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Dimissioni di massa, accuse pesanti, minacce di querela, richieste di elezioni anticipate. Tutto in 48 ore. Le ultime, nella mai pacifica vita del Barcellona. Che in tempi di Covid-19 è attaccato dal virus dell’instabilità, economica e istituzionale.

Taglio con strappo

Il taglio degli stipendi, resosi immediatamente obbligato per far fronte a una situazione economica che era già difficile ed è precipitata con le misure di emergenza legate al coronavirus, ha portato a un duro confronto con la rosa che si è sentita maltrattata pubblicamente. E che una volta raggiunto l’accordo ha pubblicato un duro comunicato criticando l’atteggiamento della giunta direttiva. Il presidente Josep Maria Bartomeu ha fatto un paio d’interviste dicendo che tutto andava bene, ma era evidente che non era così. Qualche giorno di tregua, e poi via con un nuovo terremoto. Le cui conseguenze sono tutte da vedere.

Il Barçagate

Bartomeu ha deciso di operare un colpo di stato contro la propria stessa giunta direttiva, accusando diversi dirigenti di slealtà nei suoi confronti. Una fronda pesante, nata sulla scorta del Barçagate: milioni di euro versati alla società i3Ventures per creare account social che gettassero fango su amici e nemici: dall’ex presidente Laporta e Pep Guardiola, nemici numero 1 e 2 dell’attuale dirigenza blaugrana, fino ai coniugi Messi.

Un clamoroso autogol a livello d’immagine, ma con una pesantissima aggravante economica. La società veniva pagata con fatture da 199.000 euro: quei 1000 che mancano alla cifra tonda permettevano ai documenti di evitare il vaglio del comitato di approvazione, controllato dalla giunta. Sinora si era scritto che le fatture erano 6, ma in realtà sono 18: 6 a stagione dalla 17-18 a quella attuale, per una spesa totale pari a 3,6 milioni. Per un servizio che, oltre ad essere assai discutibile eticamente, sul mercato viene offerto per una cifra incredibilmente minore.

Inchiesta incerta

Lo scandalo ha portato il Barcellona a lanciare un’inchiesta interna affidata a una società esterna, la Pwc. Bartomeu aveva annunciato la sospensione, incarico e stipendio, di Jaume Masferrer. Sono passate alcune settimane e l’esito dell’inchiesta non è stato ancora reso noto. Ed è emerso che Masferrer sta ancora ricevendo lo stipendio, e che seppur in posizione defilata continua anche a lavorare. Tutto questo ha portato a una bella crepa nella giunta, e Bartomeu ha deciso di fare una grossa epurazione.

Dimissioni e accuse

È stato anticipato: l’altro ieri notte sono arrivate le dimissioni di due vicepresidenti, Emili Rousaud e Enrique Tombas, e quattro dirigenti, Silvio Elias, Maria Teixidor, Josep Pont e Jordi Calsamiglia. Il primo nome è chiave: in gennaio Rousaud era stato nominato come vicepresidente istituzionale, carica vacante dall’ottobre 2017, da Bartomeu. Che l’aveva scelto come suo delfino, leader della candidatura “continuista”. Neanche tre mesi dopo, i due sono in guerra. Rousaud ieri mattina è stato intervistato dalla radio catalana Rac1 e ha tirato un’altra bordata a Bartomeu: «Si, sono certo che qualcuno ha messo le mani nella cassa. Non so chi però» ha risposto alla domanda sulle presunte malversazioni economiche in seno al club di cui sopra.

Il Barcellona ha risposto con un comunicato nel quale nega qualsivoglia irregolarità economica e minaccia querela nei confronti dell’ex vicepresidente. I sei dissidenti hanno motivato la propria uscita in una lettera nella quale sostengono di non poter restare al Barça per due motivi principali: disaccordo nell’amministrazione generale del club e delusione per la gestione del Barçagate,

Elezioni anticipate?

Per tutto questo i 6 auspicano la convocazione di elezioni anticipate che «permettano di gestire il club nella forma migliore di fronte alle importanti sfide del futuro più immediato». Il Barcellona dovrebbe andare alle urne nel 2021 con Bartomeu fuori gioco perché ha esaurito i tre mandati concessi dallo statuto. Puntava su Rousaud per tener fede alla sua linea, ma si è sentito tradito. E ora deve trovare in tutta fretta un bel po’ di nuovi dirigenti: Giovedì Santo con l’esodo di massa gliene sono rimasti 12. Guardando al futuro sembra difficile pensare che al Barça si possa arrivare alle elezioni anticipate, manovra complicata anche dal coronavirus. Però la guerra di successione è appena cominciata e l’ha fatto senza esclusione di colpi. E senza calcio non ci sono i gol di Messi a seppellire polemiche e intrighi. “Barto” è solo, più che mai.

 
 

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