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Intervista de La Gazzetta dello Sport a Filippo Falco, trequartista dell’US Lecce.

Pippo Falco
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«Tornando allo stadio lunedì, mi sono emozionato, come un bambino che per la prima volta mette piede in un campo prestigioso – dice il trequartista, 28 anni, nato a Pulsano, in provincia di Taranto -. Dopo il lungo periodo di stop, con esercizi in casa e per strada, tutti noi abbiamo provato sensazioni bellissime: è bastato rivedere Liverani, i compagni, i dirigenti. Ma non possiamo dimenticare gli effetti drammatici della pandemia, le migliaia di vittime e la battaglia di medici e infermieri. La priorità resta la salute. Noi calciatori possiamo solo sperare che gradualmente si torni alla normalità e il Lecce possa salvarsi sul campo».

Tre gol spettacolari e tante invenzioni per i compagni: che voto si darebbe in questa stagione?

«Credo di meritare 8. Metterei lo stesso voto alla società che ha allestito un gruppo competitivo, e a Liverani, che anche nella categoria superiore ha puntato sulla vocazione offensiva».

Quale è stata la sua partita più bella?
«Sarebbe scontato scegliere quella del successo per 4-0 contro il Torino, soprattutto per il gol che ho segnato da fuori area con un destro potente, un evento per me che sono mancino. Invece, considero quasi perfetta la mia prestazione alla prima di campionato, nel posticipo a San Siro contro l’Inter: nonostante la sconfitta per 4-0, giocai un grande match. Quella notte capii che potevo finalmente recitare da protagonista in Serie A».

Già, il riscatto che attendeva dopo le 9 presenze nel Bologna, quattro anni fa.
«Ero acerbo, quando ebbi la chance di giocare in A col Bologna. Delio Rossi mi aiutava a migliorare, mi dava spazio. Quando arrivò Donadoni, vidi pochissimo il campo: dopo la sconfitta col Chievo, mi bocciò pesantemente, nonostante avessi disputato solo i minuti finali. Mi ha deluso pure Baroni. Dopo aver contribuito alla promozione del Benevento in A, mi illusi che il club di Vigorito mi avrebbe riscattato dal Bologna, però l’allenatore fece altre scelte».

Tornato al Lecce, si è rilanciato grazie a Liverani: è il maestro che ha inciso sulla sua carriera?

«Con lui ho un rapporto bellissimo. Mi sferza nei momenti decisivi e, ogni tanto, mi riconosce qualche merito. Liverani sta stupendo pure in A, presto arriverà ad allenare una big. Oltre a lui, ammiro tanto De Zerbi: anche nel suo calcio potrei divertirmi…».

È solo fantacalcio immaginare il suo esordio in Nazionale in un’amichevole al Via del Mare?
«Chiudo gli occhi e dico che sarebbe il giorno più bello della mia vita. Sono ambizioso, tenterò di convincere il c.t. Mancini».

È soprannominato il “Messi del Salento” sin dai tempi delle giovanili nel Lecce: Falco, ci pensa se davvero sbarcasse nella Serie A il suo idolo Lionel? «Finalmente avrei l’occasione di presentarmi, ovviamente solo da suo fan scatenato. Stravedo per Messi, resto incantato dinanzi alle giocate di Dybala e Ilicic, però il mio primo amore è stato Del Piero».

È tifoso della Juventus? «Simpatizzante. Ero nel vivaio del Bari e facevo il raccattapalle allo stadio San Nicola nel 2006, quando, in campo neutro, Alex e compagni vinsero contro la Reggina e festeggiarono lo scudetto, che poi fu revocato. Da bambino, nella mia cameretta avevo il poster e una maglia di Del Piero».

 
 

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