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Sembravano soldi facili in casa l’Inter. Settanta milioni sonanti per sanare il bilancio e magari fare un altro regalo ad Antonio Conte. Ma a rovinare i piani nerazzurri, più che la pandemia di Covid-19 che ha paralizzato il calcio mondiale, potrebbe essere di nuovo lo stesso Mauro Icardi. L’ex capitano in prestito gratuito al Psg, dopo una prima parte di stagione sfolgorante, si è arenato. Solo tre i gol da metà gennaio in poi per l’attaccante di Rosario passato da titolare indispensabile a semplice rincalzo. E il riscatto che fino a dicembre pareva una pura formalità, si è trasformato in un rebus.

Icardi
© Gazzetta.it

È QUI LA FESTA?

Ma non è tutta colpa di Maurito. L’argentino infatti paga in parte sia l’ambiguo gioco di potere dell’allenatore Thomas Tuchel nei confronti del d.s. Leonardo, sia il solito effetto Wanda Nara. La moglie agente, opinionista in Italia del Grande Fratello Vip, dopo mesi sotto traccia ha fatto irruzione nelle cronache sportive francesi per una festa di compleanno dai risvolti poliedrici. Icardi così si è dovuto guardare dalla panchina l’ultima partita giocata prima della sospensione causa coronavirus. La più im- portante però per il club dell’emiro del Qatar che, dopo tre anni di fallimenti agli ottavi, si è qualificato per i quarti di Champions League. Senza l’ex nerazzurro che ormai si interroga sulle quattro stagioni di contratto già incluse nel riscatto.

GIOCHI DI POTERE

Icardi tra l’altro aveva saltato anche l’andata persa in casa del Borussia Dortmund (2-1). Un’esclusione che non ha fatto che alimentare l’incomprensione con l’allenatore, anche se sono state smentite con fermezza le voci su un litigio tra i due. In realtà, l’argentino si è sentito poco considerato dal tedesco che comunque in Germania ha lasciato in panchina pure Cavani. Il Matador, con il contratto in scadenza a giugno, si è ripreso però il posto di punta nell’attacco al ritorno. E non tanto per l’innata attitudine a sacrificarsi in fase di copertura. Tuchel in fondo non ha mai apprezzato l’uruguayano, troppo sprecone sotto porta, ma da tempo ha intercettato i segnali di diffidenza che arrivano dai piani alti del club. Segnali interpretati come una potenziale manovra di destabilizzazione da parte di Leo che, essendo arrivato solo lo scorso giugno, non l’ha scelto e non sembra incline a difenderlo e accontentarlo ad ogni costo. Così è scattata l’azione di contrasto, mettendo in discussione proprio l’acquisto simbolo dell’ex dirigente del Milan tornato a Parigi per rilanciare il progetto dell’emiro.

PARTENZA COL BOTTO

Icardi poi ci ha messo del suo. In campo e, involontariamente, fuori. In poco più di un paio di mesi, infatti, l’argentino ha bruciato tutto il credito accumulato nella prima parte della stagione. Un percorso cominciato nel migliore dei modi, nonostante fosse arrivato fuori forma per il lungo periodo di inattività con l’Inter. E neppure un lieve infortunio, dopo gli esordi convincenti in Ligue 1 e in Champions a metà settembre, ne ha frenato la cavalcata verso il primo gol. Subito decisivo, in casa del Galatasaray, a inizio ottobre (0-1). Il primo di una lunga serie ricamata da record vari. Come quello negato a un certo Ibrahimovic, diventando il giocatore al debutto più rapido a realizzare dieci reti nella storia del Psg. Oppure eguagliando quello di Neymar, con 6 reti nelle prime 6 presenze da titolare in Ligue 1. E facendo altrettanto bene del brasiliano nelle prime 19 gare da parigino, con 17 sigilli: 2 in più di Zlatan e Cavani. In soli 1.234’ in campo. Un gol ogni 72’. Sempre da dentro l’area. Incluse le 5 reti di Champions, per un totale equivalente al bottino finale della scorsa stagione, in 37 gare con l’Inter. Un picco raggiunto con appena 24 tiri in porta, lo scorso 8 gennaio, grazie alla tripletta, la prima a Parigi, nel 6-1 al Saint Etienne, nei quarti di coppa di Lega.

QUEL TRE IN PAGELLA

Da lì in poi però è cominciata la fase di picchiata. E dal 9 in pagella dell’Équipe, nel giro di una settimana si è passati al 3. Voto comunque da maggiorare di un punto, visto che in Francia il 5 equivale alla sufficienza. Comunque una bocciatura, forse esagerata dopo appena due gare senza gol, ma che di fatto ha dato il via a un lungo periodo di incertezze, coltivate anche dai media più propensi a sostenere il ritorno di Cavani. Il Matador infatti non conta solo sul sostegno indefesso della curva, ma anche sull’accorta opera di relazioni pubbliche del fratello agente Walter Guglielmone. Mentre Icardi finora non ha mai prestato molta attenzione ai media locali, al di fuori di un paio di interviste di rito e di qualche raro e parsimonioso passaggio in zona mista. Wanda Nara è rimasta focalizzata sulla scena italiana, non avendo trovato sbocchi televisivi e commerciali a Parigi. Da agente, le è mancata quella necessaria azione di sottotraccia in difesa del marito lasciato in balia delle critiche che ne hanno rimesso in discussione anche il valore del riscatto da 70 milioni. Anzi, Wanda dall’Italia ha seminato dubbi sulle prospettive parigine dell’ex nerazzurro, indisponendo i tifosi e facilitandone l’esclusione da parte di Tuchel.

BEVUTE E ACCUSE

Ma se Icardi, da Saint Etienne in poi, è andato a segno solo tre volte, il motivo va ricercato anche nelle dinamiche di gioco. In campo, infatti, l’argentino ha smarrito quel feeling che sembrava evidente con gli intoccabili Mbappé, Neymar e Di Maria. Con loro tra l’altro aveva garantito 34 dei 43 gol parigini (79%) al termine del girone di andata di Ligue 1. Le ultime 3 reti invece sono arrivate guarda caso sempre in assenza o di Neymar o di Mbappé. E benché Icardi, da prima punta e per qualità tecnica, sia più compatibile con entrambi rispetto al meno raffinato Cavani, il modello espressivo del Psg non è pensato per esaltarne le caratteristiche da killer d’area. La squadra parigina dipende soprattutto dall’estro e dai capricci creativi dei due fuoriclasse, costati 402 milioni di euro all’emiro del Qatar. Il resto passa in secondo piano, soprattutto senza un allenatore capace di trasmettere personalità e idee innovative al gioco. Anzi, lo spogliatoio alla fine si è unito proprio contro Tuchel che, come lo scorso anno dopo l’eliminazione subita in rimonta dallo United agli ottavi di Champions, ha scaricato ancora sui giocatori la responsabilità della sconfitta dell’andata in casa del Borussia Dortmund, accusandoli di aver avuto «paura». Anche in questo senso va letta la decisione della squadra di festeggiare comunque il compleanno di Icardi, appena due giorni dopo l’infelice trasferta di Champions. Festa che l’argentino ha condiviso con gli anniversari di Di Maria e Cavani, finita all’alba tra abbondanti bevute e danze scatenate a torso nudo. Tutto finito sui social, provocando un’ennesima polemica mediatica e malumori a Doha. Ad organizzare il raduno è stata proprio Wanda e la cosa non è piaciuta ai vertici del club.

Come non erano stati apprezzati certi cliché osé dalle rive della Senna, postati dalla moglie agente sui social per promuovere la sua linea di cosmetici. Anche il d.s. Leo è intervenuto duramente dopo la festa per ricordare a tutti le regole, ma tenendosi lontano dalle telecamere. Contrariamente a Tuchel che aveva già criticato pubblicamente i giocatori in occasione della festa di Neymar, a febbraio.

LA SACRA ALLEANZA

E così lo sfogo del tecnico contro il party di Wanda ha permesso paradossalmente al gruppo di compattarsi in una sorta di sacra alleanza, per appropriarsi dei meriti della qualificazione ai quarti, ribaltando la sconfitta dell’andata. Una rimonta catartica celebrata al fischio finale mimando a petto nudo le danze della serata in onore di Icardi. L’argentino, rimasto in panchina, ha tifato per i compagni in campo, ma ormai si interroga sul futuro. E non tanto per via della pandemia che rimette in discussione la ripresa dei campionati, la Champions e le dinamiche del mercato estivo. Va pure capito infatti chi e come guiderà il Psg la prossima stagione. Da qui i dubbi seminati da Wanda che si è spesso lamentata dei continui viaggi tra Roma, Parigi e Milano, dove sono rimasti i figli. Ma anche al Psg ormai nessuno si sbilancia. E quel che sembrava un affare scontato in autunno, non lo è più in primavera. Soprattutto per l’Inter.

 

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