PESCARA-CALCIO
 

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«Non è mai troppo tardi per arrivare in Serie A. Ci provo col Pescara»

Anche io ho iniziato così, per strada”, si presenta così a Marco Calabresi che intervista per La Gazzetta dello Sport l’attaccante ora in forza al Pescara.

Cristian Galano
© Corriere dello Sport

A Foggia, prima di crescere nel Bari.
«La mia famiglia è a Foggia, la sento ogni giorno e sono preoccupato. Parlando di calcio, spero che il Foggia possa tornare in C, come spesso possa tornare in B il Bari, la mia seconda casa, di cui ho ricordi meravigliosi».

Come procedono le giornate?
«Cerco di passare il tempo allenandomi in casa con il programma che ci hanno dato i preparatori: fortunatamente in casa con me (a Montesilvano, nda) c’è la mia ragazza Giorgia. Esco soltanto per portare a spasso il cane: la voglia di fare una passeggiata sul lungomare e anche di un bagno c’è, ma adesso non si può».

C’è anche Legrottaglie in videochat a controllarvi?

«Abbiamo tre allenamenti settimanali di forza in videochiamata e ovviamente c’è anche il mister, che è il primo a stimolarci. Al lavoro di gruppo aggiungo quello individuale in garage, ma il campo è un’altra cosa».

Legrottaglie, pugliese e credente come lei. Se lo aspettava così?
«Io sono una persona di fede ma lui lo è di più. Ho conosciuto una persona preparata e molto intelligente: non sembra uno alle prime armi, anzi, l’esperienza da calciatore gli è servita per proporci tanti concetti interessanti».

Lui, come tutti voi, a Benevento nell’ultima partita prima di fermarvi entrò in campo con la mascherina…

«In tanti ci presero in giro, la gente non aveva capito: invece guardate in un mese che casino è successo. C’è una grandissima voglia di rivivere la nostra vita, ma tutto dovrà essere fatto in massima sicurezza».

Si è fermata quella che per lei è stata la stagione del grande riscatto.
«Riprenderla non sarà semplice, visto che andrà fatta di nuovo la preparazione, ma giocare d’estate non sarà un problema. E io posso fare ancora meglio».

Le mancano tre gol per rag- giungere il record in carriera a Bari di due anni fa. Ce la fa?

«Onestamente è un record alla portata, se calcoliamo che due rigori li ho sbagliati e altri li hanno calciati i miei compagni. Sarei potuto essere già a 18- 19…».

Si sarebbe giocato il titolo di capocannoniere con Iemmello, suo ex compagno a Foggia. Cosa non ha funzionato l’anno scorso?

«Tante cose, a livello tattico e societario, ma non ne voglio più parlare».

A 29 anni è tardi per arrivare in Serie A?
«No, quello è il mio grande sogno e combatterò fino all’ultimo giorno per realizzarlo. Penso di avere ancora 2-3 anni per poter puntare al massimo livello. Lo stadio dei sogni? Essendo simpatizzante della Juventus, dico lo Stadium».

Un altro pugliese non più giovanissimo, Ciccio Caputo, ci è riuscito…
«Con Ciccio abbiamo giocato insieme a Bari. La sua esperienza dimostra che credendo nell’obiettivo e nelle proprie potenzialità non c’è un’età per raggiungere i risultati. Ovviamente spero di farlo con il Pescara, società che mi seguiva già da anni».

Quest’anno, però, le cose si stavano mettendo male. Vi sie- te dati una spiegazione?
«Il campionato di B è strano. Bastano due partite per essere in paradiso o all’inferno. Ricordo la stagione a Bari in cui eravamo terzultimi a marzo e arrivammo in semifinale playoff, o quella di Foggia dove con una squadra forte siamo retrocessi. Dico che quando si riprenderà dovremo pensare prima di tutto alla salvezza. La chiave sarà recuperare tutti gli infortunati».

Certo, a gennaio le hanno tol- to Machin…
«Ci capivamo a meraviglia, ma le logiche del mercato sono queste».

E lo scorso anno ha smesso anche Robben, il giocatore a cui la accostano da una vita.

«Forse ricordo lui per i pochi capelli e per le movenze, ma non c’è paragone. Lui è stato un fenomeno, io provo a difendermi».

 
 

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