Premier League
 

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La proposta è unitaria, sottoscritta da tutti i club della Premier League. Un taglio netto degli stipendi dei calciatori pari al 30% dell’ingaggio annuale. La strategia comune è emersa dalla video-conferenza che si è svolta ieri – la terza nel giro di tre settimane – per affrontare le conseguenze, economiche e non solo, dell’emergenza coronavirus. E di fronte alle difficoltà di queste settimane, una volta di più, la Premier ha saputo trasmettere un forte segnale di unità di intenti e condivisione dei problemi.

Non ci saranno fughe in avanti da parte dei singoli club (come successo per esempio in Italia o Spagna), ma si procederà assieme, in maniera collegiale, con la richiesta di riduzione salariale, già inviata al sindacato dei calciatori, e sottoscritta da tutte 20 le società. In ballo c’è una montagna di soldi, più di 850 milioni, che la Premier dovrebbe restituire ai broadcast detentori dei diritti tv, nel caso il campionato finisse qui. Anche per questo in Inghilterra è unanime la volontà di riprendere il campionato appena possibile. Giocando, se necessario, fino ad agosto, e quasi sicuramente a porte chiuse, le 92 partite che restano in calendario. Un club si è spinto a proporre di trasferire le ultime 10 giornate in Cina, pur di concludere la stagione. Una provocazione, certo, ma che conferma la ferma volontà dei club di ritornare in campo al più presto.

«Ma solo quando esisteranno le necessarie condizioni di sicurezza, e comunque in accordo con le disposizioni del governo», ha puntualizzato ieri la Lega inglese, escludendo una ripresa nella prima parte di maggio. Che si- gnifica far slittare almeno a giugno le partite, dal momento che alle squadre serviranno due o tre settimane di preparazione per rimettersi in forma dopo un periodo di inattività così lungo.

CERCANDO L’INTESA. Nel frattempo si dovrà trovare l’intesa eco- nomica con i calciatori, che fino- ra hanno rispedito al mittente ogni richiesta di auto-riduzione degli ingaggi. E sui quali cresce la pressione dei media, dell’opinione pubblica e della politica. Nei giorni scorsi anche il ministro della Salute, che sta coordinando la risposta del Regno alla pandemia di COVID-19, ha chiesto pubblicamente ai calciatori «di fare la loro parte in un momento nel quale moltissime famiglie sono in difficoltà». Un’uscita con toni demagogici, ma che ha intercettato l’umore di moltissimi tifosi. In attesa di scoprire se e quando accetteranno la decurtazione degli stipendi, i giocatori più rappresentativi del campionato stanno organizzando – secondo indiscre- zioni apparse sui media inglesi – una maxi-raccolta per dare la risposta più eloquente a chi li accusa di insensibilità e avidità. Tra i più attivi Jordan Henderson e James Milner, i due capitani del Liverpool, che hanno coinvolto tutti i top-player del campionato.

PRO SANITA’. Ma anche la Premier si è voluta attivare, per smentire le accuse di insensibilità, lanciando un messaggio forte, sotto forma di donazione. I 20 club hanno stanziato un milione di sterline ciascuno, circa 22,6 milioni di euro in totale, che verranno donati “al servizio sanitario, alle comunità e alle famiglie più in difficoltà”. E allo stesso tempo ha istituito un fondo mutualistico, destinato alle serie inferiori, dalla Championship alle categorie semi-professionistiche, del valore di 135 milioni di euro. Uno stanziamento per aiutare i club che nei prossimi mesi dovranno affrontare ammanchi milionari nei propri bilanci, senza poter contare – diversamente dalle società di Premier – sugli stratosferici introiti garantiti dalla cessione collettiva dei diritti tv.

 
 

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