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Da giovane un discreto calciatore di Serie C e D. A carriera terminata, arriva la sua ribalata nel mondo del calcio: inizia la sua carriera da allenatore nelle giovanili della Sampdoria, gira tutta la Liguria fino ad arrivare alla prima panchina importante, il Venezia. Ma anche Bari, Torino e Napoli prima della triste avventura in azzurro. Gian piero Ventura, oggi allenatore della Salernitana in Serie B, si racconta a La Gazzetta dello Sport.

Ventura
© Corriere dello Sport

Non riesce nemmeno andare a Bari, città della moglie?
«No assolutamente. Vorrei almeno prendere gli abiti estivi, qui ci sono 24-25 gradi e ho ancora il cappotto e i maglioni».

Da oggi ci sarà qualche apertura.
«Finalmente comincio un lavoro con il preparatore e ci colleghiamo via Skype con i giocatori per qualche esercizio».

La prima cosa che farà appena scatta la Fase 2?
«Andare in campo, mi manca tantissimo. E poi portare fuori a cena mia moglie. Queste rinunce ci fanno apprezzare di più le cose che avevamo».

Guarda le partite in tv?
«Mi sono fatto scaricare partite di giocatori giovani, gente da lanciare, cosa che ha sempre fatto e fa parte del mio dna».

Un nome?
«Non mi conviene, se no li prendono gli altri… Ce ne sono tanti, e qualcuno gioca troppo poco, anche in B, categoria che ho riscoperto dopo anni e che voglio conoscere meglio».

E le partite della Salernitana le rivede?
«No… Ma le ricordo bene, perché so che abbiamo fatto tanto ma avremmo potuto fare di più. Quindi mi arrabbierei. Sto studiando come migliorare».

Prima dello stop eravate settimi, in piena zona playoff. Classifica giusta?
«Il primo step è andato bene, con tanti giocatori reduci da retrocessione. C’era da ricostruire tanto, c’erano ragazzi con poco mercato che adesso hanno ottime prospettive. Speravo in questa classifica, ma abbiamo lasciato per strada una miriade di punti. Ripartiremo da una base certa».

Confida sempre nel recupero di Cerci?
«C’è stato un attimo in cui ho te- muto di non farcela. Dopo due anni senza giocare era davanti a una montagna da scalare. Però mi ha sorpreso, perché non ha mai mollato e la montagna l’ha scalata a mani nude. Nella penultima gara ha debuttato dall’inizio e fatto vedere cose importanti. Dopo un lungo stop come questo sarà dura per tutti ripartire, mi basterebbe averlo all’80%».

Meglio ripartire in qualche modo il più presto possibile, oppure aspettare qualche mese, magari il 2021?

«Leggo date buttate lì, tante chiacchiere. E’ difficile parlare di calcio davanti a tanti morti. Solo i medici potranno dirci quando giocare. Senza quarantena si dovrà convivere con il virus: come si farà? Serve un protocollo chiaro, se ci fosse un positivo in una squadra cosa succede? Si ferma ancora il campionato? Una buffonata».

Lotito è uno dei più attivi a premere per ripartire in fretta, vista la classifica della Lazio. Lo dice anche a voi?

«Sì, lo sento, come sento Mezzaroma e Fabiani. Ma ripeto: prima serve un protocollo medico chiaro e certificato. Bisogna ricreare le condizioni di prima, con la voglia delle società e l’entusiasmo della gente, cosa che qui non manca».

Lei, comunque vada, sarà ancora sulla panchina della Salernitana?
«Beh se si riparte, il campionato lo devo finire. Vale per tutti. La domanda è dopo...».

L’opzione per il rinnovo?
«Il discorso è stato sfiorato ma non affrontato. Servono condizioni reciproche. Sono venuto qui per una ricostruzione, in futuro ci deve essere grande ambizione. E io ci sono».

Un Ventura risorto?
«Volevo ricominciare ad allenare come una volta, ritrovare il Ventura allenatore e riacquistare voglia ed entusiasmo che avevo perso. Non contava la categoria, contava il campo. E tutto sommato, grazie alla Salernitana, mi sono ripreso tutto».

Le è stato già proposto il taglio dello stipendio?
«No, deve comunque essere una cosa soggettiva. Non ci può essere solo l’imposizione dei club. E’ vero che le società perdono, bisogna vedere quali aiuti avranno. Non possono essere tagli a prescindere. Credo che serva buon senso».

Se le offrissero un ruolo da coordinatore in un grande club, senza panchina?
«Girano queste voci, me lo sono anche chiesto. Però il profumo dell’erba e la voglia di campo, il confronto con i giocatori e la loro crescita, sono cose che ho dentro. Sono ripartito per riprendermi tutto questo, ora che ce l’ho voglio ripartire».

L’11 luglio, quando venne presentato alla Salernitana, parlò di “voglia feroce di ripartire”. Le è rimasta?

«E’ aumentata, e tanto. Non sono venuto qui per continuare a fare l’allenatore, ma ricominciare a fare l’allenatore. E mi è bastata una settimana di ritiro per dire che avevo ritrovato la mia vita e oggi l’entusiasmo mi esce dalle vene».

A gennaio ha compiuto 72 anni: quanti se ne sente?
«Ne sento 50 a esagerare… Lavoro 12 ore al giorno, ho la voglia di un ragazzo».

La solita… libidine?
«Dieci volte di più… Però, vista l’età, parliamo di entusiasmo che è meglio». (ride)

Domenica anche il suo amico Marcello Lippi ha tagliato il traguardo dei 72.
«Ci conosciamo da ragazzi, ma il compleanno me l’ero perso… Gli ho scritto un messaggio».

Ci fosse stato lui al suo fianco in Nazionale sarebbe andata diversamente?
«Assolutamente sì».

 
 

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