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I giocatori vorrebbero destinare i soldi al servizio sanitario e non ai club

Il sindacato all’epoca di WhatsApp : i calciatori della Premier hanno formato un gruppo social per tenersi costantemente in contatto ed elaborare le loro strategie per trattare con le venti proprietà del massimo campionato inglese. In questa battaglia giocatori-lega, stanno emergendo due leader. Jordan Henderson, capitano del Liverpool, è il promotore della raccolta dei fondi da destinare al servizio sanitario nazionale, iniziativa partita prima dell’attacco frontale alla categoria lanciato dal segretario per la salute e gli affari sociali, Matt Hancock. L’altro opinion man è Wayne Rooney, ex centravanti della nazionale inglese, ora al Derby County, impegnato sul fronte delle comunicazioni.

Rooney ha firmato l’ennesimo editoriale sul Sunday Times, accusando il governo di aver cercato di mettere all’angolo i calciatori: «Una vicenda vergognosa. Il segretario alla salute, invece di spiegare al paese la situazione generale, ha preso di petto i calciatori, chiedendo il taglio degli stipendi. Perché aveva in testa la storia dei salari? Sta cercando di distogliere l’attenzione sulla gestione del governo nella pandemia?».

La vicenda

Sulla questione delle decurtazioni richieste ai giocatori della Premier c’è stata molta confusione. Dopo le prese di posizione sbrigative di alcuni componenti del governo, la lega inglese ha rilanciato la proposta nella riunione di venerdì, in cui, oltre a sostenere il piano delle decurtazioni del trenta per cento (Leggi l’articolo), sono state messe a disposizioni risorse ai campionati minori – 141,6 – e al servizio sanitario nazionale: 22,6. Proprio quest’ultima misura è stata argomento di scontro nel summit Premier-Professional Footballers’ Association di sabato, in cui i calciatori hanno rinfacciato ai club di aver dato le briciole al SSN.

Lo scontro

Ma il vero contrasto si è sviluppato sul tema del trenta per cento delle riduzioni. I giocatori sostengono che questa procedura si tramuta, in realtà in una concessione ai club e in un mancato introito per il fisco inglese, con una perdita secca di 227 milioni di euro. I calciatori sono disposti ad accettare i sacrifici, ma vogliono destinarli espressamente al servizio sanitario nazionale. La posizione della Premier viaggia invece verso un’altra direzione perché, di fronte ad una possibile emorragia di 1,290 miliardi di euro nel caso in cui i campionati non dovessero ripartire, il taglio salariale richiesto permetterebbe almeno di dimezzare le perdite.

Sviluppi

Oggi è previsto un nuovo confronto tra le parti. I calciatori sono contrariati per l’atteggiamento del governo e per il comportamento di Tottenham e Liverpool: i due club, due big del football d’Oltremanica, hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali per il pagamento degli stipendi ai dipendenti. Il capitano di un club, riferisce il Mirror, ha definito “disgustosi” i comportamenti della Premier in questa storia.

Il Manchester City dello sceicco Mansour ha intrapreso una strada diversa: ha garantito i salari a tutti i lavoratori. Il sostegno ai calciatori è arrivato su Twitter anche da Gary Lineker: «Perché questo attacco ai giocatori da parte del governo? Perché sono un bersaglio facile? Le richieste di tagli salariali andrebbero fatte a tutte le categorie di ricchi». Critico anche Gary Neville, ex difensore del Manchester United: «La Premier si è mossa terribilmente in ritardo nel fronteggiare la pandemia. Ora si sta cercando di dare i calciatori in pasto all’opinione pubblica».

 
 

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