riprendersi?

«Non voglio immaginare questa possibilità, c’è bisogno di ripartire. Vorremmo tornare sul campo. Siamo professionisti, siamo appassionati. Vogliamo ridare ai nostri supporter la gioia di tifare e di emozionarsi per la nostra maglia e i nostri successi. Vogliamo partecipare attivamente alla riapertura del Paese, come il resto dei lavoratori che sono tornati a svolgere le loro mansioni, anche assumendosi dei rischi. Il calcio può aiutare concretamente per tornare alla normalità».

 
 

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