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DALLA BIELORUSSIA AL TAGIKISTAN: TRA MOTIVI POLITICI, INTERESSI ECONOMICI E VISIBILITÀ MEDIATICA

Un altro fine settimana senza sport è andato, anzi no, non è del tutto vero. Perché sembra impossibile ed anche un po’ assurdo, eppure qualcuno non si ferma, qualche altro addirittura decide di cominciare, mentre tutto il resto del mondo combatte per sconfiggere un nemico invisibile eppure presente ovunque, nelle corsie di ospedale, nelle case delle persone di ogni parte del mondo, insomma dappertutto. Nelle stanze di chi comanda il calcio, in particolare in Europa, ci si interroga su quando sarà possibile ritornare a una normalità che sembra lontana anni luce, ci si chiede con quali modalità, quali tempistiche, quale futuro e come si tornerà quando sarà possibile giocare di nuovo. Stabilire con certezza, il quando, ora come ora è un esercizio utopistico. Per una fetta abbondante della popolazione planetaria, le dinamiche del calcio e dello sport in generale non rappresentano, comprensibilmente, una priorità assoluta: si lotta per la sopravvivenza, adesso.

Eppure qualcuno gioca, come se nulla, o quasi, fosse. In Bielorussia va avanti la Vysshaya Liga, per esempio: ieri l’Energetik Minsk ha battuto il Minsk Fc per 2-0, e si era giocato anche sabato e venerdì e avanti così, in un clima surreale: controlli della temperatura all’ingresso dello stadio per i (pochi) tifosi effettuati da addetti con mascherine, guanti e occhiali per ripararsi, e gli impianti vengono igienizzati prima e dopo ogni utilizzo, ogni partita. Tutto qui. Per il resto si prosegue, seguendo le linee governative del presidente Lukashenko, uno che si è fatto più volte ritrarre in questi giorni sul ghiaccio della pista a giocare a hockey, uno che ha parlato di «una psicosi, qui non c’è nessun virus. E gli sport, specialmente quelli sul ghiaccio, sono la miglior medicina possibile. Bisogna continuare a lavorare e bere vodka, magari fare qualche sauna». C’è chi sostiene che dietro la decisione di andare avanti a oltranza ci sia l’intenzione di cavalcare la propaganda e l’esposizione mediatica. Del resto, altrimenti, chi parlerebbe del calcio bielorusso? Ma i tifosi temerari pronti a sfidare la sorte allo stadio sono sempre meno e le proteste da parte di chi chiede un’immediata sospensione al carrozzone sportivo continuano ad aumentare, così come le preoccupazioni dei giocatori.

Nel weekend ha ricominciato il Tagikistan, in un’atmosfera spettrale e addirittura in diretta streaming visibile ovunque. L’Istiklol di Dushanbe e il Khujand si giocano la Supercoppa in mezzo al nulla, a porte chiuse, in un Paese nel quale non ci sono (per ora) casi accertati di Coronavirus. Ha vinto 2-1 l’Istiklol, con un gol del pareggio contestato e surreale, almeno tanto quanto il clima in cui si è giocato: una punizione dal quale nasce la rete viene battuta lo stesso, nonostante ci siano in campo due palloni, peraltro vicini, le immagini hanno già fatto il giro di mezzo globo.

E ieri si sono disputati anche tre match della massima divisione del Tagikistan: c’è chi crede, anche in questo caso, che ci siano interessi economici a spingere per non fermarsi.

Si continua a entrare in un campo di calcio per i campionati anche in Nicaragua e in Burundi, qualche amichevole si sta disputando in nord Europa, come in Svezia, e sporadicamente in Ucraina. Si gioca ad altro, altrove: a basket per esempio, a Taiwan e in Tagikistan, e a baseball, sempre in Nicaragua, e a hockey su ghiaccio in Russia e in Bielorussia. Come se nulla fosse successo, come se il mondo non si fosse mai fermato.

 
 

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